Biolinguistica o glottobiologia? – Introduzione

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Prof. Rinaldo Longo

Prof. Rinaldo Longo

Nelle pagine (VII – XLVI) del suo saggio, dal titolo Oltre il gene egoista, introduttivo ad una raccolta di interventi interdisciplinari sul tema della sociobiologia umana (AA.VV. Sociobiologia e natura umana, Einaudi 1980), Luciano Gallino scrive: “Pare ovvio che gli animali abbiano una natura animale ma che gli esseri umani abbiano una natura umana” (p. VII). Più avanti aggiunge : “L’anello centrale del programma di ricerca sociobiologico è la relazione genotipo-fenotipo, ovvero  gene-comportamento. Nessuno  si azzarderebbe  oggi a negare che i tratti  morfologici di un organismo, il fenotipo inteso come aspetto fisico, siano controllati in elevata misura dai geni” (p. VIII). Egli conclude dicendo che per i sociobiologi “il comportamento sociale (…) è un fenotipo, come un altro, e al pari di tutti i fenotipi esso risulta dalla interazione tra genotipo e ambiente” (p. VIII).

Come è noto, quando si parla di fenotipo si fa riferimento a tutte le caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo (nel caso nostro quello umano).  Quindi parliamo di fenotipo come corpo umano con la sua forma fisica, con il suo aspetto esteriore dinamico e di conseguenza con le forme significanti dei suoi atteggiamenti, delle sue manifestazioni, delle sue produzioni ed emanazioni. Infatti l’uomo è un essere vivente capace non solo di trasmettere messaggi, ma anche di riceverne, di comprenderne il significato e di elaborarne altri in risposta.

Questa facoltà di trasmettere messaggi o di esprimersi o “di convertire l’attività interiore in manifestazioni esterne, di oggettivare un contenuto soggettivo in fenomeni registrabili dagli organi sensoriali” per dirla con il mio maestro Walter Belardi  (Elementi di fonologia generale, Ediz. Dell’Ateneo, Roma 1957, pag. 11) è tradizionalmente chiamata “linguaggio”, parola che etimologicamente significa ‘che attiene alla lingua’.

Per trasmettere messaggi l’uomo può servirsi di vari mezzi (e di conseguenza di vari tipi di linguaggio: segni, gesti, simboli, grafici o non). Uno di questi mezzi è la voce, per cui in questo caso diciamo che egli utilizza il linguaggio vocale detto anche linguaggio articolato,  cioè un sistema funzionale finalizzato, che possiamo chiamare anche codice linguistico storico naturale, ma che può essere chiamato  tout court lingua (la langue saussuriana). Chiaramente ci riferiamo a quella la cui natura è fonica e il cui veicolo è l’aria. Dalla voce ‘lingua’ sono derivate le voci linguista e linguistica delle quali parleremo più avanti.

Questo tipo di codice linguistico permette all’uomo di produrre una quantità illimitata di segni linguistici che possono essere formati da unità foniche minimali (quelle che F. de Saussure chiama unités concrètes o subsegni, che  H.  Frei e André Martinet chiamano monemi, e che Mario Lucidi e Walter Belardi invece chiamano iposemi, la cui faccia significante sarebbe il monema e quella significata il noema).

A queste emissioni significative di provenienza glottidale (ma caratterizzate anche dall’intervento di altri organi dell’apparato di fonazione), cioè a questi suoni viene comunemente dato il nome di segno linguistico. La voce segno (lat. signum) è pregnante di significato e vuole sottolineare non solo l’origine interiore di questo fenomeno umano, cioè la sua psicofoneticità (per dirla con un termine della nomenclatura della mente bisognoso di essere riformulato in termini connessionistici), ma anche il suo legame con il fenomeno dell’intuire, del trarre indizi da un atto o un fatto.

Segno” [lat. signum] è ciò che rivela qualcosa, basta saperlo interpretare. Il significato del “latino signum è strettamente legato a quello delle parole latine monstrum (che vuol dire qualcosa la cui anomalia costituisce un avvertimento), ostentum (fenomeno che si apre),  portentum (vasta prospettiva rivelatrice dell’avvenire proposta agli sguardi), prodigium (parola  investita di autorità divina, pronunciata in pubblico in funzione di presagio)”(Rinaldo Longo, Poesia, scienze del linguaggio e discipline sociali, Albatros , Corigliano Calabro 1998, pp. 17-18. Prima ed. curata dalla Biblioteca “E. Conti”, San Marco Argentano 1993).

