Quando hai 17 anni, un film di André Téchiné – Recensione

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Quando hai 17 anni, un'immagine del filmL’impressione iniziale è di trovarsi di fronte all’ennesima variazione di quella personalissima radiografia dell’adolescenza intorno a cui André Téchiné ha imbastito la mitologia del proprio cinema. Il ricordo va subito a L’età acerba con cui Quando hai 17 anni condivide non soltanto motivi tematici, ma anche ossessioni ambientali (una piccola città di provincia del Sud-Ovest della Francia; una scuola dove gli alunni si preparano per l’esame di fine corso) e formali (il lirismo diffuso, certo gusto del romanzesco). Ma se il capolavoro del 1994, rievocando il clima dei primi anni Sessanta e gli echi della guerra d’Algeria, agiva sulla dimensione della memoria e dell’elegia facendosi rimpianto struggente dell’età giovanile, Quando hai 17 anni è costruito sul presente e ricusa ogni intonazione nostalgica.

Varcata ormai la soglia dei settanta anni, Téchiné sceglie qui di smussare le asprezze, i passaggi più tumultuosi, cupi e brutali di certe sue prove precedenti, per condurre il racconto lungo una direzione più morbida e guardare al presente e ai suoi giovani personaggi con sguardo più pacato, benevolo e ottimista. Il conflitto che nella prima parte del film oppone Damien e Tom – l’adolescente studioso e gentile, coccolato dall’affetto dei genitori, e il meticcio introverso, solitario e un po’ selvaggio, adottato da una coppia di allevatori di montagna – si colora di una certa ambiguità: sulle prime, pare di intuire, in quel loro contrasto, un groviglio confuso di invidia sociale, gelosie, risentimenti. Poi a poco a poco emergono paura e attrazione per l’altro, desideri inespressi e repressi: un non detto che diventa, fatalmente, avversione, aggressività, violenza all’apparenza immotivata.

Il processo di scoperta del proprio lato oscuro e inconfessato si consuma nel film (come già avveniva in Le lieu du crime e Les égares) all’interno di uno spazio relazionale chiuso, protetto, dove viene a riproporsi una figura emblematica del cinema di Téchiné: il triangolo “incestuoso” formato da una madre, da un figlio adolescente, da un ospite-rivale (il padre, una volta ancora, risulta assente). Anche qui il rapporto a tre arriva a farsi strumento di crescita, di maturazione, per i personaggi più giovani. In particolare, sarà la madre di Damien (una figura calorosa e vitale, ma che, dietro la generosità e l’ironia, maschera una fragilità segreta – la stessa che, a seguito di un evento luttuoso, la morte del marito, la trascinerà verso la depressione), sarà la donna a condurre ciascuno dei due ragazzi al superamento delle proprie insicurezze e del proprio disorientamento, e dunque a una serena accettazione di sé, della propria identità e delle proprie inclinazioni sessuali.

Nella seconda parte del film la commistione tra ambizioni romanzesche e lirismo intimista non sempre riesce a trovare accenti convincenti. Téchiné, la cui più recente produzione aveva segnato qualche battuta a vuoto, ha sentito qui il bisogno di ricorrere, in fase di sceneggiatura, all’apporto di Céline Sciamma. Il contributo di quest’ultima è avvertibile in particolare nel lavoro di prosciugamento del tessuto dialogico: i due protagonisti, incapaci di dar voce a parole al loro disorientamento, si rivelano attraverso i silenzi, gli sguardi, i gesti minimi o gli atti di aggressività fisica. A tratti però – nelle scene, soprattutto, in cui si inseriscono personaggi secondari – torna a emergere la necessità di dire, spiegare, chiarire. E allora la scrittura filmica tradisce qualche impaccio.

Nicola Rossello

Scheda film
Titolo: Quando hai 17 anni
Regia: André Téchiné
Cast: Kacey Mottet Klein, Corentin Fila, Sandrine Kiberlain, Alexis Loret, Jean Fornerod, Mama Prassinos, Jean Corso
Genere: Drammatico
Durata: 116 minuti
Distribuzione: Cinema
Uscita: 6 ottobre 2016

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