Tra cardiocentrismo e cerebrocentrismo – Localizzazione del pensiero e delle sensazioni

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Esperimenti di Galvani sull'elettricità animale

Esperimenti di Galvani sull’elettricità animale

Oggi possiamo dire che, principalmente per l’interesse che la scienza ha verso il cervello e verso i legami tra linguaggio e pensiero e tra neuroni e coscienza, viviamo in un’epoca che possiamo definire cerebrocentrica, cioè che considera il cervello (lat. cerebrum o cerebellum = organo cerebrale) come sede delle funzioni sensitive e motorie e dell’intelligenza. Forti sono l’interesse e l’attenzione per le neuroscienze. Però, dalla storia della localizzazione delle funzioni mentali, e quindi del pensiero e delle sensazioni, apprendiamo che, nel mondo occidentale, dall’era egizia, attraversando poi il periodo classico, fino all’epoca imperiale, vi fu un’oscillazione tra una concezione cardiocentrica e una concezione cerebrocentrica.

La prima considera il cuore come sede dell’anima e responsabile delle funzioni mentali, sensitive e motorie (ricordiamo i filosofi dell’antica civiltà greca e Aristotele; citiamo il lat. recordor ‘ricordarsi’ e il suo contrario ‘scordarsi’ che sono dei derivati verbali del lat. cor(d), che fanno riferimento ad un memorizzare col cuore, e inoltre le espressioni ‘quella persona ha cuore’, ‘ha agito col cuore’, ‘ti ho nel cuore’, ‘ti parlo col cuore’, alle quali aggiungiamo, tratta dal cap. XXI di  Il Piccolo Principe di A. de Saint-Exupéry,  “si vede bene solo col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”).

La seconda invece assegna le stesse funzioni al cervello (ricordiamo l’egiziano Imhotep, Alcmeone di Crotone, Ippocrate, Platone, Galeno e aggiungiamo che le espressioni che considerano il cervello come sede della coscienza e responsabile delle attività  sensitive, motorie e della memoria sono tante quante quelle riferite al cuore, es.: ‘sforza il cervello’ [= prova a ricordare], ‘ha cervello’ [ = ragiona], ‘ha un cervello di gallina’ [= è poco intelligente], ‘mettere il cervello a posto’ [ = mettere giudizio]).

Osserviamo comunque che, in verità, molte delle funzioni che venivano assegnate al cuore, le neuroscienze, in particolare la neurofisiologia e la più recente psicologia, le assegnano non alla corteccia cerebrale ma alla parte più antica del cervello, al sistema limbico, cioè ai primitivi centri subcorticali, chiamati ‘siti di induzione delle emozioni’ dove si trovano in particolare amigdala, ippocampo e ipotalamo.

Solo con la rinascita scientifica, che, iniziata nel XIV secolo, completa la sua opera nel XVIII secolo, si afferma il pensiero medico moderno. Infatti è proprio nell’era dell’Illuminismo che le acquisizioni più importanti riguardano non solo l’anatomia patologica ma anche la neurofisiologia, scienza particolarmente importante ai fini del nostro discorso. Citiamo innanzitutto gli studi di Luigi Galvani (1737-1798) che conducono alla dimostrazione dell’elettricità animale. Si tratta di un’elettricità, intrinseca all’animale, grazie alla quale si attivano nervi e muscoli. Essa è rilevabile mediante sonde metalliche.

La seconda metà del Settecento e tutto l’Ottocento vede medici, anatomisti, fisiologi e fisici  impegnati nella differenziazione e nella localizzazione delle funzioni corticali. Tra questi studiosi, per ora, la nostra attenzione è rivolta solo a coloro i quali, con le loro ricerche,  portarono un contributo all’esplorazione e all’analisi dell’attività elettrica nel cervello e nel corpo umano. Citiamo quindi il fisico Giovanni Aldini (1762-1834), studioso e illustratore degli effetti della stimolazione elettrica, prodotta da una pila voltaica, su animali ed esseri umani; l’anatomista e fisiologo Luigi Rolando (1773-1831), convinto assertore dell’elettricità animale e di una corteccia cerebrale eccitabile; Carlo Matteucci, il fisico che mostrò come ad ogni battito cardiaco è associata una corrente elettrica (si tratta di correnti molto piccole); Heinrich du Bois-Reymond (1818-1896), il fisiologo che mise a punto un galvanometro molto sensibile per misurare correnti molto piccole negli esperimenti di neurofisiologia; Michael Faraday (1791-1867), il fisico che per primo produsse corrente per mezzo di variazioni di campi magnetici; il neuropsichiatra Hans Berger (1873-1941), il quale per primo nel 1929 registrò l’attività elettrica di un cervello umano per mezzo di un elettroencefalogramma.

Una volta acquisito che l’attività dei neuroni è elettrica, dall’Ottocento al Novecento e poi fino ai giorni nostri tanti altri progressi saranno compiuti, nel campo della localizzazione delle funzioni cerebrali, grazie alla stimolazione elettrica e all’interpretazione delle correnti elettriche generate dal cervello in risposta a stimolazioni, ma noi ne arrestiamo qui, per ora, la nostra esposizione perché riteniamo di avere presentato abbastanza prove riguardo all’elettricità intrinseca al corpo umano. Questo dato è importante perché pertinente con il discorso che seguirà mirante a svelare il legame etimologico tra corda, cuore, cervello e viscere.

Rinaldo Longo

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