Piero della Francesca, mostra a Forlì. Indagine su un mito

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Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, 1445-1462, olio su tavola. Museo Civico, Sansepolcro (particolare)È la luce che si propaga leggera, avvolgendo ogni singolo spazio, ogni figura, ogni elemento della scena pittorica. Luce bianca, innaturale, che sembra provenire da un altrove, da una fonte fuori dal tempo. Una luce interiore e razionale, capace di rendere perfettamente a fuoco anche i soggetti e le figure più lontane.
È il colore chiaro che avvolge limpidi volumi inseriti in una composizione geometricamente rigorosa, sorretta da un organico e puntuale sistema di leggi matematiche frutto di un artista che fu per il Vasari “il miglior geometra dei tempi suoi”.
È l’armonia del tutto, splendida sintesi degli elementi che si mescolano al gesto pittorico, alludendo nel complesso gioco di luci, colori, geometrie, forme e volumi alla metafora dell’Assoluto.
È Piero della Francesca, tra i più grandi artisti di ogni tempo e di ogni luogo, contemporaneo, ma rinascimentale all’anagrafe, dal 13 febbraio fino al 26 giugno 2016 in mostra a Forlì, presso i Musei San Domenico.

Dal titolo “Piero Della Francesca. Indagine su un mito“, con la direzione generale di Gianfranco Brunelli e un comitato scientifico, presieduto da Antonio Paolucci, nel quale figurano, tra gli altri, Frank Dabell, Guy Cogeval, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Neville Rowley, Daniele Benati, Ulisse Tramonti, James Bradburne, Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Cheles, e Maria Cristina Bandera e Giovanni Villa, la mostra mette insieme importanti opere dell’artista, contribuendo a far rivivere non solo la sua arte, ma anche l’influenza esercitata dall’autore sui pittori delle generazioni successive fino ai contemporanei.

Si propone un confronto con le opere, alcune presenti in mostra, dei grandi maestri del Rinascimento, da Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi, Fra Carnevale a Francesco Laurana e con quelli della generazione di artisti a lui immediatamente successiva come Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta, Giovanni Bellini.

Il visitatore potrà sperimentare la grandezza di Piero, tanto da farlo assurgere a mito. Scoprire come ad un certo punto della storia sia  caduto nell’oblio, per essere scoperto e rinascere in tutta la sua potenza espressiva ed artistica influenzando i Macchiaioli o Borrani, Lega, Signorini, ad esempio. Si vedrà il fascino che la sua pittura ha esercitato su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury.

Lo stesso Paolucci nel catalogo ufficiale della mostra scrive: “A un certo momento, nella storiografia critica del Novecento, Piero della Francesca è sembrato la dimostrazione perfetta, antica e perciò profetica, di una idea che ha dominato a lungo il nostro tempo; di come cioè la pittura, prima di essere discorso, sia armonia di colori e di superfici”.

Non c’è da stupirsi se anche Degas e Seurat, o altri autori  del postimpressionismo, o anche gli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, confrontati con fondamentali artisti stranieri come Balthus e Edward Hopper,  hanno attinto alla lezione ed alla poetica artistica di Piero della Francesca contribuendo a creare il mito dell’autore di Sansepolcro.

Non resta che mettersi in viaggio, raggiungere Forlì. Entrare nell’arte di Piero è qualcosa di straniante e suggestivo. Confrontarsi con i suoi quadri, con i suoi colori con la sua luce, ricercare quell’equilibrio e quell’armonia delle forme è un’occasione imperdibile ed altamente gratificante. Anche un modo per perdersi e ritrovarsi compromessi da quelle complesse trame pittoriche che ci restituiscono il senso e la bellezza della vita.

Diego Pirozzolo

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