Caratteristica del linguaggio umano, cioè di una lingua è che i suoi segni “sono in primo luogo vocali”, come precisa André Martinet (Elementi di linguistica generale, Laterza, Bari 1977, pag 15). Infatti sono suoni prodotti dalla voce, oppure  successioni di questi suoni, a costituire gli elementi compositivi formali del parlare umano, cioè di ogni lingua, di ogni sistema inteso come complemento tecnico e quindi di ogni ‘atto (o fatto) di parola’ con cui si esterna un contenuto di coscienza, cioè le intuizioni di ordine conoscitivo.

La possibilità di essere sorgente di espressioni e di comunicazioni di questo tipo dunque è dovuta principalmente ad una caratteristica morfologica e funzionale del corpo umano: la glòttide.

Vogliamo concentrare la nostra attenzione su questa caratteristica della laringe non  per sminuire l’importanza degli altri organi dell’apparato di fonazione (polmoni, trachea, laringe, lingua, cavo orale e tutto ciò che in detto cavo è contenuto, e inoltre fosse nasali e labbra) che intervengono  nel veicolare e/o nell’articolare gli elementi compositivi (i foni) necessari all’atto di comunicazione vocale, ma per sottolineare che mentre la funzione primaria di questi è tutt’altra, quella della glottide è unica e produce la vibrazione dell’aria (che si manifesta in suono) sia in fase di espirazione che in quella di inspirazione. In essa convergono le vibrazioni (o le pulsazioni) vitali del corpo (con il cervello al primo posto) dell’essere umano per la obiettivazione della sua coscienza come dice l’indimenticabile maestro  Antonino Pagliaro (cfr. A. Pagliaro, T. De Mauro, La forma linguistica, Rizzoli, Milano 1973, pag. 28 e ss.).
La glottide è lo spazio della laringe delimitato dalle “corde vocali” vere e dalle cartilagini aritenoidi. Sono queste ‘corde’, diventate corde vocali con l’evoluzione, a costituire l’organo della fonazione che ha permesso e permette all’uomo di esprimersi e comunicare con i suoi simili attraverso un sistema di simboli fonici che comunemente viene chiamato, come si è detto, linguaggio vocale e più propriamente ‘glotta’, che significa ‘lingua’ ed è voce che proviene dal greco attico γλώττα (it. lingua)  deriv. a sua volta dal greco γλώσσα (it.  glossa o lingua). Si fa notare che il latino gluttus=gola presenta la stessa radice di ‘glotta’ e di ‘glossa’, per cui ci sarebbe da supporre per tali voci una radice unica, forse indoeuropea, *glə (diventata poi *glət oppure *gləts), la quale, nella versione «Glu» potrebbe essere classificata tra le prime sequenze gutturali, tipo «Duh» e «Ugg», degli ominidi (o australopitechi) abitanti della savana africana 8 milioni di anni fa. (Per «Duh» e «Ugg» cfr. una ricerca del linguista Bart de Boer, citata da Gabriele Beccaria nell’articolo “La prima parola? Solo un «Duh»”, ‘La Stampa’, Torino 14 dicembre 2011, pag. 35).

Fra le tante parole formate con l’elemento glott- vi sono glottòlogo e glottologia.

Linguista e linguistica invece sono state coniate sulla voce lingua che deriva dal lat. lingua (lat. ant. dingua; forma che in alcuni dialetti odierni della Calabria, ad es. quello di Acri e quello di Corigliano Calabro,  si conserva, infatti in quelle città lingua si pronuncia [ðiŋa] ). In verità la voce linguistica (ingl. linguistics), viene dal francese linguistique, che l’ha derivata da linguiste (it. linguista).

La nascita dei quattro termini glottologo, glottologia, linguista e linguistica, che sono attinenti allo studio scientifico del linguaggio umano, risale alla fine del 1° Ottocento (cfr. Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, Sansoni, Firenze 1971, pag. 601).

Ora la convinzione che il linguaggio dipende in qualche modo dalla natura dell’uomo, unita al concentrarsi degli studi sui fondamenti biologici del linguaggio umano, in particolare quello vocale, e sull’origine delle parole e delle strutture, o meglio sull’origine della lingua come sistema, ha necessariamente comportato l’esigenza di dare un nome a questo tipo di ricerca e a chi la esegue: furono così coniati i due termini biolinguistica e glottobiologia. Va da sé che lo studioso di biolinguistica si chiama biolinguista e lo studioso di glottobiologia si chiama glottobiòlogo.

