“Il secolo breve. Tessere di ‘900”, mostra alla Fondazione Matteucci di Viareggio

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Umberto Boccioni, Donna che cuce, 1906 - Mostra alla Fondazione Matteucci di Viareggio

Umberto Boccioni, Donna che cuce, 1906 – Mostra alla Fondazione Matteucci di Viareggio

La Fondazione Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio ospita, dal 7 luglio al 5 novembre 2017, la mostra “Il secolo breve. Tessere di ‘900“, a cura di Susanna Ragionieri.

Il titolo dell’esposizione, “Il secolo breve”, si richiama al celebre saggio pubblicato nel 1994 da Eric Hobsbawm. Il sottotitolo “Tessere di ‘900” vuole invece dar conto di una esposizione che propone una serie di testimonianze di rilievo assoluto del Secolo trascorso, tessere di un mosaico che letto nella sua complessità evidenzia un periodo artistico tra i più fecondi e creativamente tumultuosi dell’arte italiana.

Nel percorso espositivo le nature morte di Thayat, Balla, Severini e De Pisis emergono per il sentimento di classicità di cui sono pervase, mentre le figure di Spadini e Campigli si contrappongono, pur nella comune impronta parigina, per l’evocazione di un passato colto e dal cuore antico. Il paesaggio, infine, si offre nei volti più variegati attraverso le suggestive visioni di Rosai, Lloyd, Guidi e Paresce.
Ecco che, in questo caleidoscopico panorama, ogni artista – compresi Morandi, Guttuso, Viani e De Chirico – diviene così una tessera dell’affascinante ed eclettico mosaico che prelude alla modernità.

«La mostra offre un focus a suo modo originale – afferma Giuliano Matteucci – da cui emergono una serie di situazioni che potremmo definire “trasversali” alle fratture formali oramai canoniche. Nell’apparente autonomia e disomogeneità espressiva, queste dissonanti connotazioni confermano lo spirito inquieto che da sempre caratterizza l’arte italiana, delineando un inaspettato spaccato, quanto mai unitario nel comunicare il pensiero creativo del tempo. Non si tratta di avventurarsi in uno spazio temporale alla ricerca di un tema, di un genere o di consonanze estetiche – continua Matteucci -, ma di scoprirne l’infinita varietà di forme concepite e articolate ora sul colore, ora sulla ragione, ora sul sentimento, nelle quali l’immagine, nonostante tutto, continua a vivere prima della frantumazione».

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