Simone De Magistris, un pittore visionario tra Lotto e El Greco

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Caldarola, PanoramaCaldarola è uno splendido borgo nel cuore della provincia di Macerata, un piccolo centro ricco di testimonianze romane e medievali ma che si mostra oggi nel suo splendido e raffinato assetto urbano cinquecentesco.

Il cardinale Evangelista Pallotta, molto vicino a Sisto V e Prefetto della Fabbrica di San Pietro, regalò a Caldarola, che gli aveva dato i natali, la forma e la dignità di una città monumentale.
Accanto a lui, Simone De Magistris (nato a Caldarola nel 1538 e morto nel 1613), artista moderno, sensibile all’influenza della pittura veneziana del Lotto e Tiziano ma già partecipe e anticipatore di un gusto diverso che lascia intravedere il nuovo secolo e che lo rende protagonista di una vera e propria scuola.

Due personalità forti quelle del Cardinale e dell’artista da lui protetto nel cui segno si intessono a Caldarola e dintorni nella seconda metà del Cinquecento rapporti di ampio respiro con i contemporanei che vivevano lo stesso clima culturale in Umbria, nel Lazio, in Romagna.

Simone De Magistris, Madonna in trono col Bambino e Santi, Museo Diocesano, Osimo (AN)Al pittore, al colto e potente cardinale e a tutta la scuola calderolese, è dedicata la mostra “SIMONE DE MAGISTRIS Un pittore visionario tra Lotto e El Greco”, aperta al pubblico dal 5 aprile al 30 settembre 2007 e promossa dal Comune di  Caldarola in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche, con il contributo della Regione Marche, Provincia di Macerata, Camera di Commercio e Fondazione Carima. La mostra si tiene, inoltre, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Allestita negli straordinari spazi architettonici del Palazzo dei Cardinali Pallotta, appena tornato agli antichi splendori e aperto al pubblico per questa occasione, è ideata e curata da Vittorio Sgarbi, che presiede a sua volta il comitato scientifico, di cui fanno parte tra gli altri Pietro Zampetti e numerosi esperti di arte marchigiana.

La mostra oltre a far luce su Simone De Magistris attraverso l’esposizione di circa 80 opere (più una serie di tappe lungo un itinerario collegato), giunte da importanti musei, illustra l’intensa attività artistica che dalla metà del ‘500 ai primi del ‘600 ha animato la realtà di Caldarola, e delle zone circostanti, centro remoto rispetto ai grandi centri, ma non periferico. In mostra artisti di straordinaria importanza che hanno avuto un ruolo decisivo sulla formazione del “nostro”: Lorenzo Lotto presente con tre splendide opere, Federico Barocci con due ritratti a pastello, Federico Zuccari, il Tintoretto con L’Adorazione dei Magi e soprattutto El Greco, così raro da vedere.
La mostra è anche l’occasione per scoprire nuove opere del De Magistris: inediti che solo i più recenti studi hanno attribuito al Maestro e che per la prima volta sono esposti come il San Nicola da Tolentino o l’unico disegno preparatorio rimasto.

Non una sede qualsiasi quella della mostra, come si diceva, bensì uno dei due eccezionali gioielli architettonici di Caldarola, il Palazzo per eccellenza, in cui attraverso il linguaggio pittorico e architettonico si esprime lo spirito della Controriforma. Uno spazio di straordinario fascino nel cui impianto architettonico è disegnata la stessa piazza antistante in un’ideale composizione, armonica ed unitaria. Pochissime nel corso dei secoli le trasformazioni e le aggiunte, così che oggi dopo un attento e lungo restauro gli affreschi del piano nobile e i soffitti a cassettoni ne fanno un complesso di eccezionale rilievo ulteriormente esaltato dalla mostra stessa.
Splendida la Stanza del Paradiso, la cui frescatura continua ad animare dibattiti e querelle sull’attribuzione. Un piccolo gioiello quasi nascosto e remoto, luogo di meditazione del Cardinale, dove la realtà si sublima nella favola: un paesaggio altamente lirico con una flora e una fauna esotiche e scene di caccia animate da cavalli impennati, levrieri, volatili, cacciatori. Colori vivi, festoni e puttini animano una narrazione vivace e piena di slancio, per molti versi ispirata alla decorazione di Palazzo Farnese a Caprarola e che lascia intravedere non poche citazioni dal Cavalier D’Arpino.

