Heinrich Maria Davringhausen dalle collezioni italiane

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Heinrich Maria Davringhausen, Composizione astratta, 1963 ca, Olio su tavola, cm 132 x 180, Coll. Paolo Blendinger, Torricella

È dedicata Heinrich Maria Davringhausen, uno dei pionieri del Realismo magico e della Nuova oggettività, la mostra che dal 10 marzo al 9 giugno 2013 resterà aperta al pubblico al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona (Svizzera).

L’esposizione, curata da Mara Folini,  proporrà 46 lavori dell’artista tedesco, provenienti in gran parte da collezioni private italiane. Si potranno ammirare quadri degli anni dell’emigrazione, dagli anni 1930, accanto a lavori più maturi, fino agli anni 1960, oltre ad alcune grafiche e una interessante serie di ardesie incise.

Il legame con Ascona inizia già nel 1914, quando Davringhausen soggiorna al Monte Verità, conoscendo vari artisti, come la danzatrice Mary Wigman o l’artista anarchico Georg Schrimpf che sarà una tra le più importanti personalità del futuro gruppo della Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività): un movimento per il quale Davringhausen sarà figura anticipatrice già nel 1916 e con il quale si schiererà condividendo, con George Grosz, Otto Dix e Carlo Mense, la lotta politica contro i falsi valori della guerra e della società capitalista. Seguiranno i viaggi in Spagna (1924-1925), il ritorno in Germania, l’avvicinamento alle correnti surrealiste (Gruppe 32) e a quelle puriste di Abstraction-Création. Poi, nel 1933, la fuga dal regime nazista, che lo porta a riparare nell’isola di Mallorca in Spagna: tra i periodi più felici dell’artista e che lo misero in contatto con Arthur Segal, una vecchia conoscenza asconese. Poi, con lo scoppio della guerra civile spagnola, ancora la fuga, dapprima a Parigi e poi, nuovamente, ad Ascona, dove vivrà dal 1936 al 1939. Nel borgo, Davringhausen s’inserisce subito nella vita culturale e artistica, collaborando al Teatro delle Marionette di Jakob Flach, o rinnovando l’amicizia con personaggi come Wladimir Rosenbaum e Aline Valangin. Seguiranno altri anni di fuga, l’internamento in campi di lavoro forzati, fino al rifugio definitivo nel Sud della Francia, dove rimase per ben 23 anni, fino alla morte, avvenuta nel 1970 a Nizza.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Alias, in italiano e tedesco, a cura di Mara Folini e con i contributi di Dorothea Eimert ed Elena Pontiggia.

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