Guido Cadorin 1892-1976

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Guido Cadorin - Signora e giardino primaverile, 1919Alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, dal 24 marzo al 13 maggio 2007, sarà possibile ammirare i dipinti dell’artista Guido Cadorin (1892 – 1976). A vent’anni esatti dalla prima, importante rivisitazione dell’opera del pittore veneziano, questa esposizione intende riproporre, alla luce dei più recenti studi sull’arte italiana del secolo da poco trascorso, la produzione di questo artista che attraversò le principali stagioni dell’arte italiana del Novecento.


Guido Cadorin(1) porta un originalissimo e fondamentale contributo alla cultura artistica del Liberty italiano e del secessionismo mitteleuropeo così come alla cultura dell’ambiente innovativo capesarino e, via via, del Realismo Magico e della corrente novecentista, sapendo poi costantemente aggiornare il suo linguaggio anche negli anni maturi e tardi, dal secondo dopoguerra fino ai primi anni Settanta.
L’esposizione, oltre a riproporre alcune opere considerate capisaldi della produzione dell’artista, come La beghina (1909),  L’idolo (1911), il celebre trittico Carne, carne, sempre carne (1914), Il canale (1921), le raffinatissime Lagune degli anni Venti, alcuni stupefacenti ritratti e autoritratti, presenterà un folto numero sia di opere inedite, sia di opere poco note al pubblico e agli stessi studiosi, sia di opere comparse ad importanti esposizioni quali le Biennali di Venezia degli anni in cui furono realizzate e in seguito non più o assai raramente esposte. Fra queste  Fanciulla seduta (1909), La collana di perle (1928), Donna con la collana (1929), Mia sorella (1930), Solitudine (1957), l’Autoritratto del 1968, nonché una serie di disegni che costituiranno un aspetto di assoluta novità e di grande rilevanza artistica e storico-critica.

La mostra è curata da  Giuseppina Dal Canton, storica dell’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
L’esposizione sarà accompagnata da una monografia edita da Marsilio Editori e scritta per l’occasione  da Giuseppina Dal Canton e introdotta da Pierre Rosenberg, già direttore del Museo del Louvre, e preceduta da un saggio di Jean Clair, che per primo fra gli studiosi francesi ha dedicato studi all’opera di Cadorin, includendola anche, nel 1980, in una memorabile esposizione intitolata Les Réalismes.


