Vergine giurata, un film di Laura Bispuri – Recensione

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Alba Rohrwacher in Vergine Giurata
Costruito sull’alternanza tra passato e presente, il film tende a risolversi interamente nella contrapposizione di due ambienti, di due forme di civiltà e cultura: da un lato uno scenario rurale, una totalità chiusa, definita da rigidi codici morali; dall’altro uno spazio urbano “aperto”, che esibisce i segni della modernità (piscine, centri commerciali, garage sotterranei). Se nella parte italiana della pellicola pare di cogliere un’eco della lezione di Soldini, in quella ambientata tra le montagne dell’Albania si percepisce un’attenzione curiosa e partecipe verso una realtà sociale assai lontana dalla nostra e in larga parte ignota: un’apertura che consente al film di accogliere suggestioni folcloriche (la promessa sposa che viene condotta velata al luogo del matrimonio in modo che non possa ritrovare la strada di casa; i lamenti con cui gli uomini della comunità partecipano al funerale del padre di Lila) e di dare densità visiva a un paesaggio montano restituito in immagini di grande splendore.

Vergine giurata descrive un laborioso percorso di affrancamento dalle costrizioni imposte dalla legge degli uomini in una società patriarcale e primitiva. L’allontanamento dal paese d’origine (e da una cultura arcaica) diviene, per la protagonista, la condizione necessaria per riscoprire il proprio corpo e il desiderio, e riacquistare in tal modo la propria perduta identità femminile: costretta a suo tempo a farsi “vergine giurata” e a negare la propria sessualità per potersi sottrarre alla tutela imposta dal clan maschile – una scelta che implicava il mascheramento, la rinuncia a sentire il proprio corpo come parte di sé –, Hana deciderà infine di riappropriarsi della propria vita e di tornare a essere una donna e una persona libera. Un itinerario di ricerca di un’immagine appagante di sé che, in un contesto, quello italiano, aperto a possibilità impensabili nella terra d’origine, non sembra quasi conoscere contrasti drammatici né tensioni conflittuali: anche la figlia adolescente di Lila, sulle prime assai maldisposta verso l’intrusa, assumerà presto verso Hana un ruolo protettivo e di incoraggiamento. Il lieto fine sancisce l’emancipazione definitiva e, al tempo stesso, la riconciliazione con un passato affliggente (la canzone dell’infanzia che Hana e Lila tornano a cantare nella scena conclusiva del film).

Nicola Rossello

Scheda film
Titolo: Vergine giurata
Regia: Laura Bispuri
Cast: Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha, Bruno Shllaku, Ilire Celaj, Drenica e Dajana Selimaj, Emily Ferratello.
Genere: Drammatico
Durata:  90 minuti
Distribuzione: Cinecittà Luce
Uscita: 19 marzo 2015

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