Castello Pallotta, Veduta esterna, CaldarolaUsciti dal palazzo la mostra prosegue in un altro dei luoghi indimenticabili di Caldarola, il Castello Pallotta (per l’occasione riaperto al pubblico dopo una chiusura di 5 anni per restauro), un castello dal profilo fiabesco che connota fortemente il paesaggio: merlature, torri, cammini di ronda e ponte levatoio immettono, passando dalla rimessa delle carrozze e dalla selleria, all’interno, tra sala d’armi, sale affrescate, saloni con tappezzerie e arredi autentici, biblioteca, cucina, salotti. Dimora estiva del Cardinale, il castello divenne dal ‘500 luogo di godimento rinascimentale al quale il De Magistris portò la ricchezza e il lirismo della sua pittura.

La mostra si articola anche lungo il percorso dei “Luoghi di Simone De Magistris”, soprattutto attraverso le chiese del territorio circostante dove troviamo pale d’altare e affreschi intrisi di una cultura controriformista e che ci lasciano scoprire una personalità artistica capace di coniugare la sofisticata eleganza del Manierismo con l’esperienza del vivere quotidiano e del racconto, trasfigurando il dato reale in evento soprannaturale intriso di misticismo. Una personalità che rivela un ruolo importante nel contesto della pittura marchigiana.

Simone De Magistris, che iniziò la sua attività intorno al 1560, frequentò la bottega del Lotto e, pur se per un breve periodo, il soggiorno a Loreto gli permise di entrare in contatto con i più significativi pittori del momento. Guardò poi alle folgorazioni della pittura veneziana e ai richiami di Roma, la sua originalità però non si fece mai limitare dall’indirizzo restrittivo preso dall’arte cattolica dopo il Concilio di Trento. Il continuo raffinarsi della qualità pittorica lo inserì sempre più nella corrente manierista facendo di Caldarola il centro propulsore di una enclave che si confrontava con quanto realizzato in altri centri marchigiani di primaria importanza dando così origine ad un fenomeno unico nella storia del Manierismo italiano.

Simone De Magistris si impone all’attenzione, affascina lo spettatore per un tratto così intimo e moderno, una sensibilità spiccata e complessa, una libertà creativa che si traduce in una sorta di espressionismo cromatico, fatto talvolta di una fantasia allucinata: le sue sono spesso visioni alimentate da un tormento interiore tanto intenso quanto raffinato. Una potenza onirica che fa parlare di un’affinità forte con un maestro come El Greco fino a farlo definire “El Greco italiano” ritrovando quelle forme quasi cubiste, con le figure quasi deformate da un allungamento esasperato.
Simone De Magistris, Messa di San Martino,(1537) - particolare - Chiesa di San Martino, CaldarolaLa sua è “la forza di una invenzione completamente nuova, soggettiva, legata a una dimensione onirica”, sostiene Vittorio Sgarbi. Simone de Magistris, pittore del sacro, intende portare ‘lo spettatore’ della sua opera in una dimensione che non è quella del concreto, ma è quella della visione, lo vuole rendere partecipe della visione a cui sta assistendo, come risulta evidente per esempio nel capolavoro de “La Messa di San Martino” nella chiesa di San Martino a Caldarola.
Visionario quindi non inteso nel modo in cui abitualmente lo si intende, ma come un artista che propone agli occhi del devoto, del fedele l’opportunità di assistere alle stesse visioni a cui assistono i santi rappresentati in quelle opere. La sua è una sperimentazione pittorica quanto mai libera per ottenere la massima vibrazione cromatica: un segno pittorico spigoloso e un colore fatto di accostamenti rapidissimi e sovrapposizioni, quasi con una tecnica impressionista ante litteram! Colori freddi, gialli e rosa squillanti, azzurri trascolorati, un insieme cromatico che altro non è se non una proiezione dello stato d’animo.

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