Notizie biograficheFiglio di Vincenzo e di Matilde Rocchin, cresce in una famiglia di artisti (il padre è scultore, intagliatore ed ebanista, i fratelli Ettore e Romeo sono scultori, la sorella Ida è pittrice). Iscritto al ginnasio Marco Polo, contemporaneamente frequenta, senza esser iscritto, la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti, dove conosce Ettore Tito.
Nel 1907 diventa allievo di Cesare Laurenti. Nel 1908, a soli sedici anni, è fra gli espositori di Ca’ Pesaro e contemporaneamente esordisce alla Biennale veneziana con opere d’arte applicata esposte nella sala dedicata alla famiglia Cadorin. Nel 1910 è presente a entrambe le mostre di Ca’ Pesaro e inizia un ciclo di affreschi, terminati l’anno seguente, nella chiesa annessa al monastero della Visitazione a San Vito al Tagliamento. Nel 1911 espone alla Prima Internazionale di Roma e al Carnegie Institute di Pittsburgh. Nello stesso anno rifiuta l’invito di Marinetti ad aderire al Futurismo. Da allora si susseguono le partecipazioni, con opere pittoriche e di arte applicata, alle principali rassegne del tempo: è a Ca’ Pesaro e alle mostre dell’opera Bevilacqua La Masa nel 1912, nel 1919 (con una personale), nel 1925, nel 1937, nel 1943, nel 1944, nel 1948 e nel 1962, all’ “Esposizione di alcuni artisti rifiutati alla Biennale Veneziana” presso l’hôtel Excelsior del Lido nel 1914, alla Secessione romana del 1913, 1914, 1915 (a quest’ultima con una personale).
Durante il conflitto mondiale, essendo in servizio al reggimento di San Nicolò del Lido, esegue sei tele per la mensa ufficiali e una serie di xilografie intitolata Venezia durante la prima guerra mondiale (1917). Dopo la guerra riceve diverse commissioni come decoratore e freschista: dal 1918 realizza gli arredi completi della villa del conte Nicolò Papadopoli a Vittorio Veneto, il cui restauro architettonico viene affidato a Brenno del Giudice, nel 1921, con l’aiuto di Astolfo de Maria e Bortolo Sacchi, affresca la parrocchiale di Col San Martino (Treviso); sempre nel 1921, con la collaborazione di Sacchi, la parrocchiale di Vidor (Treviso), che completa nel 1925; nel 1923, con l’aiuto, per le parti decorative, di Zanzotto, Villa Zadra a Vidor.
Nel 1924, per d’Annunzio, esegue i dipinti e le decorazioni della “Zambra del Misello” (stanza del lebbroso) al Vittoriale, mentre nel 1925 affresca, con la collaborazione di Astolfo de Maria, la chiesa di Moriago della Battaglia (Treviso) e viene chiamato da Marcello Piacentini a decorare, con l’architetto Melchiorre Bega, il salone centrale dell’albergo Ambasciatori a Roma, i cui straordinari affreschi verranno compiuti nel 1926.
Col dopoguerra comincia anche la sua quasi costante partecipazione alle Biennali veneziane: ininterrottamente dal 1924 al 1936, nel 1935 alla “Mostra dei Quarant’anni della Biennale”, e poi ancora dal 1936 al 1942, come pure dal 1948 al 1952 e nel 1972.
All’attività pittorica continua ad affiancare le ricerche nel campo delle arti applicate (disegni per vetri soffiati, specie per Venini, Cappellin e Toso, ceramiche per la “Bottega del Vasaio” di Giacomo Dolcetti, mobili laccati), come attesta la sua presenza alla collettiva curata da Vittorio Pica presso la Galleria Pesaro di Milano e presso la mostra Nazionale d’Arte Decorativa di Monza nel 1923, anno in cui espone ad una mostra circolante attraverso varie città dell’Olanda e partecipa al concorso per la pala di San Venanzio a Valdobbiadene (Treviso). La pittura di soggetto religioso e, più in generale, l’arte sacra costituiscono, in quegli anni, campi di ricerca particolarmente frequentati da Cadorin, come dimostrano le partecipazioni alla Mostra Nazionale d’Arte Sacra a Milano (1922) e alla Biennale d’Arte Liturgica di Venezia (1923).
Nel 1924 viene premiato alla Mostra del Ritratto Femminile Contemporaneo di Monza. Nel 1926 partecipa alla prima mostra del Novecento italiano e all’esposizione d’arte italiana moderna a New York. Nel 1928 compie il suo primo viaggio a Parigi ed esegue alcuni lavori – ora distrutti – a Roma e a Milano. Nel 1929 vince la cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, decora la cripta del monumento alla Vittoria a Bolzano e vince il premio per l’esecuzione della pala d’altare per la chiesa di San Pietro a Gorizia (ora a Nova Gorica). Nel 1930 compie la decorazione musiva dell’abside di San Giusto a Trieste, mentre nel 1932 esegue gli affreschi per il  Palazzo delle Poste di Gorizia, opera dell’architetto Angelo Mazzoni.
Nel 1935 decora il Padiglione italiano e la Casa del Fascio a Bruxelles. Nel 1938 realizza uno dei quattro pannelli per la Rotonda della Biennale di Venezia e partecipa al concorso per la decorazione degli affreschi del Liviano, sede della Facoltà di Lettere dell’università di Padova. Nel 1939 esegue la pala per la parrocchiale di Pero (Treviso), i pannelli a mosaico per il cinema San Marco a Venezia, l’affresco raffigurante il Giudizio di Salomone per il Palazzo di Giustizia di Milano. Passato, fin dal 1936, dalla cattedra di Decorazione a quella di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sia negli anni Trenta sia nei decenni seguenti Cadorin accompagna le imprese decorative con un’intensa attività espositiva in Italia e all’estero, che proseguirà con ritmo incalzante fin quasi alla morte. Basta qui citare ancora, tra le opere in edifici pubblici e privati, i tre dipinti per il salone di Palazzo Giustinian Faccanon, già sede del “Gazzettino” di Venezia (1940), gli affreschi della parrocchiale di Cadola (Belluno) (1946), il pannello a mosaico per il Palazzo delle Poste di Mestre (1952), la pala a mosaico per la chiesa di Recoaro Terme (1951-1955). Fra le mostre collettive citiamo la partecipazione all’Exposition Universelle di Parigi (1937), all’Esposizione d’Arte Sacra di Ginevra (1938), alla Quadriennale di Torino (1947), alla Quadriennale di Roma (1948), e fra le personali quella di l’Aja (1936), Londra (1937), Milano (1941, 1955, 1970), Treviso (1943), Firenze (1944), Trieste (1944, 1947), Venezia (1945), Barcellona (1952), Madrid (1952), Parigi (1952), San Francisco (1954), nonché la mostra antologica organizzata da Virgilio Guidi nell’Ala Napoleonica del Museo Correr a Venezia (1957), l’antologica presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia (1968), l’antologica presso la galleria Sagittaria di Pordenone (1971), la grande retrospettiva presso il Museo Correr di Venezia (1987).

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