Paolo Gioli all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid

Paolo GioliPresso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, dal 27 febbraio al 5 maggio 2017, è in programma la mostra ” Paolo Gioli. Corpi favoriti dalla notte “.

In esposizione sessanta opere, dai primi grandi disegni del 1962-63 ai lavori successivi che dagli anni Settanta contaminano le tecniche della fotografia, della pittura e della serigrafia. Ampio spazio sarà dato alle ricerche sulla Polaroid, con i cicli dei Toraci (1981-2007) delle Vessazioni (2007- 2010) delle Naturae (2007-2010) e dei Luminescenti (2006-2010), dove l’artista realizza trasferimenti su diversi supporti come la carta e la seta.
Anche la sperimentazione fotografica in bianco e nero sarà inclusa nelle serie dei Fotofinish (Volti attraverso, 1987- 2002) e degli Sconosciuti (1994-2015), mentre il cinema verrà presentato con due opere: L’uomo senza macchina da presa (1973-1981-1989) e Volto sorpreso al buio (1995).
La mostra, prodotta dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e curata da Giuliano Sergio, è realizzata nell’ambito della Fiera Internazionale di Arte Contemporanea ARCO 2017 ed è accompagnta da un catalogo prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid edito in lingua italiana e spagnola.

Paolo Gioli (Rovigo, 1942) è un artigiano della memoria e del sogno, capace di dar forma contemporanea alle radici della nostra cultura visiva.
Dopo aver frequentato, nei primi anni ‘60, la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, si trasferisce a New York dove conosce il New American Cinema. Rientrato in Italia, prosegue le sue ricerche negli anni fino ad oggi utilizzando tecniche quali il foro stenopeico, il fotofinish e la Polaroid. Abile nel realizzare innesti e sovrapposizioni di tradizioni apparentemente inconciliabili, Gioli crea icone inedite, capaci di raccontare le infinite rappresentazioni che l’uomo ha costruito per misurarsi con il mondo e con il proprio corpo, con l’inconscio e con la rappresentazione del divino.

Italia “Partner Country” dell’ India Design ID 2017 con la mostra Under 35. Italian Design

mostra Under 35. Italian Design in IndiaNell’ambito di una campagna biennale di promozione del made in Italy in India, portata avanti dall’Italian Trade Commission di New Delhi, l’Italia è “Partner Country” dell’India Design ID 2017. In questa occasione Triennale Design Museum di Milano presenta Under 35. Italian Design, a cura di Silvana Annicchiarico e con progetto di allestimento di Raffaella Mangiarotti e Marco Ferreri: una ricognizione sul giovane design italiano contemporaneo attraverso 100 progetti di 27 designer italiani Under 35.

Triennale Design Museum porta avanti così un percorso di analisi, valorizzazione e promozione del design italiano in Italia e nel mondo.

Emerge un panorama ricco e sfaccettato. Gli oggetti esposti spaziano da autoproduzioni a produzioni in grande serie, da oggetti artistici ad altri prettamente industriali. Molti dei designer coinvolti già lavorano per importanti aziende del settore, altri invece si confrontano con il mondo dell’arte e della piccola produzione, altri ancora sono dei veri e propri makers capaci di controllare tutto il processo da quello creativo a quello comunicativo del prodotto.

Il design italiano contemporaneo si colloca in un paradigma culturale e progettuale molto diverso rispetto a quello dominante nella seconda metà del Novecento: allora la cultura del progetto puntava a realizzare prodotti compiuti, funzionali e definitivi, oggi invece – divenuto di fatto “professione di massa” – il nuovo design genera processi più che prodotti, e si muove in un flusso di costante innovazione.

Gli artisti: Acquacalda (Federica Castagno, 1982, Sara Petrucci, 1985), Federico Angi (1982), Davide-Giulio Aquini (1982), Ilaria Bianchi (1989), Luca Boscardini (1983), Giovanni Botticelli (1987), Guglielmo Brambilla (1991), Tommaso Caldera (1986), Maria Jennifer Carew (1984), Alexandra Alberta Chiolo (1987), Andre de Chirico (1990), Dossofiorito (Livia Rossi, 1980, FaberHama (Paola Amabile, 1985, Alberto Fabbian, 1981), Ilaria Innocenti (1983), Lucia Massari (1983), Mathery (Matteo Sangalli, 1989, Erika Zorzi, 1988), Francesco Meda (1984), Mist-o (Tommaso Nani, 1983, Noa Ikeuchi, 1983), Eugenia Morpurgo (1987), Paula Studio Design (Valerio Ciampicacigli, 1984), Sara Ricciardi (1989), Roberto Sironi (1983), Sopa Design Studio (Sara Battisti Ferrari, 1987, Antonio De Bellis 1987, Francesco Di Pietro 1987), Sovrappensiero Design Studio (Lorenzo De Rosa, 1985, Ernesto Iadevaia, 1982), Alessandro Stabile (1985), Studio Lievito (Francesco Taviani, 1983, Jacopo Volpi, 1982, Laura Passalacqua, 1983), Studio Zanellato/Bortotto (Giorgia Zanellato, 1987, Daniele Bortotto, 1988).

