Luca Signorelli “de ingegno et spirto pelegrino”, mostra a Perugia, Orvieto e Città di Castello

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Luca Signorelli, Annunciazione (particolare), Volterra, Pinacoteca civica, olio su tavola, cm. 258 x 190, 1491

C’è qualcosa che sfugge, difficilmente definibile, che non riesce ad essere travasata dall’interiorità dell’io alla pagina scritta. Un’alchimia che prende vita provocando un dinamico sobbalzo di sensazioni a ritmi incalzanti, come una musica che non si sa da dove proviene, né quali territori toccherà, ma si ascolta nelle sue frasi più alte e spiazzanti, per poi scivolare in sfumature piane ed abbassamenti di tono; e quando sembra orientarsi verso la conclusione, eccola che ritorna in tutto il suo vigore.
Non è Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd, neppure il Tristano e Isotta di Wagner, è semplicemente il tentativo di spiegarvi le sensazioni che si provano dialogando con i quadri di Luca Signorelli, nella splendida esposizione organizzata in questi giorni in Umbria. Qualcosa che sfugge, dicevamo, perché non può essere compresa appieno se non attraverso il rapporto diretto con la sua opera.
Fino al 26 agosto 2012 sarà possibile visitare la mostra Luca Signorelli “de ingegno et spirito pellegrino” nelle sedi di Perugia, Orvieto e Città di Castello, curata da Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini, con l’organizzazione dell’evento affidata a Civita. Il visitatore potrà ammirare oltre 100 opere di cui 66 realizzate dal Signorelli, che nel complesso documentano tutta la carriera artistica di uno dei più grandi maestri del Rinascimento, definito dal Vasaripittore eccellente (….) fu ne i suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai”.

La rassegna monografica dedicata al pittore cortonese è la prima dal 1953, pensata “con un allestimento di forte impatto – come ha dichiarato Fabio De Chiricoquasi metafisico, per favorire una piena lettura dell’opera”.
A Perugia, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, si può ammirare buona parte della produzione artistica dell’autore, dalla sua formazione fino alle opere della maturità. Di particolare interesse è la presenza delle Madonne di Boston, Oxford e Venezia, assenti nella mostra del 1953, che documentano come ad inizio carriera l’artista si sia ispirato a Piero della Francesca, confermando la tesi di Bernard Berenson, che aveva catalogato il periodo giovanile pregno di “cose piefrancescane”. Proprio per rafforzare questa posizione i curatori hanno scelto come apertura la Madonna di Senigallia ed il polittico di Sant’Antonio da Padova, capolavori del maestro di San Sepolcro.
Oltre a Piero della Francesca, sono presenti opere del Perugino e di Bartolomeo della Gatta che, insieme a Signorelli, hanno subìto l’influenza del Verrocchio, operando un cambiamento importante nel loro modo di dipingere. I curatori, attraverso un ritratto di San Girolamo dello stesso Verrocchio, ci mostrano la portata di questa influenza, avvenuta per Signorelli, come per gli altri artisti esposti, a partire dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento.

