A Rosetta Loy il Premio Fondazione Il Campiello 2017

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Rosetta Loy

Rosetta Loy

È stato assegnato a Rosetta Loy il Premio Fondazione Il Campiello 2017. Il prestigioso riconoscimento alla carriera sarà ritirato dalla scrittrice in occasione della finale della 55^ edizione del Premio Campiello, in programma sabato 9 settembre al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

«Siamo onorati che Rosetta Loy abbia accettato questo nostro riconoscimento – ha dichiarato il Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas -. Vogliamo celebrare una scrittrice raffinata, mai prona alle suggestioni delle mode passeggere ma sincera e intensa. Rosetta Loy ha sempre affrontato con signorile disincanto le memorie dell’adolescenza, gli inganni del tempo e le offese della storia, filtrandole attraverso le testimonianze di chi rivendica, pur nel dolore, una dignità morale mai scalfita. Di nuovo gli scrittori ci vengono in aiuto fornendo uno sguardo diverso, in grado di offrirci chiavi di lettura per comprendere il nostro presente e interpretarlo in maniera personale e consapevole».

Il Premio Fondazione Il Campiello viene assegnato dal 2010 dall’omonima fondazione ad una insigne personalità della cultura letteraria italiana contemporanea. Hanno già ricevuto il riconoscimento Carlo Fruttero (2010), Andrea Camilleri (2011), Dacia Maraini (2012), Alberto Arbasino (2013), Claudio Magris (2014),  Sebastiano Vassalli (2015) e Ferdinando Camon (2016).

Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Esordisce nel 1974 con La bicicletta e due anni dopo pubblica La porta dell’acqua. Con L’estate di Letuche riflette sui movimenti sessantottini, mentre con i racconti di All’insaputa della notte torna all’Europa del ’39.
È nel 1987, con l’epopea ottocentesca di una famiglia contadina del Monferrato, che arriva il successo di pubblico e critica: Le strade di polvere vince il premio Campiello e il Viareggio. Nel 1992 esce Sogni d’inverno, focalizzato su un rapporto madre – figlia e sulla costellazione di uomini che orbita intorno a loro; nel 1997 torna alla scrittura autobiografica e dà alle stampe La parola ebreo, una accurata ricerca sulle leggi razziali e lo sterminio degli ebrei, che parte dalla morte ad Auschwitz di alcuni suoi vicini di casa. Nello stesso anno continua a ragionare sulla persecuzione ebraica in Cioccolata da Hanselmann e con Ahi, Paloma il suo sguardo rimane focalizzato sulla tragedia della seconda guerra mondiale. Ancora sull’intersezione tra storia e memoria familiare esce nel 2004 Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, che vince il Premio Bagutta. Nel 2009 pubblica La prima mano, un memoir con cui fa nuovamente ritorno all’infanzia romana.
Nel 2010, Rosetta Loy esplora i territori a cavallo tra documentario e narrativa con Gli anni fra cane e lupo – 1969-1994 Il racconto dell’Italia ferita a morte. Nel 2016 esce Forse, un’autobiografia in cui l’autrice riacquista la sua postura narrativa. Parallela alla produzione romanzesca, poi, nel 2015 ha esordito come autrice per ragazzi con tre libri sull’arte (Van Gogh, Andy Warhol, Magritte).

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