Collage/Collages dal Cubismo al New Dada

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André Breton, Lettre et collage à Jacques Vaché de André Breton, Janvier 1919, 1919, tecnica mista, 21×27, collezione Sylvio Perlstein, AnversaLa GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dal 9 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008, presenta la mostra Collage/Collages dal Cubismo al New Dada, a cura di Maria Mimita Lamberti – docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Torino –, Maria Grazia Messina – docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Firenze – e Pier Giovanni Castagnoli, Direttore della GAM.

L’esposizione propone al pubblico una lettura storica della tecnica del collage, nata dalla sperimentazione di Pablo Picasso e Georges Braque e largamente accettata dalle altre avanguardie, dai futuristi italiani ai dadaisti, come il mezzo più immediato e coerente per partecipare alle tensioni polemiche della contemporaneità.

Pablo Picasso, Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc, 1914, collage di carta, carboncino, inchiostro di china, inchiostro da stampa, grafite e guazzo su tela, 73,2×60, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York)Il percorso attraversa la vicenda artistica del XX secolo, dagli anni Dieci ai primi anni Sessanta, per verificare la fecondità e la tenuta espressiva di una tecnica in apparenza banale e fragile ma in realtà disponibile a sofisticate diffrazioni di significati: dalle provocazioni dada alle impertinenze surrealiste, fino alle contaminazioni linguistiche più recenti, su uno scenario progressivamente ampliato dall’Europa agli Stati Uniti.

Più di 160 opere in mostra: si inizia con preziosi papier collé di Picasso (dal Museum Berggruen di Berlino e dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia), Braque (un papier collé dall’Ulmer Museum di Ulm), Gris (prestiti dalla Fundació Telefónica di Madrid), per offrire poi una ragionata e varia sequenza dei maggiori artisti italiani del futurismo, come Carrà (con tre capolavori: la Composizione con testa femminile del Museo di Stato Pushkin di Mosca, Il fanciullo prodigio del MART di Rovereto, Il fiasco di collezione privata), Severini, Balla, Sironi, Soffici, Prampolini sino alla svolta documentata nel collage metafisico di De Pisis e in quello, raro e poco noto, di Alberto Savinio.

Il nucleo centrale raccoglie le provocazioni dadaiste di Max Ernst, Hannah Hoech, Grosz e Dix, intorno a un’ampia scelta di collage di Schwitters tra i quali Merz 1 B, Bild mit Rotem Juan Gris, Verres, journal et bouteille de vin, 1913, tecnica mista, 42×29,5, Fundaciò Telefonica Colecciòn de Arte Cubista de Telefonica, MadridKreuz della Deutsche Bank Art Collection di Francoforte (a cui è accostato un frottage di Paul KleeC” für Kurt Schwitters), le esperienze costruttive (fra gli altri gli Arp, Hans e Sophie, Alberto Magnelli), aprendo poi alla variegata presenza surrealista, intrisa di rispondenze letterarie, di Breton, Penrose, Karel Teige ed ancora Mirò, Ernst, presente anche con edizioni rare dei romanzi-collage La Femme 100 têtes e Rêve d’une petite fille qui voulut entrer au Carmel.

La sequenza finale del ventennio postbellico è ricca di sorprese, volendo verificare l’ampliarsi delle possibilità linguistiche nate dal collage: le carte ritagliate di Henri Matisse (dal Danske Kunstindustriemuseet di Copenhagen), gli strappi di Rotella e Villeglé, le ricerche materiche (Burri, Dubuffet, Tàpies) e informali (Motherwell, Appel, Jorn e lo stesso Enrico Baj), sino alle prove sperimentali e di grande impatto visivo delle superfici di Novelli, Afro, Tancredi, Kitaj (dal Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam), di Rauschenberg (con Memorandum of Bids dalla collezione Sonnabend di New York), negli anni in cui debuttano anche Piero Manzoni e Giulio Paolini.

Il catalogo, edito da Mondadori Electa, contiene saggi di Maria Mimita Lamberti, Maria Grazia Messina, Flavio Fergonzi, Alessandro Nigro e Federica Rovati.

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