Un amore di gioventù – Film di Mia Hansen-Løve – Recensione

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Un amore di gioventù - Locandina del film

Mia Hansen-Løve è per certo l’autrice di maggiore talento emersa in questi ultimi anni nel cinema francese (e non solo). I tre film da lei realizzati (Tutto è perdonato, 2007, Il padre dei miei figli, 2009, e questo Un amore di gioventù, 2011) vengono a definire un universo tematico coerente, fondato su una serie di motivi insistiti e ossessivi: l’adolescenza come sguardo (femminile) sul mondo; la forza imperiosa dei sentimenti; il gioco mutevole dei rapporti affettivi; la ferita che nasce dalla perdita della figura paterna o dal distacco della persona amata, percepita come insostituibile; l’elaborazione del lutto o della rottura amorosa; la conquista di una dimensione adulta, pacificata (tutti i film della giovane cineasta si configurano come itinerari di crescita, percorsi di formazione verso la maturità).

Il terzo lungometraggio della Hansen-Løve è una straordinaria storia d’amore che ci parla dell’incanto e dei tormenti e sconvolgimenti dell’amore. Camille vive il suo affetto per Sullivan con il fervore feroce dei suoi 15 anni, ma sente di essere esclusa da una parte di lui. Sullivan percepisce la dedizione di lei come qualcosa di soffocante e sogna un altrove lontano (si appresta a partire per un lungo viaggio in America latina). La prima parte del film ci descrive, dunque, una richiesta inappagata di amore assoluto. Seguiranno il dolore per l’allontanamento, il trauma della rottura, un tentativo di suicidio (su cui la regia sa essere ellittica), il tentativo faticoso di superare il disincanto e la delusione.

Passano alcuni anni. Camille ha scelto di non chiudersi all’esperienza. Sente che il proprio vuoto doloroso può essere colmato dallo studio e dal lavoro (si appassiona all’estetica del Bauhaus). Accoglie l’ideale della tensione operosa, senza rinunciare alla poesia del cuore. Un nuovo amore le darà equilibrio, serenità, sicurezza. Si noti come le due figure maschili del film – Sullivan e Lorenz – svolgano, nei confronti dell’eroina, una funzione antitetica: l’amore per Sullivan si presenta come una fissazione ossessiva, una passione chiusa, regressiva, che, impedendo a Camille di assumere il minimo distacco dall’oggetto dei suoi desideri, viene a imporre una separazione netta dalla realtà esterna. Per contro, sarà Lorenz a indurre Camille ad aprirsi al mondo, a conoscere luoghi e ambienti diversi attraverso una serie di viaggi di studio e di lavoro. Ma il passato – un passato che non vuole morire e che ritorna – minaccerà di sconvolgere una volta ancora l’esistenza della ragazza. Sullivan rientra in scena. Ma Camille è cresciuta, e così essa potrà vivere il confronto con l’amore perduto come un passaggio obbligato alla conquista di un’identità adulta.

La Hansen-Løve esibisce anche qui una cifra stilistica personalissima e inconfondibile, una scrittura accattivante, squisitamente femminile, in cui al pudore con cui si colgono la fragilità, i trasalimenti e le afflizioni dell’adolescenza, si uniscono un nitore e un equilibrio espressivo esemplari. Il film possiede il fascino della gentilezza e l’eleganza, la precisione, la delicatezza del tratto. Se il racconto è giocato sulla sottrazione, sul ritegno (montaggio ellittico; salti temporali marcati; rifiuto delle scene madri e del pathos a buon mercato, come pure delle leziosaggini e trivialità sentimentali, a favore dei colori tenui, sommessi), la sobrietà, la pacatezza, la leggerezza un po’ desueta del ritmo narrativo – che possiede il respiro fluido e insieme asciutto del grande stile classico, lo stesso che consente al film di abbracciare una calda totalità di vita –, tutto questo richiama alla memoria il cinema dei maestri della Nouvelle Vague. Viene subito da pensare a Truffaut, naturalmente, anche se la densità letteraria dei dialoghi (elemento di assoluta novità rispetto alle precedenti opere dell’autrice) possiede qualcosa di rohmeriano. Così come rohmeriana è la grazia libera e spontanea colta sul volto degli interpreti, i quali recitano tutti senza recitare, lontani da ogni manierismo. Rohmeriano (vengono in mente certe inquadrature del Raggio verde) è infine il lirismo dei luoghi: si pensi alla luminosità e al calore panico della campagna dell’Ardèche, il locus paradisiaco dell’innocenza e dell’idillio adolescenziale; si pensi alla resa delle architetture e degli spazi urbani (una Parigi viva, amabile, seducente).

Nicola Rossello

Scheda film

Titolo: Un amore di gioventù
Regia: Mia Hansen-Løve
Cast: Lola Créton, Sebastian Urzendowsky, Magne-Håvard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko, Ozay Fecht, Gregoire Akcelrod, Olivier Yglesias
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 22 giugno 2012

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