Botticelli e la ricerca del divino in una mostra a Williamsburg in Virginia

Botticelli, Venere, particolareIl Museo Muscarelle, Williamsburg, Virginia, ospita dall’ 11 febbraio al 7 aprile 2017 la mostra “ Botticelli e la ricerca del divino”.

Il grande pittore del Rinascimento italiano Sandro Botticelli sarà celebrato con l’esposizione, tra le altre opere, di una delle sole due Veneri solitarie. Quest’opera, solitamente esposta presso la Galleria Sabauda di Torino, è visibile negli Stati Uniti per la prima volta.

«Sono toccato dalla meraviglia di questi dipinti – ha detto l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Armando Varricchio -, alcuni dei quali sono esposti per la prima volta in questo prestigioso museo che desidero ringraziare per l’eccellente collaborazione con l’Ambasciata d’Italia».

Botticelli fu un pittore molto prolifico e nei suoi dipinti i personaggi venivano rappresentati prevalentemente a grandezza naturale. I sedici dipinti, provenienti da chiese e musei italiani, tra i quali gli Uffizi, Palazzo Pitti, la Galleria dell’Accademia, il Museo Nazionale del Bargello e il Museo di San Marco di Firenze, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, la Fondazione Cini di Venezia, il Museo del Duomo di Prato e il Museo Civico di San Gimignano, rappresentano ogni fase della carriera del grande Maestro italiano.

La mostra comprende anche sei rari dipinti del maestro di Botticelli, Filippo Lippi, alcune opere di Filippino Lippi, figlio di Filippo e studente di Botticelli, un dipinto e una statuetta di bronzo di Antonio Pallaiuolo e, infine, due dipinti di Fra Bartolomeo.

L’esposizione, organizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, dopo  Williamsburg farà tappa presso il Museum of Fine Arts di Boston.

Mario Dondero. Mostra omaggio all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi

Mario DonderoRende omaggio a Mario Dondero (1928-2015), la mostra “Dondero – Milano/Parigi” che, dal 1 al 27 febbraio 2017, resterà aperta al pubblico presso i saloni dell’Hôtel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
Di origini genovesi Mario Dondero è una delle più originali figure del fotogiornalismo contemporaneo scomparso un anno fa.

In esposizione una selezione di un centinaio di foto di Dondero, in bianco e nero, scattate nel 2010 nelle due città in cui l’autore ha abitato e lavorato: Milano e Parigi. Due città che ha profondamente amato e di cui ha cercato di cogliere la quotodianità in movimento e l’anima poetica, la dimensione popolare e la bellezza segreta, l’attività rivolta all’avvenire e le solide radici culturali.

La mostra è organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi in collaborazione con Castaldi Partners.

Mario Dondero (Milano, 6 maggio 1928 – Petritoli, 13 dicembre 2015) è stato uno dei più noti fotoreporter italiani. Partecipa, giovanissimo, alla Guerra di Liberazione, combattendo come parrtigiano in Val d’Ossola. Negli anni ’50 è nell’effervescente Milano del Bar Jamaica, dove ha l’opportunità di frequentare artisti, intellettuali, fotografi. Dopo alcune esperienze da giornalista, collabora come fotografo a diverse testate italiane (Le Ore, Cinema Nuovo, Il Mondo). In seguito si trasferisce a Parigi e da qui gira il mondo per realizzare reportage di impegno politico e sociale. Alla fine degli anni ’90 torna in Italia e si stabilisce a Fermo, nelle Marche. Continua a viaggiare e a ritrarre uomini e donne, e le loro storie, per giornali e riviste. Tra i tanti personaggi celebri che ha fotografato anche Fidel Castro, Charlie Chaplin, Maria Callas, Pier Paolo Pasolini e Samuel Beckett. È stato membro onorario della Compagnia Unica dei Portuali di Genova. Nel 2011 l’Accademia di Brera gli conferisce la Laurea Honoris Causa.

