Il Futurismo al Guggenheim Museum di New York – Il significato di una grande mostra

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Giacomo Balla, Abstract Speed + Sound (Velocità astratta + rumore), 1913–14 Oil on millboard (unvarnished) in artist’s painted frame, 54.5 x 76.5 cm The Solomon R. Guggenheim Foundation, Peggy Guggenheim Collection, Venice 76.2553.31 © 2013 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome Photo: Courtesy Solomon R. Guggenheim Foundation, New York

Giacomo Balla, Abstract Speed + Sound (Velocità astratta + rumore), 1913–14
Oil on millboard (unvarnished) in artist’s painted frame, 54.5 x 76.5 cm
The Solomon R. Guggenheim Foundation, Peggy Guggenheim Collection, Venice 76.2553.31
© 2013 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome
Photo: Courtesy Solomon R. Guggenheim Foundation, New York

Con la mostra che si inaugura il 21 febbraio 2014, il Guggenheim Museum di New York fa scoprire alla grande il Futurismo al popolo degli Stati Uniti, infatti saranno presentate più di 360 opere realizzate da oltre 80 artisti tra il 1909 e il 1944, da quando, cioé, fu pubblicato il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti fino al tramonto del movimento negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Il movimento artistico futurista, fondato da Filippo Tommaso Marinetti attraverso il Manifesto di Parigi del 1909, ai quali seguirono il Manifesto dei pittori futuristi (Milano 1910) e il successivo Manifesto tecnico e altri sul rinnovamento della nozione musicale (1913-1914), pur presente al Guggenheim Museum con Gino Severini (1883-1966) e qualche altro, merita di essere conosciuto in maniera più approfondita per quello che ha rappresentato, in Italia e in Europa, principalmente per le avanguardie storiche tra il 1900 e il 1919 e per la cultura artistica tra le due guerre (1920-1945), non solo, ma, come ho cercato di dimostrare, in un altro mio scritto, anche per il fatto che esso continua ad influenzare le recenti avanguardie artistiche contemporanee.

Addirittura, indagato come si deve il Futurismo del periodo degli anni trenta, emerge una figura del Futurismo napoletano, Luigi Gallina (Corigliano Calabro 1906 – Napoli 1973) che ci mostra il futuro del Futurismo.
Gallina ci fa pensare che mai nello studio di un movimento artistico si è sentito il bisogno di approfondire il rapporto tra sinestesia e comprensione dell’arte come nello studio del Futurismo.
Questo estroso artista ci dice che rispetto al futuro ci troviamo ancora oggi in una situazione di bassa entropia, infatti ancora oggi si hanno accesi fermenti cui il Futurismo ha dato luogo, fermenti che noi per vari motivi non percepiamo come eventi originatisi dalla stessa matrice del Futurismo ma come slegati da questo. Tutto ciò principalmente per via del fatto che si cerca di rimuovere il Futurismo come fatto storico per le conseguenze che, sposando la politica, scatenò. Comunque sia, certo nel segno di Luigi Gallina trovi i caratteri d’una implosione, unico e solo mezzo che può scatenare linguaggi nuovi e un riposizionamento rispetto a ciò che la mente intuisce. Infatti, egli credeva, come Majakoskij, che da una mente proiettata verso il futuro può scaturire un presente nuovo. Il futuro del Futurismo sta quindi in forme di comunicazione alle quali deve corrispondere un nuovo senso del mondo  unito alla necessità per l’individuo di comunicare con tutti i popoli della Terra. Questo per Gallina può essere fatto con i segni universali, quegli ideogrammi, quei pittogrammi e  quelle sonorità dell’uomo dei primordi della civiltà lontano dagli inquinamenti della superstizione maligna.

Rinaldo Longo

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