Le biblioteche di Massimo Listri. Quando la fotografia va oltre i luoghi e ritrae i pensieri

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Foto di Massimo Listri

Fotografare i pensieri. Una sfida impossibile per una scatola che raccoglie la luce e la impressiona su qualche supporto. Negli anni eroici della fotografia, Fox Talbot, tra i primi fotografi ed innovatori della tecnica, scattò l’immagine di una biblioteca, ritratta frontalmente con due vani che mostra libri finemente rilegati. I libri sono riposti in modo ordinato, tuttavia tra uno e un altro, ci sono degli spazi vuoti, mentre altri evidentemente sono stati appena stipati, forse perché consultati da qualcuno. La biblioteca immersa in un gioco di ombre profonde e variazioni di grigio chiaro sembra uno scrigno di qualche luogo lontano situato nella fantasia, la mancanza di nitidezza ed il gioco luminoso fa di essa stessa un pensiero, il pensiero di un oggetto che raccoglie i pensieri.

I primi fotografi della storia godevano di una fama particolare: erano considerati una via di mezzo tra artisti ed artigiani esoterici. Ma appariva fin da subito chiaro che, catturata la realtà, non si potesse andare oltre. Insomma, i pensieri non potevano essere fotografati.
Ci sono alcuni luoghi però che del pensiero sono custodi. Quando esso si forma viene mirabilmente vestito di parole e conservato in un libro.
Osservando le foto di Massimo Listri delle biblioteche, penso spesso all’immagine di Fox Talbot. È vero, sono trascorsi più di cento anni ed i lavori sono distanti, per tecnica e per soggetto ritratto. Eppure nelle biblioteche di Listri così dettagliatamente ritratte, stilisticamente e tecnicamente perfette, l’idea dello spazio fisico, concreto, reale, passa in secondo piano. Un paradosso estetico, vista la precisione nella rappresentazione dello spazio stesso. Biblioteche che non serbano traccia della presenza umana, come se l’uomo fosse passato, scomparso da tempo, lasciando la sua eredità più grande: il pensiero ordinatamente rivestito di parole, finemente rilegato e stipato negli scaffali. I mobili, gli affreschi quasi galleggiano leggeri tra la luce che attraversa i corridoi insinuandosi tra un libro ed un altro. La luce assurge a vera protagonista dell’opera, come se in essa si fosse condensato tutto il contenuto dei libri, attraversando lo spazio e gli arredi, dando quasi l’impressione di voler uscire dalla foto. In un certo senso in quella luce, che impressiona la pellicola in via mediata, impressiona la nostra immaginazione come se di fatto, con il pretesto di una biblioteca, Listri avesse fotografato tutti i pensieri liberati nella luce che quei luoghi conservano. Ed ecco che le biblioteche di Listri non godono della qualità del qui ed ora. Non sono foto documentarie in senso stretto, ma qualcos’altro: luoghi situati in un altrove, in un mondo iperuranico che non è raggiungibile se non attraverso la sensibilità dell’artista.

Quale miglior occasione, dunque, per poter ammirare fino al 24 settembre 2013, trenta ritratti di biblioteche dell ‘autore, presso Palazzo D’Accursio, Sala d’Ercole in Bologna in occasione di Artelibro Festival del Libro d’Arte 2013.
Sono esposte le foto di alcune tra le più suggestive biblioteche del mondo: dall’Italia alla Francia, dall’Austria alla Germania, dalla Spagna al Portogallo passando per Firenze, Imola, Roma, Napoli, Siviglia, Chantilly, Weimar, Coimbra, Melk. Luoghi che conservano libri, ritratti in modo dettagliato e preciso ed attraversati dalla quella luce naturale così avvolgente da sembrar composta dalla materia di cui sono fatti i pensieri.

Diego Pirozzolo

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