Per quanto riguarda biolinguistica c’è da dire che ritroviamo questo termine  a partire dagli anni 50 in Manuale di biolinguistica di C. L. Maeder e J. H. Muyskens (tit. orig. Handbook of Biolinguistics, Weller, Toledo 1950). La citazione è in Eric H. Lenneberg, Fondamenti biologici del linguaggio, Boringhieri, Torino 1982, pag. 2. Dunque sembra che Noam Chomsky ignorasse questo manuale, se nel 2005 scrive che il termine biolinguistica si deve a Massimo Piattelli-Palmarini, organizzatore, nel 1974, di un importante convegno, sul tema, al MIT di Boston (Noam Chomsky, Three factors in language design, in: Linguistic Inquiry, n. 36, anno 2005, pp. 1-22).

Il ternine glottobiologia, coniato da Rinaldo Longo nel 1982, in occasione di alcune sue conferenze sulle scienze del linguaggio, dal 1984 lo si trova in Rinaldo Longo, Con la glottobiologia verso i fondamenti biologici del linguaggio, ‘La Tela del ragno’, n. 2, anno II, Gennaio-Marzo 1984, Tecnostampa, Corigliano Cal., pp.28-30). Il saggio fu ripubblicato in Rinaldo Longo, Glottobiologia e Bioetica, ed. RL, San Marco Argentano, 2005, e dal settembre 2011 è in Internet sulla rivista online Bit Culturali. Nel saggio si dà una impostazione teorica della disciplina da R. Longo definita, in aderenza a sociobiologia, glottobiologia, la quale ingloba gli studi sui fondamenti biologici del linguaggio con apporti della linguistica, e delle discipline affini, della biologia e delle neuroscienze e quindi della fisica e della chimica. Nel saggio vengono esposte le basi teoriche e filosofico-scientifiche della disciplina stessa.

Rinaldo Longo

Leggi la seconda parte del saggio del Prof. Rinaldo Longo:
Biolinguistica o glottobiologia? Il giudizio della glottotecnica

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 Biolinguistics or glottobiology? – Introduction

On the pages (VII.  XLVI) of his essay, titled ‘Oltre il gene egoista’ (Engl.: Beyond the selfish gene), introductory to a collection of interdisciplinary interventions on the theme of the human sociobiology (AA.VV., Sociobiologia e natura umana, Einaudi 1980; Engl.: Sociobiology and human nature, Jossey-Bass Inc. Publishers 1978), Luciano Gallino writes:  “Pare ovvio che gli animali abbiano una natura animale ma che gli esseri umani abbiano una natura umana” (p. VII) (“It seems obvious that the animals have an animal nature but that the human beings have a human nature”). Then he adds: “ L’anello centrale del programma di ricerca sociobiologico è la relazione genotipo-fenotipo, ovvero  gene-comportamento. Nessuno  si azzarderebbe  oggi a negare che i tratti  morfologici di un organismo, il fenotipo, inteso come aspetto fisico, siano controllati in elevata misura dai geni” (p. VIII) (” The central ring of the sociobiological research program is the genotype-phenotype or the gene-behavior relation. Nobody would be risked to deny today that the morphological characteristics of an organism, the phenotype, understood as physical appearance, are regulated in elevated measure by the genes”). In the conclusions he says that, for the sociobiologists “, il comportamento sociale (…) è un fenotipo, come un altro, e al pari di tutti i fenotipi esso risulta dalla interazione tra genotipo e ambiente” (p. VIII)( ” the social behavior (…) is a phenotype as another, and as well as all the phenotypes it results from the interaction between genotype and environment“).

As it is known, when we speak about phenotype we make reference to all the morphological and functional characteristics of an organism (in our case the human organism).  Therefore we talk about phenotype as human body with its physical form, with its dynamic external aspect and accordingly with the significant forms of its attitudes, of its manifestations and demonstrations, of its productions and emanations. In fact  man is not only a living being able to transmit some messages, but also to receive them, to understand their meanings and to elaborate others messages  in answer.