A New York una mostra dedicata alla pittura veneta

Giovanni Boldini, Venezia, Punta della Dogana - Pittura veneta
Giovanni Boldini, Venezia, Punta della Dogana

Presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, dal 2 febbraio al 2 marzo 2017, è in programma la mostra “Memories of Serenissima. 19th century artists in Venice”, curata da Marco Bertoli.

L’esposizione è organizzata in concomitanza con le grandi celebrazioni di Venezia alla Carnegie Hall, “Music and Arts from The Venetian Republic”, che prevedono una serie di concerti, dal 3 al 21 febbraio, dei più grandi compositori veneti.

In mostra un nucleo di dipinti provenienti da prestigiose collezioni private.
La pittura veneta dell’Ottocento e del primo Novecento, nei suoi momenti più significativi, è rappresentata attraverso le opere dei suoi maggiori interpreti. Anni particolari in cui nasce e si impone la scuola veneziana del “vero”, con paesaggi, scene di genere, ritratti, marine e luminose vedute, nelle quali i pittori hanno cercato di catturare l’atmosfera, i colori e quella particolare magia tipica di Venezia e della sua laguna.

Tra le 22 opere esposte alcune luminosissime marine realizzate da Guglielmo Ciardi, uno dei maggiori paesaggisti veneti, che, a patire dagli anni Sessanta del XIX secolo, iniziò a confrontarsi con la natura e la pittura di paesaggio en plein air. Tra gli altri spicca il dialogo luminoso tra il cielo e l’acqua della laguna veneta della veduta densa di effetti atmosferici di Pietro Fragiacomo.
In mostra alcune opere di Eugenio De Blaas, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Alessandro Milesi ed Egisto Lancerotto che descrivono con schietto realismo la realtà sociale più umile di Venezia, fatta di poveri interni e feste popolari.

Accanto a questi pittori “veneti”, tra cui spiccano due bellissimi interni parigini di Federico Zandomeneghi, l’antologia espositiva affianca le opere di alcuni fra i maggiori interpreti della laguna; tra questi il calabrese Rubens Santoro, presente con una luminosa veduta di Venezia scelta come immagine della mostra, e il ferrarese Giovanni Boldini, che con tocchi rapidi e concisi tratteggia “Punta della Dogana”.

L’esposizione mostra una varietà di tematiche e di maniere espressive, che rende la “scuola veneziana” una delle più vivaci nel panorama italiano dell’epoca, erede fedele di una tradizione secolare, che ha fatto del colore e della luce la sua caratteristica principale.

Ozmo, un murale in una scuola di Miami

Ozmo, Grab this cock - The Raw Project, Wynwood, Miami. Foto: Arnold R. Melgar FoundationGli Stati Uniti hanno attribuito a Ozmo, uno dei pionieri della street art italiana, un nuovo importante riconoscimento.
Dopo San Francisco anche Miami (Florida) ha invitato Ozmo a realizzare un grande murale. L’opera, dal titolo Grab the cock, posta all’interno della scuola elementare Eneida M. Hartner, nel cuore dell’art district di Wynwood, raffigura e ricontestualizzza uno stemma araldico, al cui centro un gallo rampante su una tromba invita tutti, da un lato, alla vigilanza e alla saggezza, dall’altro, ad abbattere ogni discriminazione e razzismo.

Grab the cock riveste una grande importanza simbolica, sia per il luogo in cui è stato dipinto – la scuola è frequentata da un melting pot di bambini figli di minoranze che vivono al di sotto della soglia di povertà – sia per il soggetto: il gallo è uno dei simboli più cari alla comunità caraibica e cubana che abita nei quartieri attigui di Little Haiti e little Havana, tanto che ancora se ne possono trovare tra le strade. In questo, Ozmo rimane fedele al suo assunto, ovvero quello di cercare sempre “di lavorare site specific, e di creare piu livelli di intepretazione”.
Grab the cock è stato creato durante la recente edizione di Art Basel Miami Beach, tenutasi dall’ 1 al 4 dicembre 2016, per The Raw Project che offre ad artisti particolarmente riconosciuti a livello mondiale l’occasione di realizzare delle opere al fine di migliorare l’ambiente scolastico attraverso l’arte urbana e l’impegno della comunità.
Il progetto Raw ha infatti dimostrato che i murales hanno portato a un aumento della frequenza alle lezioni e di iscrizioni scolastiche, oltre a punteggi dei test più alti, meno violenza a scuola e un’atmosfera positiva.