Ho sempre associato l’Umbria al verde dei campi e degli uliveti, al blu del cielo e al rosso del Montefalco Sagrantino, oltre che al suo grande patrimonio storico ed artistico. Nel giorno in cui ho visitato la mostra quei colori erano velati da un cielo nuvoloso e piovigginoso, eppure li ho ritrovati  nelle opere del maestro di Cortona esplosi in tutto il loro vigore.
Il visitatore resta affascinato, sedotto dai colori e dai motivi della pittura. Splendida la Pala di Sant’Onofrio, nella quale il Santo viene raffigurato, magro deperito, con la pelle flaccida e cadente, nudo ricoperto solo da un cespuglio come segno di povertà e di una vita da eremita. Egli sta ai piedi della Vergine seduta sul trono con in braccio Gesù bambino. Dall’altro lato del trono vi è un gruppo raffigurante San Lorenzo ed il vescovo Vagnucci (come Santo Ercolano), che, al contrario di San Girolamo, sono ritratti con vesti eleganti di colore verde saturo, oro e rossi densi tendenti al granata. Si avverte subito un contrasto netto tra quelle stoffe così decorate e splendenti, di cui possiamo quasi con mano toccare la morbidezza, e la figura dell’eremita che neppure riesce a reggersi in piedi, ma, sostenuto dal suo bastone, ha lo sguardo intenso rivolto al Salvatore. Al centro, seduto su un gradino, un angelo musicante, ricoperto da una stoffa finissima, delicato nella pelle e dalla consistenza leggera e mistica, proprio per rappresentare quell’immaterialità della figura celeste nella materialità della rappresentazione.
La Pala è solo una delle tantissime opere della Galleria, ognuna delle quali richiederebbe un certo tempo per essere letta e pienamente vissuta. Molti dipinti come il Tondo di Monaco e la Madonna dei Medici, ma anche l’Annunciazione del 1491, sono ad oggi ritenuti “indiscutibili vertici della pittura rinascimentale italiana”. L’aspetto interessante del Signorelli è la dinamicità e la teatralità che conferisce ai suoi soggetti, oltre ad una grande maestria nella gestione dei colori. Forse proprio questo suo forte senso scenico, questa esplosione di tonalità opposte provocano quella strana alchimia che seduce e ipnotizza il visitatore.
A cornice dell’esposizione di Perugia vengono presentate una serie di opere grafiche, che testimoniano l’attento studio sull’anatomia dei soggetti realizzato dal cortonese per conferire teatralità e dinamicità alla sua produzione.

Non resta ora che muoversi verso Orvieto, nella seconda sede espositiva della rassegna. Qui nel Duomo, nella Cappella Nova, si dipana nelle volte una pittura mirabile, che costituisce l’apice della carriera artistica del Signorelli: il Giudizio Universale. C’è da alzare la testa e lasciarsi trasportare in un affresco senza tempo, dove è compresente il giorno e la notte, in un cielo stellato non notturno, ma luminoso, come ha ricordato Francesco Scoppola. Un intreccio di corpi, demoni, angeli, eletti, ed infine scheletri che escono dalle viscere della terra per riacquistare la carne in segno di resurrezione. Una grande “bizzarra – ha scritto Vasarie capricciosa invenzione”, tenuta in grande considerazione dallo stesso Michelangelo che ne ha tratto ispirazione per il suo Giudizio della Cappella Sistina.
Ad Orvieto si visiterà poi il Museo dell’Opera del Duomo, dove sono conservate altre opere dell’artista, e la Libreria Albèri, che accoglie alcuni volumi che documentano le commesse, gli incarichi del Signorelli durante la sua attività nella cittadina umbra, insieme ad un raro dipinto su terracotta che lo ritrae con Niccolò Franchi.

Il viaggio riprende per concludersi a Città di Castello, ultima tappa dell’esposizione presso il Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Una collezione che annovera, oltre al nucleo dell’artista già esistente nella pinacoteca comunale, anche altri dipinti provenienti sia dall’Italia che dall’estero. Pregevole il Martirio di  San Sebastiano e la Pala di Santa Cecilia realizzata in età matura con l’ausilio dei collaboratori della sua bottega.

Una mostra che favorisce il viaggio e la scoperta dell’Umbria con quello spirito “pellegrino” che dà il titolo alla rassegna. La definizione è di Giovanni Santi, padre del Raffaello, utilizzata dai curatori per ribadire non solo l’ingegno del Signorelli, ma anche il suo essere girovago e attivo in molte sedi.

Interessante è la realizzazione dell’allestimento, attraverso l’utilizzo di materiali riciclabili, lampade al LED e teli fotovoltaici. Per l’occasione sono state sviluppate due applicazioni con i sistemi Apple ed Android, con le quali è possibile accedere a tutte le informazioni di carattere scientifico, turistico ed organizzativo. Gli utenti potranno anche effettuare una visita virtuale della Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto.

Diego Pirozzolo

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