Gianni Pettena. Una antologica alla Galleria Giovanni Bonelli di Milano

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Gianni Pettena, Minneapolis, 1973. Fotografia, 42 x 36 cm.La sede milanese della Galleria Giovanni Bonelli ospita, dal 12 gennaio al 24 febbraio 2017, la mostra personale di Gianni PettenaAbout non conscious architecture”, a cura di Marco Scotini.
L’esposizione presenta un’ampia antologica dei lavori dell’artista, tra i protagonisti dell’Architettura Radicale, e si focalizza sull’attività svolta tra il 1968 e la fine degli anni Settanta, un decennio cruciale per la sperimentazione artistica e sociale in Italia.

Nel percorso espositivo saranno presentati, oltre a una selezione di lavori risalenti alla fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, materiali d’archivio editi e inediti realizzati da Pettena con differenti media.
Per l’occasione sarà riallestita al centro della galleria la grande scritta Carabinieri (creata per la prima volta nel 1968) che è uno degli esempi più importanti di intervento spaziale semiotico di quegli anni.

Alla base dell’Architettura Radicale c’è l’idea di non costruire ma di operare nel già costruito, lasciando emergere lo spazio inconscio o inconsapevole che normalmente viene rimosso – oltre al concepire l’architettura e lo spazio come evento, performance permanente.

Il titolo della mostra è tratto da un articolo fondamentale di Pettena uscito sulla rivista Casabella nel 1974, risultato dei suoi ripetuti viaggi nel Sud Ovest degli Stati Uniti, dal deserto dello Utah alla Monument Valley. L’anno precedente, nel 1973, era uscito anche il suo libro, ormai leggendario, L’Anarchitetto, in cui si ritrovano molteplici affinità con la pratica artistica che stava sviluppando negli stessi anni Gordon Matta-Clark.

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Firenze) è tra i fondatori, alla fine degli anni ’60 a Firenze, del movimento “architettura radicale” insieme a Superstudio, Archizoom, UFO. Nel 1972 realizza la sua prima mostra personale alla John Weber Gallery a New York. Negli anni successivi si dedica sia all’attività di artista che a quella accademica, spesso indagando le connessioni tra le proposte delle generazioni più giovani e il retaggio della sperimentazione iniziata negli anni ‘60.
Le opere di Gianni Pettena, in particolare i lavori del cosiddetto periodo americano (1972) e i molti disegni la cui visionarietà si è poi spesso tradotta in profetica realtà, assumono un valore tanto per la loro specificità e unicità all’interno della sperimentazione radicale degli anni Sessanta e Settanta quanto per i loro influssi sul mondo dell’architettura, del design e dell’arte contemporanea successivi. Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come: il Centre Pompidou di Parigi (1978), la Biennale di Venezia (1996), il Mori Museum di Tokyo (2004), il Barbican Center di Londra (2006), il PAC di Milano (2010), e il Museion di Bolzano (2008 e 2014).

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