Pop Art in Trieste, Steve Kaufman

0
Steve Kaufman

Steve Kaufman

Buone notizie se siete diretti a Trieste perché avrete l’opportunità di immergervi in una esposizione fresca e folle al tempo stesso. È aperta la mostra “Pop Art in Trieste: Steve Kaufman, the former assistant to Andy Warhol”, allestita, come recita il titolo, nel capoluogo giuliano (Palazzo Costanzi – 11 agosto / 21 settembre) dietro Piazza Unità d’Italia.

Tutto questo entusiasmo per un “assistente” di Andy Warhol? Beh! Non si tratta semplicemente solo di quello, Steve Kaufman è stato molto di più. Egli ha percorso la strada maestra tracciata da Warhol lasciando, però, la sua impronta personale ed originale.

Chi vi scrive, nel suo piccolo, sostiene che la differenza fra Kaufman e Warhol sta nella follia allegra nel creare, che l’ha reso unico ed a tratti inimitabile, mentre Warhol era folle e geniale ma senza la stessa allegria di Kaufman. Ecco, se c’è un artista da cui ho appreso che non bisogna per forza essere maledetti e dannati, sofferenti e introspettivi sicuramente è stato Steve Kaufman.

In mostra troverete opere uniche e conosciute al grande pubblico unite ad opere di collezioni private che difficilmente sarà possibile rivedere in altre sale espositive, tutte insieme in un ambiente confortevole dove è possibile fare il giro otto-nove volte e notare ogni volta nuovi particolari sulle espressioni delle Marilyn esposte che vi guardano sognanti (o sarete forse voi a sognare che siano loro ad osservarvi ammiccando?). L’allestimento non è lasciato al caso, anzi sono stati rispettati tutti i canoni che una mostra deve avere, compresa un’adeguata illuminazione e climatizzazione.

L’inaugurazione, presentata con cura da Vittorio Sgarbi, è andata molto bene, con una splendida festa nella piazza antistante la sala espositiva fino a notte fonda come solo i triestini sanno fare bene; il Comune di Trieste ha dato il suo contributo, gli sponsor pure. Un successo non prevedibile, visti i problemi cui siamo abituati nel mondo dell’arte fra tagli e carenze organizzative. Quindi dieci più.
Un plauso agli ideatori e organizzatori dell’esposizione, Caterina Tosoni e Alberto Panizzoli, con i quali ho avuto il piacere di parlare, ed a Diana Vachier (Presidente dell’American Pop Art Inc.), perché hanno saputo cogliere l’essenza dell’opera di Kaufman per presentarla ad un pubblico esigente ed eterogeneo che spesso si vede a Trieste, vista anche la vicinanza con l’Austria, la Slovenia e la Croazia, scegliendo circa trenta opere che lasciano il visitatore soddisfatto e voglioso di tornarvi munito di macchina fotografica per essere immortalato di fianco al mito Muhammad Ali o al ritratto di Elvis Presley, oppure solo per passarci un’altra ora pensando: “dopotutto, quando mi ricapita?”.

Si, l’arte è anche questo. L’arte è il poter stare vicino ad opere che sentiamo nostre. Forse, in questo, la Pop Art ha centrato il bersaglio con le icone ed i “numeri uno” del nostro tempo immortalati per alcuni al limite del kitsch o del trash e per altri come capolavori assoluti. Ecco, la linea sottile che separa tutto sembrerebbe tutta in queste ultime definizioni, ma quando mi soffermo di fronte al “Napoleone Gold” di Kaufman sgrano gli occhi e vedo che traspira Impero.

Trieste ritorna per un’estate capitale dell’arte Pop ad anni di distanza dalle grandi e fortunate esposizioni “Andy Warhol’s Timeboxes” nel 2006 al Salone degli Incanti e la restrospettiva su Jean-Michel Basquiat del 1999 al Museo Revoltella.

Riccardo Tripodi

Comments are closed.