Andrea Palladio. Il mistero del volto – Mostra a Vicenza

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PalladioCon una mostra, aperta al pubblico fino al 4 giugno 2017, nelle sale del Palladio Museum di Vicenza si cerca di far luce sul mistero del volto del celebre architetto Andrea Palladio, vissuto nel XVI secolo.
Una vera e propria indagine, svolta con la preziosa collaborazione dei laboratori di analisi della Soprintendenza di Verona guidata da Fabrizio Magani, che si è impegnato anche in prima persona nello studio dell’immagine di Palladio nell’Ottocento. A Vicenza sono stati riuniti i più credibili fra i ritratti presunti di Palladio, ma anche i meno credibili.

Dagli archivi e biblioteche erano emerse notizie sull’esistenza di solamente due ritratti di Palladio: il primo di mano del veneziano Jacopo Tintoretto (elencato nella collezione di un gioielliere tedesco nel 1603), il secondo del pittore veronese Orlando Flacco, di cui dava conto nientemeno che Giorgio Vasari nelle sue celebri Vite. Grazie alle ricerche promosse in occasione della mostra è stato possibile ritrovare il ritratto di Flacco, che era arrivato sino a Mosca, nella collezione di un architetto russo, Ivan Zoltovski, l’uomo capace di convincere personalmente Lenin, Stalin e infine Chruscev che Palladio doveva essere un modello obbligato per la nuova architettura sovietica.

Al ritratto cinquecentesco opera di Orlando Flacco la mostra è in grado di accostarne un secondo, opera di un altro veronese, Bernardino India, scovato da uno storico dell’arte americano in un antique shop nel New Jersey. Si tratta di dipinto ad olio su una tavoletta di noce: faceva parte di una serie di ritratti di uomini famosi, in piccolo formato per essere collezionati nel proprio studiolo. Il Palladio appare simile al ritratto di Flacco, con l’inedita particolarità di celare la calvizie con un cappello.
E tutti gli altri ritratti supposti di Palladio? Il Palladio Museum ha chiesto aiuto al Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, che sta effettuando analisi di comparazione fisionomica fra i dipinti per identificare tratti comuni e differenze.
Lo stesso allestimento di mostra, progettato da Alessandro Scandurra, restituisce l’atmosfera delle detective-story. Accanto ad ogni dipinto il visitatore trova dei tavoli luminosi in cui sono presentati i “reperti” ritrovati nell’indagine: radiografie dei quadri, sezioni stratigrafiche che evidenziano la successione delle pellicole pittoriche, antiche fotografie, documenti. È così possibile verificare le ipotesi proposte in mostra.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo a cura di Guido Beltramini, edito da Officina Libraria, che raccoglie i saggi di Fabrizio Magani, Howard Burns, Fernando Rigo Forte, Fernando Marias.

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