Ozmo (Pontedera 1975) si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2001 si trasferisce a Milano, dove comincia a collaborare con alcune gallerie della città, firmandosi con il suo nome di battesimo e presentando lavori dalla forte connotazione pittorica. Contemporaneamente, interviene nello spazio pubblico firmandosi con la sua Tag: Ozmo, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la Street Art italiana contemporanea, di cui è uno dei pionieri e tra i più noti esponenti anche a livello internazionale. Dal 2003 le opere di Ozmo sono una presenza costante nel circuito dell’arte e in alcune importanti collezioni pubbliche museali. Tra le mostre italiane ricordiamo: Palazzo della Ragione (2005), Pac (2007) , Palazzo Reale (2007), fino alla sua personale “Primo Piano d’Artista” al Museo del 900 di Milano e alla realizzazione di un’opera muraria permanente di 14 m di altezza sulla terrazza del museo MACRO a Roma, nel 2012. Parallelamente all’attività artistica istituzionale, Ozmo realizza interventi di street art nelle più importanti capitali dell’arte contemporanea e urbana: San Francisco, New York, Miami, Chicago, Baltimora, Londra, Berlino, Mosca, San Paolo, La Habana, Beirut oltre che nelle città italiane Milano, Roma, Torino Palermo, Bari.

Giuseppe Modica, in mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Sydney

Giuseppe Modica, Atelier - salina 2016 acrilico tela cm.80x120Presso l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney fino al 31 gennaio 2017 è allestita la mostra personale di Giuseppe Modica dal titolo Atelier di luce e di memoria.

Presenza tra le più significative nel panorama dell’arte contemporanea italiana, inserito tra l’altro nella Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, Giuseppe Modica ha creato una serie di opere che indagano le relazioni tra luce, memoria, geometria, singolarità, espresse attraverso una grande perizia tecnica. La sua arte, interrogandosi sul presente, coniuga tradizione ed invenzione, con un un filo rosso che lega passato, presente e proiezione nel futuro: il tempo, la luce e la memoria, strutture portanti dell’opera dipinta, spostati e decentrati dal loro contesto consueto, sono trasferiti in una dimensione altra e collocati in una sospensione straniante e metafisica.

Giuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo nel 1953. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze; vive e lavora a Roma dove dirige la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti. Navigatore solitario, non assimilabile a gruppi di tendenza, è autore “metafisicamente nuovo” che coniuga tradizione ed innovazione. Apprezzato da storici dell’arte e critici ha esposto in mostre personali a Milano, Roma, Parigi, Colonia, Bologna, Firenze, Palermo e in retrospettive a carattere istituzionale e museale ed in rassegne museali internazionali: VIII Biennale Internazionale Arte Contemporanea de Il Cairo; XIII Quadriennale Arte contemporanea di Roma; VI Triennale dell’incisione, Milano; Novecento Siciliano, a Minsk, Mosca, Barcellona e Palermo; Milano Arte Italiana 1968-2007, Palazzo Reale; Venezia 54° Biennale di Venezia, Arsenale padiglione Italia; Bad Frankenhausen Panorama Museum.

La mostra, curata da Donatella Cannova – direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, è realizzata nell’ambito delle attività di promozione dell’arte contemporanea italiana.

Mariano Fortuny in mostra al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo

  Vaso Fortuny, mostra Mariano FortunyRende omaggio all’eclettico artista-designer del XX secolo Mariano Fortuny la mostra che, dal 7 dicembre 2016 al 12 marzo 2017, è aperta al pubblico al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo in Russia.

In esposizione oltre 200 opere tra abiti e costumi, disegni, tessuti, dipinti, sculture, fotografie e oggetti d’arte, ospitata nelle ampie sale della nuova ala (General Staff Bulding) del grande museo russo e frutto di un progetto congiunto tra l’Ermitage e la Fondazione Musei Civici di Venezia.

