Milano | Dalla Scapigliatura al Divisionismo. Le origini della Modernità

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Mosè Bianchi, Neve a Milano, 1895, Olio su tavola, 48,5 x 73,5 cm

Mosè Bianchi, Neve a Milano, 1895, Olio su tavola, 48,5 x 73,5 cm

La Galleria Bottegantica di Milano presenta, dal 27 marzo al 30 maggio 2015, la mostra “Dalla Scapigliatura al Divisionismo. Le origini della Modernità”. L’esposizione, curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, ripercorre il periodo compreso tra i primi anni Settanta e la fine dell’Ottocento attraverso una selezione di 30 opere dei principali artisti attivi a Milano fautori di un linguaggio pittorico innovativo, svincolato dai modelli accademici, capace di esprimere i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca.

Questo itinerario nella pittura lombarda dalla Scapigliatura al Divisionismo si apre con alcuni capolavori di Tranquillo Cremona (La lettera e Il ritratto di Vittore Grubicy), di Daniele Ranzoni (La Maddalena e Ritratto della signora Giovanna Schlosser in Schonenberg), Mosè Bianchi (Neve a Milano e La dama col pappagallo) e di Luigi Conconi (Gelosia).

In mostra figura anche il pannello sinistro del pentittico L’Amore nella vita (1901-1902) di Pellizza da Volpedo. Realizzata nel periodo successivo al compimento e alla prima esposizione pubblica de Il Quarto Stato, l’opera costituisce uno dei punti di arrivo delle ricerche del pittore sulla luce e sulla scomposizione dei colori ed esprime l’attenzione di Pellizza per la compenetrazione tra uomo e natura.

Di Emilio Longoni sarà invece esposta la seconda versione de La voce del ruscello, straordinaria impressione di luce, di immensità, di solitudine e di serenità in cui la natura d’alta quota dispiega le sue meraviglie fatte di acqua e di ghiaccio.
Aspetti che troviamo anche nell’opera Alta montagna di Angelo Morbelli, che è rivolta a penetrare il segreto senso delle cose e a scoprire in esse messaggi reconditi, più che a descrivere la natura in un particolare momento.

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