Ad Urbino una mostra dedicata ad Alfonso Leoni

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INEDITO ''Senza titolo'' Maiolica trafilata 1980 cm42x30h_photo Ezio Foschini

Alfonso Leoni. Sentimenti del gioco” è il titolo della mostra che dal 31 ottobre al 27 novembre 2011 resterà aperta al pubblico alla Casa natale di RaffaelloBottega Giovanni Santi ad Urbino (PU).

L’esposizione, a cura di Gian Carlo Bojani, riunisce novanta opere provenienti dalla collezione della moglie dell’artista e da collezioni private. Sono ceramiche, maioliche, sculture in bronzo e opere in carta, di cui venticinque del tutto inedite, che esemplificano al meglio l’audace e intensa, ma anche ludica, sfida alla materia di Alfonso Leoni.

La mostra presenta un’antologia di capolavori, divisi per soggetti: i lavori “ceramico-meccanici” degli anni sessanta ovvero i misteriosi “ciotoloni” (1968-1980) che il giornalista Renzo Biason definiva “orologi privi di coperchio, dentro alla cui cassa si vedono rotelle muoversi e pulsare come un cuore segreto …”, i “carrarmati” (1964-1980) miniaturizzati, in sintonia con le coeve armi-giocattolo di Pino Pascali, i “geometrici” (1968) e i “traforati” (1967-70) in maiolica, le composizioni optical (1965) realizzate con carta e le sperimentazioni con carta ripiegata, che già fanno presagire la svolta concettuale degli anni settanta.

Il periodo concettuale vede Leoni abbandonare l’opera-oggetto per arrivare ad un contenuto mentale del suo lavoro. Attratto dalle molteplici possibilità dei materiali, sperimenta altresì i procedimenti industriali come lo stampo, da cui ottiene le note “torsioni” (dal 1974) in maiolica vivacemente colorata, e la trafila o boudineuse con cui crea i “flussi” (1972-1980) e i “piegati” (1975-80), più noti come il “Pugno di Leoni”, da ammirare in mostra in vari esemplari inediti.
Completano l’esposizione un gruppo di quadri (1964-1970), collegabili in buona parte ai “ciotoloni”, i “bronzetti” (1970-1971), le “porcellane” (1977-80), assemblaggi di frammenti e scarti di lavorazione delle stoviglie del periodo di progettazione alla Villeroy  e Boch in Germania, veri e propri ready-made sulla memoria di oggetti funzionali, e le ultime “terrecotte” del 1980 accanto alla Pietà del marzo 1980.

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