Dalla Fondazione Musei Civici di Venezia – da Palazzo Fortuny e da Palazzo Mocenigo – sono giunti infatti a San Pietroburgo per l’evento, curato da Tatyana Lekhovich con la collaborazione di Daniela Ferretti e Chiara Squarcina, ben 172 opere, comprese alcune di proprietà di Fondazione Venezia in deposito a Mocenigo, alle quali si sono aggiunti in mostra prestiti di collezioni private italiane e russe e opere dell’Ermitage, quest’ultime a ricreare il contesto storico e la fonte d’ispirazione di Mariano.
Tra queste, ve n’è una in particolare alla quale il Museo russo è assolutamente legato e che considera tra i suoi capolavori inamovibili: il cosiddetto Vaso Fortuny.
Questo vaso ispano-moresco dorato con lustro, risalente alla seconda metà del XIV secolo, è considerato uno dei più importanti al mondo nel suo genere. È stato acquistato dal Museo imperiale nel 1885 con la collezione dell’antiquario parigino Basilewsky che, a sua volta, lo aveva comprato dalla famiglia Fortuny.
È dal padre che Mariano Fortuny Y Madrazo (1871, Granada – 1949, Venezia) eredita in effetti, oltre alla vena artistica, anche la passione per lo studio della storia dell’arte e per il collezionismo.
In ogni caso l’origine del vaso era così significativa che il nome dei Fortuny si è preservato nella coscienza dei russi fino ad oggi, tanto da voler dedicare all’artista, designer, inventore, fotografo – celebrato dai suoi contemporanei come “Il Mago di Venezia” – una mostra ampia e ricca, che si è voluta inaugurare in occasione del “compleanno dell’Ermitage” festeggiato sempre tra il 5 e il 7 dicembre.

«Un’operazione internazionale di grande prestigio ci vede ancora una volta protagonisti – ha commentato Mariacristina Gribaudi, Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia – le nostre collezioni sono ammirate dagli amanti dell’arte di tutto il mondo e continuano a sorprendere il pubblico: questo è un dato di fatto. Essere in una sede così prestigiosa, che è anche una vetrina internazionale importante, ci rende orgogliosi e ancor più consapevoli della nostra missione di conservazione e valorizzazione di questo patrimonio. La partnership con il Museo Statale Ermitage, che è senza dubbio uno dei più grandi e importanti al mondo, è anche un segno dell’amicizia e dalla cultura che ci lega».

Corea | Il gioiello italiano in mostra a Seoul

Gioiello italianoBrilliant! I futuri del gioiello italiano” è il titolo della mostra che, dal 10 novembre al 18 dicembre 2016, è aperta al pubblico al DDP – Dongdaemun Design Plaza di Seoul, Corea.

L’esposizione, a cura di Alba Cappellieri, presenta una selezione di circa 50 gioielli italiani, opera di maestri e giovani talenti, di abili artigiani e di maison orafe, espressione dell’alta capacità manifatturiera come della migliore produzione industriale, in una commistione armoniosa di arte, design, moda e nuove tecnologie.

I gioielli selezionati sono emblematici dei futuri scenari del gioiello italiano, definiti da Manifattura Mirabile, Bellezza Quotidiana, Avant Craft, Tecnologie Preziose e Creatività Collettiva.
Protagonista è il collier, il gioiello più rappresentativo dell’arte orafa italiana.

La mostra vuole evidenziare tanto la vocazione manifatturiera quanto l’innovazione tecnologica nella produzione orafa italiana contemporanea. Emerge un pluralismo di linguaggi, di sperimentazione e ricerca, dall’alta gioielleria alle nuove tecnologie indossabili e interattive.

Le opere esposte sono state realizzate da Antonini, Giampaolo Babetto, Buccellati, Margherita Burgener, Fabio Cammarata, Carla Riccoboni, Monica Castiglioni per .bijouets, Chantecler, Crivelli, Riccardo Dalisi, Damiani, Fratelli De Simone, Gianfranco Ferré, Francesca Villa, Emma Francesconi, Giulio Iacchetti per Maison 203, Alba Polenghi Lisca, Liverino 1894, Maison Franco Pianegonda, Manuganda, Stefano Marchetti, Marco Bicego, Marni, Mattia Cielo, Mattia Mazza, Mattioli, Mimí Broggian Milano, Misis, Giancarlo Montebello, Moschino, Barbara Paganin, Pasquale Bruni, Francesco Pavan, Percossi Papi, Gaetano Pesce, Roberto Giannotti, Sandra Di Giacinto, Santagostino, Sharra Pagano, Stefan Hafner, Stefania Lucchetta, Lella Valle Vignelli per San Lorenzo, Vendorafa, Vhernier, Vinaya, Giorgio Visconti, Graziano Visintin.

La mostra è stata presentata per la prima volta a Milano nel 2016 in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, e Seoul rappresenta la prima tappa all’estero grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Seoul e di Seoul Design Foundation.

