Roma al tempo di Caravaggio – A Palazzo Venezia rivive la grande pittura degli inizi del Seicento

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Roma al tempo di Caravaggio

In quegli anni così vivaci ed esaltanti (1600 -1630 n.d.r.) in cui il papato cattolico celebrava, con l’anno santo 1600, la riconquista del suo predominio dopo la grande paura luterana, Roma, con le sue ricche committenze, diventava la capitale d’Europa, popolandosi di migliaia di artisti”. Lo sostiene Rossella Vodret, curatrice della mostra Roma al tempo di Caravaggio 1600 -1630, nella quale vengono presentati, nella splendida cornice di Palazzo Venezia in Roma, 140 opere di artisti provenienti da tutta Italia e dall’Europa che hanno operato nella città eterna al tempo di Caravaggio. Gli eventi di quegli anni saranno cruciali per lo sviluppo dell’intera arte europea del Seicento. Eppure di molti autori, protagonisti della loro epoca, si conosce poco o nulla. “La mostra vuole raccontare al grande pubblico questa storia e rendere giustizia e visibilità – continua la Vodreta quegli artisti che in tempi moderni sono stati letteralmente oscurati dall’incredibile popolarità raggiunta dal Caravaggio.”

Un percorso espositivo di grande interesse, che inizia in una sala debolmente illuminata con due grandi pale raffiguranti la Madonna di Loreto: la prima di Annibale Carracci e la seconda del Caravaggio. Le pale sono incastonate in due altari ricostruiti per rendere al meglio la visione. La sorpresa è grande quando le stesse opere viste già tante volte nelle rispettive chiese di provenienza possono essere letteralmente gustate in modo nuovo e con maggior precisione e sicurezza dello sguardo grazie alla giusta illuminazione che le fa emergere dal buio tra gli altari collocati ad hoc.

È già una dichiarazione d’intenti: Carracci e Caravaggio a confronto sullo stesso soggetto. Due modi diversi di intendere la pittura, due filosofie ispiratrici contrapposte che possono essere verificate con una semplice torsione del corpo, perché sono lì, l’una accanto all’altra. Caravaggio irrompe con il suo naturalismo, con l’adesione ad una visione reale dell’arte modulata tra luci ed ombre; contrasti forti: visivi e spirituali. La Madonna di Loreto, più nota come Madonna dei Pellegrini, dipinta dal Caravaggio, ci sbatte davanti agli occhi  i piedi gonfi e sporchi dei pellegrini in ginocchio davanti a Gesù, dopo il lungo pellegrinaggio. Poi il gruppo divino, la Madonna con il Bambino, coppia di travolgente bellezza e di mistica sensualità.

Carracci, al contrario, è un classicista, che propone figure idealizzate provenienti dal paradiso. L’opera, irradiata da una luce universale, divina, mostra la Vergine con il Bambino seduta sulla casa trasportata in volo dagli angeli. I suoi schemi compositivi rispettano i canoni della tradizione. Con sorpresa, però, mi soffermo su un particolare quasi accennato dalla pennellata. Sono degli omini senza corpi ben dettagliati, si percepisce solo la sagoma: il confronto (reso dalle proporzioni) tra la grandezza divina e la bassezza umana. Quegli uomini, o per meglio dire quelle sagome, appaiono creati quasi da uno spruzzo di pennello. Singolarmente, estrapolati dall’opera, sembrano di stile contemporaneo e di un fascino disarmante.

Dall’insegnamento dei due maestri si svilupperanno nel corso degli anni la corrente dei classicisti, rappresentata in mostra da Domenichino, Lanfranco, Guido Reni, che avevano seguito a Roma il mentore Carracci, e quella degli artisti ispirati dal naturalismo del Caravaggio (esposti artisti del calibro di Orazio e Artemisia Gentileschi, Carlo Saraceni, Orazio Borgianni, Bartolomeo Manfredi e altri ancora).

Le due correnti dominarono la scena artistica romana dell’epoca, lavorando fianco a fianco, confrontandosi, influenzandosi reciprocamente ed ingaggiando sfide creative senza esclusioni di pennellate. Insieme ad autori italiani troviamo a Roma anche artisti francesi, spagnoli e fiamminghi. Nelle sale di Palazzo Venezia si possono ammirare opere di Valentin, Vouet, Rubens, Ribera.

Particolare menzione merita il ritratto di Sant’Agostino, esposto per la prima volta in Italia ed attribuito al Caravaggio solo di recente dopo un acceso dibattito tra gli studiosi.

Una bella mostra, dunque, un’immersione emozionante tra le opere dei compagni di viaggio del Caravaggio e dei grandi pittori delle prime decadi del ‘600 attivi in Roma. “Un progetto di alto valore scientifico e culturale – ha dichiarato Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Romache vede la partecipazione di istituzioni museali internazionali di prim’ordine”.
Un grande lavoro durato un anno” ha, invece, sottolineato Albino Ruberti, A.D. di Civita, che ha ricordato l’impegno di Civita a supporto dell’organizzazione.
Un progetto che ci avvicina alla produzione artistica di una città – ha, inoltre, ricordato Giancarlo Galan, Ministro per i Beni e le Attività Culturali nel Governo Berlusconi – che sin da allora esibisce tutta la sua modernità e contemporaneità”.

Roma al tempo di Caravaggio 1600 – 1630 è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è aperta al pubblico dal 16 novembre 2011 al 5 febbraio 2012 (prorogata fino al 18 marzo 2012) .

Diego Pirozzolo

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