Diafane passioni. Avori barocchi dalle corti europee

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Manifattura francese, Dittico con la Madonna in trono allattante il Bambino tra San Giovanni Battista e San Giacomo il Maggiore e la Crocifissione, Seconda metà del XIV secolo, Avorio e metallo, San Pietroburgo, State Hermitage Museum,

Il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze ospita la mostra “Diafane passioni. Avori barocchi dalle corti europee” che resterà aperta al pubblico dal 16 luglio al 3 novembre 2013.

In esposizione quasi centocinquanta pezzi, che unisce i tesori fiorentini a pregevoli esemplari provenienti dai più importanti musei stranieri e ad altri avori, custoditi in collezioni private.

La mostra si articola in varie sezioni che percorrono l’arte dell’avorio dal Quattrocento, quando catturò l’attenzione di Lorenzo il Magnifico, al maturo Rinascimento, fino all’esplosione del Barocco con opere degli scultori fiamminghi e tedeschi più famosi del periodo, da Leonhard Kern a François du Quesnoy, da Georg Petel a Balthasar Permoser.

La prima sezione è dedicata al momento della riscoperta dell’avorio come materia prima, e al collezionismo di avori in Italia.

La sezione Geometria virtuosa. Gli avori torniti raccoglie particolari e spettacolari esempi della competizione tra i più importanti tornitori tedeschi nel creare in avorio le figure più complicate, piccoli miracoli di virtuosismo tecnico che univano simbologia a numerologia, geometria e filosofia.

La terza sezione, Artisti ultramontani in Italia. I protagonisti dell’avorio barocco, espone, tra gli altri, capolavori di Leonard KernGeorg Petel, i due grandi scultori attivi nella prima metà del Seicento nel sud della Germania.
Si riuniscono, inoltre, per la prima volta opere di Justus Glesker provenienti da musei nazionali e dall’Estero. Questa sezione esplora inoltre Genova come centro della scultura in avorio. Anche il fiammingo François van Bossuit è presente in mostra con opere di soggetto sacro e profano.

La quarta sezione, La fioritura dell’avorio tardobarocco al di là delle Alpi, unisce, tra l’altro, opere di Christoph Daniel Schenck, e che tra l’altro offre l’opportunità di paragonare opere in diversi materiali, avorio e legno, di formato piccolo e grande. L’austriaco Balthasar Griessmann, attivo a Salzburg, e Ignaz Elhafen, attivo prima per la corte imperiale di Vienna e poi per il conte palatino Johann Wilhelm e sua moglie Anna Maria Luisa de’ Medici, svilupparono metodi innovativi e personali per utilizzare le incisioni – soprattutto italiane – come modelli per le opere.

La quinta e ultima sezione, L’apice del tardobarocco in Italia, ha come nucleo principale l’opera del grande Balthasar Permoser attivo a Roma dal 1675 e a Firenze al più tardi dal 1682.
Claude Beissonat, invece, di stanza a Napoli, inviò la maggior parte delle sue opere a committenti spagnoli. La sezione conclude con il personaggio di Johannes Sporer, scultore tedesco.

La mostra, ideata e curata da Eike D. Schmidt e diretta da Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico  e per il Polo Museale della città di Firenze, il Museo degli Argenti, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

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