Under 35. Italian Design, mostra a Buenos Aires

Ilaria Innocenti, Adobe, set da scrivania, autoproduzione, 2013 - Mostra Under 35. Italian DesignAl Museo MARQ di Buenos Aires, in Argentina, dal 20 ottobre al 3 dicembre 2016 è aperta al pubblico la mostra “Under 35. Italian Design“, a cura di Silvana Annicchiarico. Una ricognizione sul giovane design italiano contemporaneo attraverso 100 progetti di 27 designer italiani Under 35.

Gli oggetti esposti spaziano da autoproduzioni a produzioni in grande serie, da oggetti artistici ad altri prettamente industriali.
Molti dei designer coinvolti già lavorano per importanti aziende del settore, altri invece si confrontano con il mondo dell’arte e della piccola produzione, altri ancora sono dei veri e propri makers capaci di controllare tutto il processo da quello creativo a quello comunicativo del prodotto.

La mostra è realizzata nell’ambito della XVI edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo ed è organizzata dalla Triennale Design Museum e dall’Ambasciata d’Italia Istituto Italiano di Cultura in Buenos Aires.
Il progetto di allestimento della mostra è di Raffaella Mangiarotti e Marco Ferreri.

In Cina una piazza dedicata a Faenza

Piazza Faenza a Jingdhezen in CinaÈ stata inaugurata il 19 ottobre 2016 a Jingdhezen, in Cina, “Faenza Square” ovvero “Piazza Faenza“: uno spazio urbano interamente progettato dai tecnici del Settore urbanistico del Comune di Faenza, che riprende alcune forme e simboli della città italiana, la cui identità storica e culturale è strettamente legata alla ceramica (alla maiolica in particolare).

La città di Jingdhezen (nella provincia dello Jiangxi – circa un milione e mezzo di abitanti) è stata portata recentemente all’attenzione del grande pubblico con l’ultimo romanzo di Edmund de Waal, scrittore e ceramista inglese autore del bestseller mondiale “Un’eredità di avorio e ambra” (tradotto in 30 lingue).

La realizzazione di una piazza dedicata a Faenza rappresenta un grandissimo riconoscimento per la tradizione ceramica faentina.
Portata a termine in meno di tre anni, “Faenza Square” copre un’area di oltre 2.300 mq e si trova all’interno di un nuovo quartiere di Jingdhezen, il Taoxichuan Ceramic District, sede di antiche manifatture e fornaci ceramiche.

«La costruzione di ‘Piazza Faenza’ nel centro di Jingdhezen è un evento di grande importanza che riveste un significato profondo nel sistema ceramico internazionale –  afferma Massimo Isola, Presidente di Ente Ceramica Faenza e Assessore alla Ceramica di Faenza -. La città della porcellana insieme alla città della maiolica: l’incontro tra due città con una dimensione storica così imponente e così legata a questi materiali creativi è una tappa di un percorso di relazioni che è in costruzione da diversi anni. Il rafforzamento delle relazioni tra queste città, tra il loro contesto produttivo e artistico, è decisivo anche in chiave futura e Faenza intende continuare a coltivarlo con passione, giorno dopo giorno. Non è un caso – continua Isola – che la piazza sia prossima non solo alla zona universitaria, ma anche ai laboratori destinati alle residenze d’artista. Infatti, nella costruzione del dialogo, la piazza è solo un primo tassello: il secondo è rappresentato dalla circolazione di artisti fra le due città. In questi giorni due artisti faentini, Luce Raggi e Abdon Zani, sono in residenza a Jingdhezen, e abbiamo già calendarizzato una serie di scambi, con diverse personalità creative che dalla nostra città si recheranno nella città cinese anche per un periodo notevole».

Amsterdam | Disegni anastatici di Giò Ponti e Tomaso Buzzi

Gio Ponti - Tomaso Buzzi - Mostra ad AmsterdamÈ stata inaugurata, martedì 18 ottobre 2016, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam, la mostra “Disegni d’Autore. Esposizione di Disegni anastatici di Giò Ponti e Tomaso Buzzi“.

In esposizione una selezione dei più significativi disegni con i quali Tomaso Buzzi e Giò Ponti parteciparono, vincendolo, al concorso bandito nel 1926 dalla rivista illustrata del Popolo d’Italia con la mobilia di un’Ambasciata d’Italia.
Si tratta di 25 copie anastatiche di disegni concernenti mobili ideati dai due architetti e artisti italiani, alla conservazione dei quali ha contribuito il curatore Giorgio Forni della Fondazione Sartirana Arte di Pavia

La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 17 novembre 2016, è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e nell’ambito della XVI Settimana della Lingua Italiana nel mondo.