Milano | La Guerra Bianca nelle fotografie di Stefano Torrione

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Gruppo Adamello- Cresta Croce, cannone italiano 149 G, innalzato a Cresta Croce per appoggiare l’attacco e la conquista del Corno di Cavento. Fotografia di Stefano Torrione

Gruppo Adamello- Cresta Croce, cannone italiano 149 G, innalzato a Cresta Croce per appoggiare l’attacco e la conquista del Corno di Cavento. Fotografia di Stefano Torrione

Negli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano, dal 14 luglio al 5 novembre 2017, è aperta al pubblico la mostra fotografica “La Guerra Bianca”, ideata e prodotta da National Geographic Italia.

In esposizione oltre 70 immagini in grande formato, accompagnate da foto d’epoca e mappe esplicative realizzate dal fotografo Stefano Torrione, che portano il visitatore sui luoghi teatro di un tragico capitolo della storia italiana: la Grande Guerra sul fronte dei ghiacciai.

La Prima Guerra Mondiale fu anche e drammaticamente una guerra di montagna.
Mai prima di allora, e solo rarissimamente dopo, l’uomo ha combattuto a quote così alte, fino a oltre i 3.000 metri e più sul livello del mare. Gli eserciti del Regno d’Italia e dell’Impero AustroUngarico si scontrarono anche sui gruppi montuosi più elevati delle Alpi centro-orientali, tra le cime e i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello e della Marmolada, tra Lombardia, Trentino Alto-Adige e Veneto.

Nelle fotografi e di Stefano Torrione i segni di un’epoca tragica e violenta spiccano e si fondono con la bellezza apparentemente immutabile del paesaggio alpino.

«In occasione del centenario del primo conflitto mondiale, il nuovo palinsesto mostre in Fabbrica del Vapore apre con un’eccezionale esposizione – sottolinea la vicesindaco e assessore all’Educazione, Anna Scavuzzo – in cui la fotografia si mette al servizio della storia, con immagini evocative dell’assurdità dello scontro bellico, della maestosità della natura e della fragilità estrema della condizione umana».

«Il senso di questa esplorazione fotografica – spiega Stefano Torrione – si trova nel profondo contrasto tra la sacralità di un’epopea umana tragica, di una guerra combattuta a quote impensabili e un contesto ambientale di incredibile bellezza, dove si esprime la glorificazione massima della natura».

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