Hopper, i capolavori del genio statunitense in mostra a Bologna

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Edward Hopper (1882 1967), Apartment Houses, East River, c. 1930, Oil on canvas, 89,1x152,7 cm, Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art

Edward Hopper (1882 1967), Apartment Houses, East River, c. 1930, Oil on canvas, 89,1×152,7 cm, Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art

Apre al pubblico, venerdì 25 marzo 2016, nelle sale di Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni di Bologna, una interessante mostra dedicata ad Edward Hopper.
In esposizione circa 60 capolavori, provenienti dal Whitney Museum di New York, attraverso i quali si intende ripercorrere la carriera artistica del grande pittore statunitense.

Tra le opere in mostra South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), studi molto interessanti, come quello per Girlie Show del 1941.
Prestito eccezionale è il grande quadro intitolato Soir Bleu, simbolo della solitudine e dell’alienazione umana, opera realizzata da Hopper nel 1914 a Parigi.

Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni, tematiche e cronologiche al contempo: dalla formazione accademica agli anni di studio a Parigi, quando entrò in contatto con il movimento impressionista, fino ai capolavori degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, per arrivare alle intense immagini dell’ultimo periodo.

Le prime sezioni illustrano un gruppo di autoritratti, le opere del periodo accademico e gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino. Capolavori come Night Shadows (1921) ed Evening Wind (1921) mettono in evidenza la sua tecnica elegante e quel “senso di incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana” che riscuote grande successo e che segna l’inizio di una felice carriera.
Nella sezione che celebra la straordinaria mano di Hopper disegnatore e il suo metodo di lavoro, è presentato un importante gruppo di disegni preparatori come Study for Gas (1940), Study for Girlie Show (1941), Study for Summertime (1943), Study for Pennsylvania Coal Town (1947).

La mostra riunisce anche alcune delle più significative immagini di donne, nude o semi svestite, da sole e in interni, affaccendate o contemplative: dipinti che raccontano al meglio la poetica dell’artista, il suo discreto realismo e soprattutto l’abilità nel rivelare la bellezza dei soggetti più comuni, usando spesso un taglio cinematografico.
Non solo nei dipinti, ma anche nelle incisioni di cui era maestro, nei disegni, negli acquerelli, dall’inizio del secolo agli anni Sessanta del Novecento, la sua carriera inscena uno straordinario repertorio di motivi e generi della pittura figurativa: ritratto, paesaggio, nudo, scena d’interno sono i protagonisti dei suoi capolavori come Self-Portrait (1903 – 06), Second Story Sunlight (1960), Summer Interior (1909), New York Interior (1921 ca.).

Hopper è stato per lungo tempo associato a suggestive immagini di edifici urbani e alle persone che vi abitavano, ma più che i grattacieli egli preferiva le fatiscenti facciate rosse di negozi anonimi e vedute di ponti meno conosciuti. Tra i suoi soggetti favoriti vi sono scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, spesso intravisti dietro le finestre durante i suoi viaggi, immagini di tavole calde, sale di cinema, divenute delle vere e proprie icone, come testimoniano alcuni celebri capolavori in mostra.

Hopper realizza anche notevoli acquerelli, durante le estati trascorse a Gloucester (Massachusetts), nel Maine, e a partire dal 1930, a Truro (Cape Cod Sunset, 1934). Opere che raffigurano dune di sabbia arse dal sole, fari
e modesti cottage, animati da contrasti di luce e ombra. Dipinti che evocano sempre delle storie, pur lasciando irrisolte le azioni dei personaggi.

La mostra, curata da Barbara Haskell in collaborazione con Luca Beatrice, e aperta al pubblico fino al 24 luglio 2016, è prodotta e organizzata da Arthemisia Group, in collaborazione con Fondazione Carisbo e Genus Bononiae Musei nella città e con il Comune di Bologna.
Il catalogo è edito da Skira.

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