Nelle sale UCI arriva The Look of Silence

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The Look of Silence

Le 23 multisale del Circuito UCI propongono martedì 31 marzo 2015, The Look of Silence, il documentario di Joshua Oppenheimer che alla 71. Mostra del Cinema di Venezia ha vinto il Gran Premio della Giuria e altri quattro premi collaterali (il Premio FIPRESCI: Miglior film Venezia 71, il Premio Feodora Miglior Film Euro-mediterraneo del concorso Venezia 71, l’HRNs Award – Premio per il Cinema dei Diritti Umani e il Mouse d’Oro). La proiezione è promossa e sostenuta da Amnesty International.

Joshua Oppenheimer ha portato di nuovo sullo schermo il tema del genocidio indonesiano degli anni Sessanta, già affrontato in The Act of Killing. Nel documentario esplora cosa significa essere un sopravvissuto e lo fa accompagnando Adi, un oculista che non ha potuto conoscere il fratello Ramli, ucciso nell’eccidio di Silk River, nel suo viaggio alla ricerca della verità. Il protagonista decide di affrontare gli autori di quell’atroce delitto, sperando di obbligarli ad ammettere di avere ucciso degli essere umani e ad assumersi le loro responsabilità. Solo così può riscattare la condizione di profonda vergogna in cui i suoi figli, la sua famiglia e tutte quelle delle vittime del massacro sono stati confinati e continuano a vivere.

«Girare un film sui sopravvissuti a un genocidio vuol dire addentrarsi in un campo minato di cliché, la maggior parte dei quali ha lo scopo di creare un protagonista eroico (al limite della santità) con cui identificarci, offrendo così la falsa illusione che, nella catastrofe morale di certe atrocità, non assomigliamo per niente ai persecutori – afferma il regista -. Ma presentare i sopravvissuti quasi fossero santi per rassicurare noi stessi sulla nostra bontà significa usarli per ingannarci. È un insulto all’esperienza di vita dei sopravvissuti, e non ci aiuta affatto a comprendere cosa significhi sopravvivere alle atrocità, vivere una vita devastata dalla violenza di massa ed essere ridotti al silenzio dal terrore. Per riuscire ad attraversare questo campo minato di cliché, dobbiamo dunque esplorare il silenzio stesso. Il risultato, The Look of Silence, è un poema che parla del silenzio che nasce dal terrore e della necessità di rompere quel silenzio, ma anche del trauma che dalla rottura di quel silenzio deriva. Forse il film finisce per essere un monumento al silenzio – un promemoria al fatto che, anche se vogliamo andare avanti, guardare da un’altra parte e pensare ad altre cose, nulla potrà ricomporre ciò che è stato spezzato. Nulla risveglierà i morti. Dobbiamo fermarci, comprendere le vite che sono state distrutte, trovare la forza di ascoltare il silenzio che ne consegue».

Sinossi
Indonesia: tra il 1965 e il 1966 il generale Suharto prende il potere e dà il via a una delle più sanguinose epurazioni della Storia. Con la complicità e il supporto dell’esercito indonesiano, gruppi para-militari massacrano oltre un milione di persone, tra comunisti, minoranze etniche e oppositori politici.
Nato nel 1968, Adi non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Silk River. Il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva rotto il silenzio sul genocidio indonesiano con il suo acclamato The Act of Killing scioccando pubblico e critica di tutto il mondo, porta Adi a incontrare e confrontarsi con i responsabili di quell’atroce delitto, in un percorso che ha come obiettivo quello di tutti i grandi viaggi: la ricerca e l’affermazione della verità.

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