La gelosia, un film di Philippe Garrel

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Un'immagine del film La gelosia
È un cinema profondamente, visceralmente autobiografico, quello di Philippe Garrel. Un cinema che si nutre del vissuto personale, privato dell’autore (e di quello dei suoi congiunti), che scava entro i luoghi vividi e mitici della memoria e ne riesuma situazioni, figure, vicende che hanno segnato un’intera esistenza. Il padre Maurice, attore d’immenso talento, morto da pochi anni; la madre, lasciata dal marito quando Philippe era ancora in tenera età; Nico, la cantante dei Velvet Underground, con la quale il regista convisse per dieci anni, prima che lei fosse stroncata dalla droga; e poi ancora altri amori e altri disamori; le infatuazioni artistiche, politiche, culturali; le amicizie; i tradimenti, gli abbandoni, le derive esistenziali: sono questi i fantasmi interiori che costituiscono da sempre, per Garrel, un patrimonio affettivo insostituibile, lo stesso a cui egli attinge per ciascuno dei suoi film, realizzando un continuo e singolare connubio tra la realtà e la finzione.

La gelosia è un ulteriore tassello di quell’affresco familiare di largo respiro che Garrel va componendo da alcuni decenni. Qui l’eroe del racconto (interpretato dal figlio Louis, il personaggio è ispirato alla figura del padre del regista) è un attore di teatro ancora alle prime armi che, all’età di trent’anni, decide di lasciare la moglie e la bambina che ha avuto da lei, Charlotte, per andare a vivere con un’altra donna, da cui sarà a sua volta abbandonato. Ed è proprio lo sguardo vergine e complice della piccola Charlotte (dietro cui è agevole riconoscere la figura dello stesso Philippe) che viene a rivelare la vulnerabilità e lo smarrimento di quel padre troppo umano, consentendo al film di tornare a riflettere sui tormenti della vita affettiva – il tema dominante, che è al centro dell’intera produzione del cineasta – adottando un respiro più disteso e pacato, che traduce visivamente una tensione meno spasmodica e ossessiva.

Se la pellicola conserva il rigore consueto al cinema di Garrel (intreccio assai esile, imbastito su una successione di segmenti di per sé autonomi; macchina da presa che riduce al minimo le notazioni paesaggistiche per rimanere costantemente incollata ai corpi e ai volti degli attori, filmati con piani ravvicinati; fotografia – di Willy Kurant – giocata su un bianco e nero fortemente contrastato), il tono del racconto assume cadenze talora dolorose, ricusando tuttavia ogni forma di retorica patetica, melodrammatica o tragica (lo stesso episodio del tentato suicidio del protagonista non viene affatto enfatizzato). Lo sguardo con cui il cineasta osserva i suoi personaggi possiede qui una limpidezza e una dolcezza in qualche modo inconsuete. Anche l’adozione di uno stile narrativo più tradizionale, lontano dallo sperimentalismo esibito in passato (la storia appare qui meglio strutturata e più calibrata rispetto alla stessa produzione più recente di Garrel, per nulla dire del cinema non narrativo degli esordi), sembra voler testimoniare, se non di una pacificazione interiore, di un acquietamento delle tensioni più profonde.

Nicola Rossello

Scheda film

Titolo: La gelosia
Regia: Philippe Garrel
Cast: Louis Garrel, Anna Mouglalis, Rebecca Convenant, Olga Milshtein,  Esther Garrel
Durata:  77 minuti
Genere: Drammatico
Distribuzione: Movies Inspired
Uscita: 26 giugno 2014

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