Tra giornali e politica. Matilde Serao, Francesco Compagna e Il Mattino di Napoli

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Matilde Serao e Francesco Compagna

Matilde Serao e Francesco Compagna

Giornali e politica: un rapporto antico, un rapporto di simpatia o, a volte, di puro interesse. Lo testimoniano la grande storia ed anche gli archivi di paese. Poco o nulla è cambiato nel tempo. Eccone un tratto. Nel 1891, Matilde Serao, trentottenne, eclettica scrittrice di successo e donna inquieta, fonda a Napoli Il Mattino. Nell’impresa, le è accanto il marito Eduardo Scarfoglio. Insieme, hanno investito ‘una piccola fortuna, centomila lire, guadagnate col lavoro’. Dopo tre anni, al giornale le cose vanno abbastanza bene, ma lei, che di fiuto ne possiede non poco, sente che la società sta cambiando e che un giornale, più che cogliere il cambiamento, deve anticiparlo. Come? Ricorrendo ad investimenti, che lo rinfreschino ‘con articoli, con réclame, con un po’ d’innovazioni felici, che seminino la soddisfazione nei lettori’.
Ed andiamo al nocciolo: servono mille lire.
Tale somma viene chiesta dalla Serao, in prestito, a mezzo lettera, al Senatore calabrese Francesco Compagna (Corigliano Calabro, 1848 – Napoli, 1925).
La lettera, datata 26 aprile 1894, viene scritta a Roma, presso l’Hotel d’Europe, dove la Serao da alcuni giorni alloggia, evidentemente per motivi di lavoro. A garanzia dell’operazione avrebbe rilasciato una cambiale a firma del marito e la somma sarebbe stata restituita in tre-quattro mesi.
Il fatto è senz’altro interessante, giacché, nel dar conto dell’affanno di sempre della carta stampata, lascia intravedere, tra l’altro, un rapporto di affettuosa stima della Serao non solo col Senatore, considerato ‘gentiluomo perfetto’, ma con ‘chiunque si chiamasse Compagna’.

Se il favore sia stato accordato o meno, da parte del Senatore, non possiamo attestarlo. Una ricerca, tentata presso la redazione del giornale, è risultata infruttuosa. La ‘cortesia’ del Senatore, però, e una certa sua tendenza alla generosità, potrebbero far pensare che il nostro non sia rimasto insensibile dinanzi alla necessità di una donna ‘lavoratrice e madre di famiglia’, nonché Direttrice di un quotidiano tra i più accreditati d’Italia. Un giorno, forse, riprendendo a frugare tra le carte dell’archivio Compagna di Corigliano Calabro, verrà fuori una qualche nota, che completi la notizia e la concluda.

Giulio Iudicissa

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