Escher in mostra a Bologna

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Maurits Cornelis Escher, Mani che disegnano / Drawing Hands, 1948, Litografia, 28,20x33,20 cm, The M.C. Escher Holding b.V., All M.C. Escher works © 2015 The M.C. Escher Company. All rights reserved

Maurits Cornelis Escher, Mani che disegnano / Drawing Hands, 1948, Litografia, 28,20×33,20 cm, The M.C. Escher Holding b.V., All M.C. Escher works © 2015 The M.C. Escher Company. All rights reserved

A Bologna, dopo lunghi lavori di restauro, ricostruzione e riqualificazione, viene restituito alla città, giovedì 12 marzo 2015, Palazzo Albergati. Lo splendido edificio cinquecentesco, situato nel  cuore del centro storico, riapre le sue porte con una mostra dedicata al grande artista olandese Escher.

Costruzioni impossibili, esplorazioni infinite, giochi di specchi, motivi e geometrie interconnesse: il meraviglioso mondo dell’artista che più di ogni altro trasforma l’ambiguità visiva in ambiguità di significato, che seduce e incanta con disegni e litografie che col passare del tempo sono entrate nell’immaginario quotidiano e collettivo e che hanno visto gli impieghi più disparati (copertine di famosi long playing,  scatole da regalo, francobolli, biglietti d’auguri e piastrelle).
La retrospettiva su Maurits Cornelis Escher, aperta al pubblico dal 12 marzo al 19 luglio 2015, presenta  oltre 150 opere, tra le quali i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente, Giorno e notte, Nastro di Möbius II, Casa di scale (relatività), Altro mondo II, Vincolo d’unione e la serie degli Emblemata. Una sezione del tutto nuova sarà quella della Eschermania, che racconta la vasta e molteplice influenza dell’artista.

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni: La formazione: Escher, l’Italia e l’ispirazione Art Noveau; Superfici riflettenti e metamorfiche; Metamorfosi; Dall’Alhambra alle tassellatura; Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio; Economia escheriana ed Eschermania.

Poco nota, ma qui approfondita in maniera illuminante, è l’influenza che Escher ha avuto ed ha ancora sull’editoria, sulla grafica, sull’oggettistica, per non parlare della pubblicità, della moda, dei fumetti e del cinema.
La beat-generation s’innamorò presto delle creazioni di Escher che, soprattutto in America, “rubava” la sua arte per stamparla su magliette, sui poster, tinteggiandole con i colori psichedelici allora di moda, suscitando le ire dell’artista che, per questo motivo, fondò la Escher Foundation alla quale, ancora oggi, si deve la tutela dei suoi diritti. Così, le sue incisioni finirono anche sulle copertine dei long playing, non sempre con il gradimento dell’artista. È noto l’episodio di Mick Jagger che non riuscì a pubblicare Verbum sulla custodia dell’ultimo LP dei Rolling Stones che nei primi giorni del 1969 sarebbe stato lanciato sul mercato con il titolo di Let it Bleed. Tutto questo può ben essere definito “eschermania”.

La mostra, curata da Marco Bussagli e da Federico Giudiceandrea,  è prodotta ed organizzata da Arthemisia Group, con il patrocinio del Comune di Bologna, ed è realizzata in collaborazione con la M.C. Escher Foundation.

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