Sondrio | I luoghi dell’acqua

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Foto di Susanna Pozzoli

I luoghi dell’acqua” è il titolo della mostra prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, in collaborazione con la Fondazione AEM e a2a, che si terrà a Sondrio dal 20 febbraio al 30 marzo 2013 nella doppia sede espositiva della Galleria Credito Valtellinese e del MVSA.

L’esposizione, curata da Giacomo Menini, rivolge il suo interesse alle decine di opere edilizie e infrastrutturali dedicate all’utilizzo della risorsa idrica per la produzione di energia, iniziata agli albori del XX secolo e tuttora in atto. Centrali, cabine elettriche, invasi, bacini e dighe, canalizzazioni forzate, dissabbiatori, insediamenti abitativi e ripari tecnici, costituiscono il vero paesaggio artificiale a testimonianza del rinnovamento architettonico e urbanistico nella provincia di Sondrio e nelle valli limitrofe.

Allinea una sequenza di immagini e tavole progettuali relative alle realizzazioni più eclatanti a firma di Gio Ponti e Giovanni Muzio, accanto a quelle di progettisti meno noti operanti presso gli uffici tecnici di Edison, Falck e AEM. Le tavole progettuali trovano un contrappunto suggestivo nella sequenza fotografica che ne illustra le fasi realizzative sino all’esito compiuto, con un focus sulla misteriosa e sconosciuta centralina di San Giacomo, documentata dagli scatti autoriali di Susanna Pozzoli.
Al fotografo boemo Václav Sedý è stata affidata la documentazione in bianconero degli edifici minimalisti di Gio Ponti in Valchiavenna.

Una sezione speciale viene riservata alla proiezione dei filmati commissionati dall’AEM negli anni dell’immediato dopoguerra, raccolti in una recente edizione dal titolo “Architettura di Luce“, dagli archivi della stessa Azienda energetica e dell’Istituto Luce. La mostra si giova dei prestiti e della collaborazione di a2a, che fornirà anche oggetti d’epoca, della Fondazione AEM – Gruppo a2a, di Edipower, che metterà a disposizione alcuni materiali d’archivio provenienti dal nucleo di Mese (SO), del Gruppo Falck e dell’Archivio Giovanni Sacchi di Sesto San Giovanni, che da anni custodisce e tutela la memoria dell’archeologia industriale lombarda sotto molteplici aspetti.

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