Richard Avedon, il fotografo dei pensieri

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Richard Avedon: Marylin Monroe

Marylin Monroe, foto di Richard Avedon

Gli occhi tristi, il volto stanco, spaesato; una bambina caduta per strada cerca qualcosa o qualcuno che possa sorreggerla. Cerca un appoggio, una qualche forma di rassicurazione. La bambina è Marylin Monroe, icona della star system del XX secolo, forse la donna più desiderata e invidiata del mondo. Bellissima, famosa, con una vita da sogno che la traspone, nell’immaginario comune, su un piano altro rispetto a quello umano, trasformandola in una semi-divinità. Eppure la foto di Avedon sembra lontana dall’iconografia classica; rivela qualcosa di misterioso e profetico, una traccia dei suoi pensieri, dei suoi turbamenti, della fragilità umana della star, un indizio che sembra preannunciare, nel suo sguardo impaurito, una sciagura imminente.

La foto straordinaria e triste dimostra il lavoro di un grande maestro, uno dei pochi artisti capace di penetrare i propri soggetti e di  portare alla luce le idee e i pensieri più intimi, rendendoli visibili su pellicola.

Avedon non amava utilizzare trucchi, luci particolari, pose ad effetto. Eliminava ogni artificio, lavorava solo sulle “superfici” umane, ritraendole spesso su uno sfondo bianco o neutro, così da esaltare le figure che posavano per lui, isolando qualunque elemento che potesse risultare di troppo o distogliere l’attenzione dal soggetto.   Un’arte esistenzialista di un’eleganza e leggerezza straordinaria. Tanti hanno provato a fotografare i pensieri, ma spesso si sono trovati a fotografare gli uomini che pensano.

La macchina fotografica registra le tracce lasciate dalla luce sulla pellicola, non può andare oltre, si comporta come uno specchio della realtà. Avedon, imponendo ai soggetti il suo metodo, cerca una complicità tale da sfruttare un’altra superficie riflettente, quella del corpo, dei volti, degli occhi, che riportano nelle loro pieghe le contorsioni psicologiche dell’anima. In questo senso la paura, l’angoscia, il suicidio era già lì, negli occhi di Marylin, in quello scatto fascinoso ed esistenzialista, avvolto in un velo formale di grazia trasparente.

Diego  Pirozzolo

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