Betto Lotti e i suoi paesaggi lombardi in mostra a Milano

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Betto Lotti Le mondine, 1952 olio su tela, cm 54x69 © Gli Eredi Betto Lotti

Betto Lotti Le mondine, 1952 olio su tela, cm 54×69 © Gli Eredi Betto Lotti

Lo Spazio Eventi di Regione Lombardia del Grattacielo Pirelli, a Milano, ospita, dall’ 11 al 29 luglio 2017, la mostra personale di Betto Lotti dal titolo “Paesaggi lombardi luoghi dello spirito”, a cura di Daniele Lotti e Lauretta Scicchitano.

In esposizione oltre 70 lavori, opere pittoriche, acquerelli, carboncini, incisioni, datati fra il 1911 e il 1973, che evidenziano come Betto Lotti (1894 – 1977) abbia privilegiato il tema del paesaggio, degli spazi aperti e descritto con una visione poetica i luoghi a lui molto cari, i paesaggi lombardi.

La mostra si apre con un nucleo di opere realizzate fra il 1911 e il 1914, prevalentemente a carboncino, oltre a Le anime (1913) unico dipinto a olio rimasto del suddetto periodo. Lo spazio successivo è incentrato sull’attività incisoria, a cui Lotti si dedica per molto tempo, e che vede l’artista soffermarsi su temi e soggetti differenti, sia su scene di vita quotidiana legata al lavoro come Nel cantiere (1918) o La Grande Fornace (1913), sia su situazioni disimpegnate come La Taverna (1913). Accanto a questi lavori sono inoltre esposti alcuni bozzetti disegnati in trincea e durante la reclusione nel campo di concentramento austriaco di Sigmundsheberg, nel corso della prima guerra mondiale.

La sezione seguente è riservata agli anni ‘20 e ’30. In questo lasso di tempo emerge la forte vena di illustratore e cartellonista, che vede Betto Lotti coinvolto in collaborazioni in Italia e all’estero.

Il percorso prosegue con un avvenimento importante nella vita dell’artista, il trasferimento di cattedra in Lombardia, inizialmente a Stradella e poi a Como, con le prime testimonianze legate a soggetti della realtà regionale fra cui si ricordano gli acquerelli In risaia (1934), Lago di Como (1940) e Barche sul lago di Garda (1957); temi che ritornano anche nei disegni e nelle chine di quegli anni come in Cantieri a Milano (1952) e in La Portatrice (1961).

Queste opere preannunciano il cuore dell’esposizione, ovvero la sala dedicata alle tele dei paesaggi lombardi tutte realizzate ad olio. Caratterizzati da una forte legame con la natura, con la realtà che lo circonda e in stretta connessione con il movimento del Novecento, che prediligeva purezza delle forme e armonia nella composizione, questi lavori sono anche carichi di spiritualità e pervasi da un’atmosfera malinconica, legata al ricordo di un passato vissuto in Liguria e in Toscana.

Conclude la mostra una sezione legata ai lavori degli anni ’70, caratterizzati da una pittura più asciutta ed essenziale, influenzata dai canoni dell’astrattismo geometrico e dall’amicizia con il gruppo degli astrattisti comaschi e milanesi.

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