Il “Sequeri” e la Tredicina di Sant’Antonio di Padova

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Il canto in generale nasce con la nascita stessa del linguaggio ed è vibrazione cadenzata e modulata delle corde vocali che sono il punto di sfogo dei bisogni sociobiologici del cervello umano.
Da sempre, a seconda di come l’uomo si pone di fronte all’oggetto della sua intuizione, il suo canto può presentare caratteri di ‘superstitio’ o di ‘religio’.
Il canto religioso, in particolare, è una pratica fondamentale per il controllo dell’emotività negativa a favore dell’emotività positiva, quella che lo porta alla felicità nella certezza della grazia divina promessa da Gesù Cristo.

Il “Sequeri”, storpiatura di ‘Si quaeris miracula’…. che è l’incipit del componimento, è un antico canto, o responsorio, con i requisiti di cui sopra, nel quale le promesse di Cristo vengono richieste per intercessione del grande taumaturgo Sant’Antonio di Padova (al secolo Fernando Martins de Bulhões, della nobile famiglia dei Buglione, monaco prima Agostiniano e poi francescano dell’Ordine di San Francesco d’Assisi, nato a Lisbona il 15 agosto 1195 e morto a 36 anni il 13 giugno 1231 ad Arcella di Capodiponte, nei pressi di Padova. Canonizzato l’anno successivo da Papa Gregorio IX, fu dichiarato Dottore della Chiesa da Pio XII nel 1946).
Si tratta quindi di una invocazione o responsorio, o meglio di un atto di fede che si rinnova ogni anno dal 31 maggio al 12 giugno, per tredici giorni quindi (da qui il nome di tredicina di Sant’Antonio) prima della Festa del Santo.
Eccone il testo originale in latino al quale segue una tradizione in italiano.

Testo latino (Giuliano di Spira)

Si quaeris miracula,
mors, error calamitas,
demon, lepra fugiunt,
aegri surgunt sani.

Rit.: Cedunt mare, vincula;
membra resque perditas
petunt et accipiunt
iuvenes  et cani.

Pereunt pericula,
cessat et necessitas:
narrent hi, qui sentiunt,
dicant Paduani.

Rit.: Cedunt mare, vincula;
membra resque perditas
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

Rit.: Cedunt mare, vincula;
membra resque perditas
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.


Testo italiano
(traduzione di Rinaldo Longo):

Se miracoli tu chiedi,
morte, erròr, calamità,
dèmon, lebbra via rifuggon,
i malati s’alzan sani.

Rit.: Cedon mare e pur catene;
membra e cose perse già
quando cercano ritrovan
giovani sian o anziani.

E scompaiono perigli,
la miseria sparirà:
e lo narrin quei che san,
parlin tutti i padovani.

Rit.: Cedon mare e pur catene;
membra e cose perse già
quando cercano ritrovan
giovan sian o anziani.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Rit.: Cedon mare e pur catene;
membra e cose perse già
quando cercano ritrovan
giovan sian o anziani.

 

Il “Sequeri”, come viene chiamato popolarmente, fu composto nel 1233 (secondo altri nel 1232 ed altri ancora nel 1235) dal beato Giuliano da Spira (Speyer – Germania; forse ancora vivo nel 1250 ) bravo musicista e poeta fine, confratello di Sant’antonio ed autore, come Tommaso da Celano, di una vita di San Francesco d’Assisi. Verso il 1220 egli fu maestro di canto alla corte del re di Francia. Padre Eliseo Bruning o.f.m. nel suo importantissimo lavoro di tesi di laurea presso il Pontificio Istituto Superiore di Musica Sacra di Roma, pubblicato nel 1926, scrive che Fra Giuliano “dell’antico ha salvato quanto poteva conservando la legge fondamentale della melodia gregoriana e la struttura logica della cantilena classica”.

Dunque il Si quaeris miracula è un canto gregoriano molto popolare, ma la cui sorgente è dotta. Indubbiamente esso non solo racchiude la fede profonda del credente del Medioevo, ma anche oggi è una delle preghiere più note e più recitate al mondo, Questo canto o antifona o elogio dà origine alla leggenda del santo di Padova che da allora viene invocato specialmente per il ritrovamento degli oggetti smarriti (resque perditas).

Capita di sentire il “Sequeri” cantato dai devoti e dalle devote di Sant’Antonio in un latino a volte un po’ maccheronico, ma bisogna dire che, anche se il latino non è linguisticamente perfetto, la coscienza della preghiera nel fedele è chiara e sentita e riguarda una Fede viva nel grande Taumaturgo di Padova intercessore presso Dio. In effetti attraverso questo canto si chiede a Sant’Antonio di pregare per i fedeli affinché siano fatti degni delle promesse di Cristo.

Da questo modello, che ripetiamo è di origine dotta, sembrano essere derivati molte preghiere popolari cristiane e canti popolari (di cui a volte è sconosciuto l’autore) in onore di Sant’Antonio, diffusi in ogni parte d’Italia e del mondo. Costituiscono il corpus delle coroncine popolari, alcune in dialetto (e linguisticamente interessanti) a Sant’Antonio di Padova che sono recitate con scansione cadenzata e strutturate in poste (ognuna recitata dieci volte), intervallate da un Gloria al Padre.

Quello che segue è lo spartito musicale del responsorio “Si quaeris miracula” che ogni martedì risuona presso la tomba del Taumaturgo di Padova.

Responsorium Si quaeris miracula

Responsorio “Si queris miracula” – Immagine tratta dal sito www.cantualeantonianum.com

 

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