This faculty to transmit some messages or to express them, or “to convert the internal activity in external demonstrations, to objectify a subjective content in phenomena recordable by and through the sensory organs”  [“di convertire l’attività interiore in manifestazioni esterne, di oggettivare un contenuto soggettivo in fenomeni registrabili dagli organi sensoriali” (Walter Belardi, Elementi di fonologia generale, Ediz. Dell’Ateneo, Roma 1957, p. 11; Engl.: Elements of general phonology)], is traditionally called “language” [>langu-age]. Does this word mean ‘something that concerns the tongue‘ (tongue< ancient Lat. dingua [ðiŋa])? Is it probable that ‘tongue’ and ‘dingua’ derive from Indo-European *tənguə? Compare Engl. language with Lat. lingua, Ital. lingua and linguaggio [lingu-aggio], French langue and langage [lang(u)-age]).

For transmitting the messages,  man can use various means (and accordingly various types of language:  signs, gestures, symbols, graphic or not). One of these means is the voice [French voix, German Stimme, Russian golos], for which, in this case, we say he uses the vocal language, called articulated language too, that is a finalized functional system, that we can call historical-natural linguistic code too, but that the English people calls tout court language, the Italian people calls lingua and Saussure calls langue. We clearly speak of that whose nature is phonic and whose vehicle is the air. The words language and linguistics (with linguist and linguistic), of which we will speak later on, are derived from the terms ‘langue’ and ‘lingua’ respectively.

This type of linguistic code allows the man to produce a boundless quantity of linguistic signs, which can be constituted by minimal units of phonology, minimal phonic units (MPU), (those that F. de Saussure calls unités concrètes or subsignes, that H.  Frei and André Martinet call monèmes, and that Mario Lucidi and Walter Belardi call iposemi, whose significant face would be the monema and the face of the meaning is the noema).

These significant issues of glossal origin (i.e. of the glottis), but also characterized  by the intervention of other organs of the human body phonic apparatus, are the vowel sounds commonly called linguistic signs. The voice sign [lat. signum] is rich in significance and it wants to not only underline the internal origin of this human phenomenon, that is its ‘psychophoneticity’ [if we call it with a term of the nomenclature of the mind that needs however to re-phrase in connectionist terms. I would propose ‘neuroophoneticity’ (<neurophonetics and neurophonetic) ], but also its bond with the phenomenon of the intuition, of the power to draw some clues, some indications, from an action or a fact.

Sign” [lat. signum] is something that stands for or reveals something else to somebody else. it is enough to know how to interpret it. The meaning of the “Latin signum is tightly tied to that “of the Latin words monstrum (that means something whose anomaly constitutes a warning), ostentum (phenomenon that opens), portentum (vast perspective revealing the future, proposed to the looks), prodigium (word invested of divine authority, pronounced in public in operation of premonition)” (Rinaldo Longo, Poetry, sciences of the language and social disciplines, Albatros, Corigliano Calabro 1998, pp. 17-18. The first limited edition, 1993 Library “Emanuele Conti”, San. Marco Argentano 1993).

Characteristic of the human language  [as linguistic system, as ‘langue’ (Saussure), as ‘competence’]is that its “signs are in first place vocal”, as André Martinet specifies. (Elementi di linguistica  generale, Laterza, Bari 1977, p. 15; orig.: Eléments de linguistique générale, Colin, Paris 1960). In fact they are sounds produced by the voice, or successions of these sounds, that constitute the elements of the formal composition of every human linguistic act, of every linguistic system, that is of every language, understood as technical complement of every  human ‘Speech act’ with which a content of conscience is expressed , with which the intuitions of cognitive order are manifested or communicated  or transmitted.

The existence of a rising of expressions and of communications of this type is mainly the consequence of a morphological and functional characteristic of the human body:  the glottis.

We want to assemble our attention on this characteristic of the larynx, not to diminish the importance of the other organs of the human body phonic apparatus (lungs, trachea, larynx, oral cavity and all of this that is contained in this cavity, tongue, teeth, palate, and, moreover, nasal fossae and lips) that intervene as vehicle  and/or for the articulation of the elements that compose the range of sounds (the fones) necessary to the vocal communicative action (VCA), but for underlining that while the primary function of these is everything other, that of the glottis is unique and it produces the vibration of the air (that manifests him as sound) both in phase of expiration and in that of inspiration.  Vital vibration (or pulsation) of the body  (VVB) of the human being (with the brain to the first place) converges to the glottis for assuming concrete shape in the human conscience as the unforgettable teacher Antonino Pagliaro tells us ( A. Pagliaro, T. De Mauro, La forma linguistica, Rizzoli, Milano 1973, p. 28 and ss.).

