Milano | La Pietà Rondanini di Michelangelo nell’antico Ospedale Spagnolo

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Pietà Rondanini di Michelangelo - Foto  di  Roberto Mascaroni
La Pietà Rondanini di Michelangelo, dopo quasi sessant’anni trascorsi nel Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco all’interno della Sala degli Scarlioni, cambia casa. Pur rimanendo all’interno del Castello, trova però la sua definitiva collocazione nello spazio dell’antico Ospedale Spagnolo. Un nuovo spazio espositivo, dunque, per dare piena valorizzazione al capolavoro del genio toscano.
Una grande festa, pertanto, è in programma sabato 2 maggio 2015.  Il taglio del nastro si terrà alle ore 11, mentre dalle ore 14 fino alle ore 23 il Museo Pietà Rondanini Michelangelo resterà aperto alla città e sarà ad ingresso gratuito per tutta la settimana fino a domenica 10 maggio [l’apertura gratuita è stata prorogata fino al 31 maggio 2015].

La Pietà Rondanini rappresenta il testamento spirituale del maestro, intento a scolpirne i tratti sino a pochi giorni prima della morte, avvenuta nel 1564. L’opera non finita fu, infatti, ritrovata nella sua abitazione romana, ma se ne persero poi le tracce per lunghi anni fino a quando ricomparve presso l’abitazione del marchese Giuseppe Rondinini (questa la denominazione corretta), raffinato collezionista romano. Nei secoli successivi visse un lungo avvicendarsi di passaggi di proprietà, fino a quando nel 1952 la scultura venne acquistata dal Comune di Milano ed esposta per la prima volta nel 1956 in occasione della riapertura dei Musei del Castello nel secondo dopoguerra.
Il nuovo allestimento, curato dall’architetto Michele De Lucchi, all’interno della sala dell’antico Ospedale Spagnolo,  è essenziale, per rispettare la sacralità della Pietà e indurre alla meditazione. Inoltre, esso «ribalta completamente la visione ad oggi consueta dell’opera: entrando – afferma De Lucchi – i visitatori vedranno infatti la scultura di spalle e scorgeranno per prima cosa ciò che Michelangelo scolpì per ultima, la schiena della Madonna ricurva sul Cristo, rendendo ancora più intensa l’emozione per l’opera. Solo girando attorno alla statua si vedrà la parte anteriore, con il Cristo cadente sostenuto dalla Madre: una prospettiva assolutamente inedita, voluta per mettere in risalto quella dimensione della scultura, incompiuta, prima impossibile da osservare nella sua completezza».

Procedure di tutela e soluzioni di ingegnerizzazione, senza precedenti noti nella museotecnica, sono state affrontate in collaborazione tra Politecnico di Milano, Comune di Milano, Soprintendenza del Castello Sforzesco e Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, che ha curato la supervisione di tutto il progetto, dall’inizio alla sua conclusione. Per salvaguardare il capolavoro da eventuali effetti legati al passaggio della vicina metropolitana e da eventuali scosse sismiche è stato realizzato, sulla base dei dati scientifici raccolti a livello internazionale dal Politecnico di Milano, un avanzatissimo sistema di protezione, integrato, da rischi sismici e da vibrazioni verticali provenienti dal terreno.

C’è, dunque, molta attesa per l’inaugurazione di questo nuovo spazio espositivo. Evento che apre anche il ricco programma di iniziative di ExpoinCittà. «Milano è pronta a dare il benvenuto al mondo presentando nel migliore dei modi uno dei suoi tesori più preziosi, che contribuirà ad affermare ancora di più l’attrattività, la fama, il prestigio internazionale della nostra città – ha affermato il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia – . La progettazione e la realizzazione della nuova sala, il delicatissimo trasporto e posizionamento dell’opera di Michelangelo sono frutto di un impegno veramente notevole. L’allestimento, così semplice e lineare, nasconde un enorme lavoro di ricerca e di studio e il ricorso alle tecnologia più avanzate. Tutto ciò permetterà ai visitatori di riscoprire l’opera in un percorso emozionante».

La realizzazione del progetto ha visto la collaborazione fra Istituzioni pubbliche e realtà private, in particolare dal Comune di Milano insieme alle Soprintendenze, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), all’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR) e al Politecnico di Milano – Centro Beni Culturali per le attività di diagnostica, monitoraggio e ingegneria. Importante è stato, inoltre, il contributo della Fondazione Cariplo, partner istituzionale del Castello Sforzesco nel progetto di restauro architettonico e di rinnovamento museografico. Un insieme di voci e di diverse competenze che hanno saputo confrontarsi con sinergia su temi di conservazione, restauro, progettazione e ingegnerizzazione, in grado di garantire la più alta valorizzazione dell’opera e al tempo stesso la sua massima sicurezza.

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