Dupain

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Cresciuti nel quartiere creativo marsigliese della Plaine, i Dupain sono giunti lo scorso anno alla pubblicazione del terzo album, “Les Vivants”. Nella filosofia del gruppo, lo stretto legame con la tradizione occitana diventa elemento di dialogo con quelli che la band stessa definisce “gli oppressi di tutto il mondo”.

Les Vivants, i viventi, sono proprio coloro a cui l’establishment cerca di negare quotidianamente il certificato virtuale di esistenza in vita, siano essi diseredati costretti a migrare o minoranze linguistiche per troppo tempo cancellate dalla mappa d’Europa. È un sentire che iscrive di diritto i Dupain alla categoria della musica di protesta; chansonnier dalla ritmica serrata che amano la vita di strada e il punto di vista dal basso sulle nostre società.

Tra i punti di forza del lavoro del gruppo, il livello poetico dei testi in patois e in francese ha raccolto in questi anni consensi non solo dalla critica musicale ma anche negli ambienti letterari più attenti al rinnovamento di linguaggio in atto nelle periferie francesi, avvicinandone il talento alla scuola dalla slam poetry di New York e ai giochi di parole sottili quanto fermi che hanno fatto la fortuna di Manu Chao.

Dopo L’Usina del 2000 e Camina del 2003, Les Vivants mostra ulteriori segni di maturazione da parte del gruppo che nel 2002 fu inserito da David Byrne, già leader dei Talking Heads e talent scout di rango mondiale, nella sua compilation Cuisine Non – Stop, dedicata alla nuova musica francese.

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