Glottis is the space of the larynx delimited between the true “vocal chords” (or “true vocal folds)  and the cartilages colled arytenoids. These ‘folds’, become vocal chords with the evolution, constitute the phonation organ that allowed and it allows the man to express himself and to communicate with people such as himself through a system of sound symbols that commonly is called, as we have said, vocal language and more properly ‘glotta‘ (or ‘glossa’), word that means ‘language’ (as linguistic system) . ‘Glotta’ is vocable that originates from the Attic Greek γλώττα (Ital. lingua,  Fr. langue, Engl. language, Germ. Sprache, Russ. Jazyk) derived in turn from the Greek γλώσσα. We point out Latin gluttus=throat has the same root of ‘glotta’ and of ‘glossa’, for which we could suppose, for these words, an unique root, perhaps Indo-European, *glə (become then * glət  or * gləts), that, in the version «Glu», could be classified among the first guttural sequences, as «Duh» and «Ugg», of the hominids (or australopithechines) inhabitants of the African savanna 8 million of years ago. (For «Duh» and «Ugg» confront a linguist Bart de Boer’s search, quoted by Gabriele Beccaria in the article “La prima parola? Solo un Duh” [The first word? Only a «Duh»”], ‘La  Stampa’, Torino, Dicembre 14 th 2011, p. 35).

Among the so many words, formed with the element glott-, there are glottologist and glottology.

On the contrary, linguist and linguistics are derived from ‘lingua’, that is a Latin word (< dingua, ancient Latin. This form survives in some today’s dialects of Calabria, for example  of Acri and  of Corigliano Calabro, in fact, in those cities, ‘lingua’ is pronounced [ðiŋa]). In truth, linguistics comes from the word, of the French language, linguistique, which has derived her from linguiste (Ital. linguista).

The birth of the four terms, glottologist, glottologia, linguist and linguistics, that are connected to the scientific study of the human language, goes back to the end of half of the nineteenth-century (Bruno Migliorini, History of the Italian language, Sansoni, Florence 1971, p. 601).

Now, the persuasion that the language depends, somehow, from the nature of the man, together with the increase some studies on the biological bases of the human language, particularly the vocal language, and on the origin of the words and of the structures, or better, on the origin of the language as system, has required, necessarily, the need to give a name to this type of search and to the people who performs her: someone has created so biolinguistics and glottobiology (Ital. Glottobiologia). It goes without saying that the researcher of biolinguistics is called biolinguist and the researcher of glottobiology is called glottobiologist.

With regard to the term biolinguistics, it is necessary that we say that it begins to be used from the years 50 in C. L. Maeder and J. H. Muyskens, Handbook of Biolinguistics, Weller, Toledo 1950). The quotation is in Eric H. Lenneberg, Fondamenti biologici del linguaggio, Boringhieri, Torino 1982, p. 2 [Biological Foundations of Language (1967)]. Therefore it seems that Noam Chomsky ignored this manual, if in 2005 he writes that the term biolinguistics is owed to Massimo Piattelli-Palmarini, organizer, in 1974, of an important conference, on the theme, to the MIT in Boston (Noam Chomsky, Three factors in language design, in:  Linguistic Inquiry, n. 36, year 2005, pp. 1-22).

The term glottobiologia [that we have translated glottobiology]  was invented by Rinaldo Longo in the 1982, on the occasion of some lectures of him on the sciences of the language, and, from the 1984, you can find it in Rinaldo Longo, “Con la Glottobiologia verso i Fondamenti Biologici del Linguaggio“, ‘La Tela del Ragno’, n. 2, Anno 1984, Gennaio-Marzo, Tecnostampa, Corigliano Calabro, pp. 28-30 . The essay was republished in Rinaldo Longo, Glottobiologia and Bioetica, RL, San Marco Argentano, 2005, and, from September 2011, it is online on the magazine  Bit Culturali, to the page www.bitculturali.it/online /? p=27729. In this essay the author gives a theoretical formulation of this discipline, that he has names, in adherence to the Sociobiology, Glottobiologia, which holds in great esteem the studies on the biological bases of the language, with the contributions of the Linguistics, and of disciplines, as Biology, Neurosciences and consequently Physics and Chemistry. In the essay you find the theoretical foundations and the philosophical-scientific foundations  of the same discipline.

Rinaldo Longo

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