Roma, MAXXI | The Cast. Clemens von Wedemeyer

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Clemens von Wedemeyer, Afterimage, Video still (detail), 6 min, Video installation, Italy/Germany, 2013, courtesy Galerie Wolff, Paris, KOW, Berlin, (c) VG BildKunst, Bonn

Clemens von Wedemeyer, Afterimage, Video still (detail), 6 min, Video installation, Italy/Germany, 2013, courtesy Galerie Wolff, Paris, KOW, Berlin, (c) VG BildKunst, Bonn

“The Cast” è il titolo della mostra che il MAXXI di Roma dedica a Clemens von Wedemeyer, artista tedesco impegnato nella sperimentazione di un nuovo linguaggio che riguarda tanto il tempo quanto lo spazio cinematografico. L’esposizione, che resterà aperta al pubblico dal 26 settembre 2013 al 26 gennaio 2014, è a cura di Giulia Ferracci e pone l’attenzione su oggetti di scena e figuranti che rimandano ai colossal dell’industria cinematografica romana; il rapporto tra statua e attore, ma anche tra questi e lo sguardo dello spettatore; la storia del cinema e il suo nascosto; le lotte politiche condotte dai lavoratori nel settore della cultura di ieri e di oggi; il mito greco della rinascita dopo la distruzione.

La mostra nasce dalla complessa ricerca sviluppata da von Wedemeyer nel corso dell’ultimo anno trascorso a Roma e tratta alcuni dei suoi luoghi simbolo, storici e contemporanei, come gli Studios di Cinecittà e il Teatro Valle Occupato.

L’allestimento si sviluppa in quattro capitoli.

Il primo capitolo, Afterimage, trova location a Cinecittà, nello storico laboratorio di scultura Cinears, della famiglia De Angelis, che per quattro generazioni si è occupato della produzione dei materiali di scena per film che hanno segnato la storia del cinema: dai colossal Ben-Hur e Cleopatra a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. L’opera è un’animazione 3D dove protagonista è lo sguardo dello spettatore che, attraverso l’uso di una camera in soggettiva, si muove in un deposito dove sono ammassati props, sculture e oggetti di scena.

Il secondo capitolo The Beginning: Living Figures Dying è un’installazione composta da brevi frammenti di film storici (da Mélies a Cocteau, da Fellini a Godard) proiettata lungo il pavimento vetrato della Galleria 5, per l’occasione trasformato nell’asse di scorrimento di un film. Il found-footage film analizza il rapporto tra sculture e attori, il perenne duello tra immobilità e movimento, seguendo uno schema drammaturgico del cinema classico: origine della statua, adorazione e successiva distruzione.

La terza parte della mostra presenta Procession, una commistione di genere documentario e cinema di finzione. Il copione del film richiama fedelmente un incidente fuori-scena accaduto nel lontano 1958, quando migliaia di comparse tentarono di entrare negli Studios chiedendo lavoro e interrompendo così le riprese del film in corso. Il cast di questa rimessa in scena (reenactment) è composto dagli artisti e attivisti del Teatro Valle Occupato che dal 2011 è diventato una delle realtà più significative delle trasformazioni in atto nel settore della cultura.

Ultimo capitolo è Remains. The Myth of Deucalion and Pyrrha, due sculture che narrano il mito greco di Deucalione e Pirra, gli unici due esseri umani sopravvissuti al grande diluvio che colpì il mondo in un tempo remoto, raccontato da Ovidio nelle Metaformosi. A loro gli dei concessero il potere di generare nuova vita lanciando pietre alle proprie spalle. In questa sezione sono esposte anche alcune forme in negativo, i calchi provenienti dal Laboratorio Cinears, già presentato nel primo capitolo.

Il progetto è stato sviluppato dall’artista in collaborazione con Paolo Caffoni, co-editor del catalogo (Archive Books), contenente i contributi di Marco Scotini e Avery Gordon.

 

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