Bit Culturali incontra il Prof. Antonello Biagini, Presidente della Fondazione Roma Sapienza

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Prof. Antonello Biagini

Prof. Antonello Biagini

Dalla finestra si può vedere la Minerva con lo sguardo rivolto verso gli studenti che ogni giorno percorrono i vialetti dell’Ateneo ripetendo frettolosamente gli appunti, sorridendo e chiacchierando tra loro, o con il volto perso in chissà quali pensieri, quali date di esami da sostenere.
Un rito che si ripete quotidianamente sotto la figura benevola della dea che alza le braccia con lo scudo e la lancia. Qui si formano i giovani, qui si fanno uomini. Siamo alla Sapienza in un ufficio largo, spazioso, ma pieno di libri, di vecchie fotografie che ricordano gli albori della città universitaria, di riproduzioni del libretto accademico di una giovane Montessori, di quadri poggiati qua e là, che creano un’atmosfera particolare, un certo je n’è sais quoi avvolgente e trasudante di cultura.
La redazione di Bit Culturali, a  margine del concorso Arte in Luce, mi ha chiesto di intervistare il Presidente della Fondazione Roma Sapienza, prof. Antonello Biagini, storico e autore di numerose pubblicazioni, insignito di due lauree honoris causa: un’occasione per conversare non solo sull’iniziativa artistica, ma anche su tutta l’attività della Fondazione.

Professore, da quando è Presidente della Fondazione ha realizzato tante iniziative in favore di tutta la comunità accademica, intesa nel senso più ampio, composta, cioè, da studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e docenti, ma anche per quanti hanno partecipato ai vostri appuntamenti. Interpreta il suo lavoro quasi come una missione per diffondere la cultura e per aiutare gli studenti meritevoli?

Il termine “missione” viene usato spesso per cose più importanti. Ma indubbiamente è una missione che la Fondazione ha nel suo DNA costitutivo. Essa ha principalmente il compito di istituire bandi di borse di studio per gli studenti meritevoli. La Fondazione ha una maggiore attenzione verso quelli che sono gli obiettivi che la stessa Università si è data con il nuovo Rettore Eugenio Gaudio, coinvolgere sempre di più la comunità accademica nel suo insieme. Abbiamo anche fatto delle cose nuove: ottenuto una donazione liberale per erogare 50 borse di studio per gli studenti residenti nel bacino dei terremoti o, con IMI San Paolo, 60 borse di studio per quelli con disagio economico. Iniziative che danno la dimensione di una Fondazione che vuole lavorare con l’Università e per l’Università. Inoltre, si devono aggiungere anche gli appuntamenti tradizionali come Arte in Luce e nuove iniziative come  il torneo di scacchi che abbiamo inaugurato quest’anno. Un gioco ammesso anche nei conventi perfino in Età Moderna, mentre le carte erano proibite. Ma forse è improprio chiamare gioco quello degli scacchi, perché prevede ragionamento, strategia, concentrazione.
Quest’anno abbiamo recuperato il concorso “Lo ScrittoIo” con il tema specifico dei 60 anni dei Trattati europei. I partecipanti dovevano realizzare un elaborato giornalistico. Indubbiamente riflettere su questi temi oggi, di fronte ad una crisi europea, può essere positivo.

Riguardo ad “Arte in Luce”, il concorso di pittura e fotografia, quest’anno avete scelto un tema particolarmente interessante ma anche complesso per gli artisti. Osservando le opere devo ammettere che è stato declinato abbastanza bene dai partecipanti. Un tema che stimola delle riflessioni importanti.

In generale quello che cerchiamo di fare è valorizzare gli aspetti culturali e dare anche dei messaggi positivi. L’anno scorso il tema di “Arte in Luce” era dedicato all’integrazione ed alla  multiculturalità, quest’anno all’ecologia e all’ambiente. Anche se sappiamo che la piena realizzazione delle questioni trattate è un progetto utopistico, perché  la quotidianità spesso sembra  rinnegarle, noi riteniamo di doverci credere e indurre i giovani a riflettere su questi temi. Anche in un’epoca di grande crisi, di una bellicosità forte, di  sentimenti che tendono al razzismo ed alla riproposizione di forme di nazionalismo, come corpo docente, come adulti riteniamo doveroso spingere verso una riflessione positiva, tenendo conto che la crisi può anche essere un elemento che in qualche modo stimoli le innovazioni.

Siamo in un’epoca segnata dalla crisi dei grandi modelli economici tradizionali. Lo sviluppo sostenibile può imporsi in maniera decisa, oggi, come modello di sviluppo? Quale pensa possa essere il ruolo dell’arte nella formazione di una nuova coscienza ecologista?

L’arte può dire molte cose anche con un’immagine. È immediata ed ha un indubbio ruolo di apripista. Di ecologia ed ambiente sono molti anni che se ne parla, ma è difficile a livello internazionale poi trovare una quadratura. C’è una coscienza ecologista, ma il problema è farla diventare parte integrante di scelte politiche. Se non si raggiunge questo obiettivo, siamo di nuovo di fronte a grandi progetti che finiscono nel nulla. Per quello che riguarda questa Università, ci stiamo dotando di un piano energetico: verranno fatti dei lavori per rendere l’Università autosufficiente sul piano energetico e sostenibile.

Per le future attività della Fondazione cosa si augura? Può anticiparci qualche progetto?

L’augurio è che i prossimi appuntamenti richiamino sempre più studenti. Per l’anno venturo per quanto riguarda “Arte in Luce” sceglieremo un altro tema cercando di intercettare argomenti che possano interessare una comunità grande e complessa come la Sapienza. Abbiamo anche l’intenzione di istituire un premio alla ricerca, una sorta di riconoscimento ai tanti che lavorano, studiano, s’impegnano, spesso con dei risultati non riconosciuti dal mondo esterno.

Diego Pirozzolo

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