Lo stupore nello sguardo. La fortuna di Rousseau in Italia da Soffici e Carrà a Breveglieri

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Henri Rousseau, Vue de la passerelle de Passy (Bords de la Seine), 1890-1891, olio su tela, 32,5 x 41 cm, inv. 1135, Collezione Città di Lugano, Donazione Milich-Fassbind_ph ©Archivio fotografico del Dicastero Attività Culturali Città di Lugano

La Fondazione Stelline di Milano dal 24 marzo all’ 1 giugno 2011 ospita la mostra “Lo stupore nello sguardo. La fortuna di Rousseau in Italia da Soffici e Carrà a Breveglieri”, a cura di Elena Pontiggia.  In esposizione sessanta opere che analizzano l’influsso che il Doganiere Rousseau ha esercitato negli anni Dieci del Novecento su artisti come Soffici, Carrà, Rosai, Garbari, Morandi e, negli anni Venti e Trenta, su Donghi, Usellini, Birolli, Tomea, Breveglieri e altri.

Scoperto già nel 1910 da Soffici che lo fa conoscere in Italia, Henri Rousseau (1844-1910), detto il Doganiere, diventa in tempo di guerra, per tanti nostri artisti d’avanguardia, l’esempio di una pittura carica di stupore, tra il sogno e la fiaba. Il suo sguardo da bambino ispira loro un’arte apparentemente “ingenua”, ma in realtà raffinatissima, che sostituisce al dinamismo futurista immagini incantate e senza tempo, in anticipo sul realismo magico europeo. L’esempio del pittore francese, erroneamente definito “naïf”, suggerisce infatti alle avanguardie italiane una nuova via alla modernità: la via dello stupore.

Il percorso espositivo si apre con opere emblematiche del Doganiere, come Paesaggio di Passy, 1898, definito dalla critica francese “di eleganza eccezionale”, o come Pavillon, 1901, appartenuto a Soffici, e l’inedito disegno Il cane, 1901, appartenuto a Carrà.

Seguono le opere di Soffici, tra cui le monumentali decorazioni di Bulciano (1914), eseguite per la casa di Papini, e i famosi Trofeini (1914-1915), le poetiche nature morte ispirate alle insegne dei venditori di cocomero. A lui si affianca Carrà con alcuni dei suoi massimi capolavori “rousseauiani”, come La stella del Cafè Chantant, Ricordi d’infanzia e La carrozzella del MART di Rovereto, tutti del 1916; quindi Garbari, Zanini e Rosai con i suoi omini, le osterie e le vie d’Oltrarno dei primi anni Venti.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stelline con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano.

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