In mostra a Le Murate di Firenze un’installazione sonora che interpreta la nascita dell’universo

Rudolf Wakolbinger, Expansion of the Universe, mostra a Le Murate - PAC di FirenzeIl centro di ricerca e produzione artistica Le Murate – Progetti Arte Contemporanea di Firenze propone, dal 23 febbraio al 23 marzo 2017, “Expansion of the Universe” di Rudolf Wakolbinger, un’installazione sonora che interpreta la nascita dell’universo.

13,8 minuti di composizione sonora corrispondenti a 13,8 miliardi di anni, dal big bang fino all’era contemporanea. Rudolph Wakolbinger rielabora migliaia di campionamenti sonori dell’universo realizzati dalla NASA tramite scansioni a microonde: “Expansion of the Universe” è una partitura musicale innovativa, eseguita grazie a un’installazione sonora che conta 216 altoparlanti.

L’opera trae la propria ispirazione da Illustris, un progetto portato a termine nel 2013 dal MIT attraverso un lungo lavoro di elaborazione informatica e finalizzato alla realizzazione di una spettacolare simulazione visiva della formazione e nascita delle galassie: da qui ha preso le mosse il lavoro di Wakolbinger, che in modo analogo ripropone in una composizione sonora i quasi 14 miliardi di anni di storia dell’universo.
Una cascata di casse acustiche di forma cubica – “Expansion of the Universe CUBE” – installate tra le colonne della sala “Anna Banti”: un ambiente sperimentale tra arte e ricerca elettronica.

Dopo la prima mondiale presso Ars Electronica Festival – Linz, l’opera di Wakolbinger viene per la prima volta presentata in Italia da Le Murate – Progetti Arte Contemporanea in collaborazione con il Forum Austriaco di Cultura.

Rudolf Wakolbinger nasce nel 1983 a Braunau am Inn (Austria). Sin dalla giovane età inizia il suo percorso di compositore che lo porterà a trarre ispirazione in maniera eterogena in musicisti come Frank Zappa, il gruppo di musica industriale Einstϋrzende Neubauten, Johan Sebastian Bach e Anton Webern. Il suo lavoro è stato proposto al MediaLab Prado Madrid, al Campus Festival Università di Vienna, in St. Andra Graz, ad Ars Electronica Festival Linz.

L’Universo nelle immagini di Hubble in mostra a Venezia

Our Place in Space - Immagini scattate dal telescopio spaziale HubblePropone un viaggio visivo attraverso il Sistema Solare, fino ai confini dell’Universo conosciuto, la mostra che, fino al 17 aprile 2017, è aperta al pubblico a Venezia, a Palazzo Franchetti sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, sul Canal Grande.

L’esposizione “Our Place in Space“, a cura di Antonella Nota e Anna Caterina Bellati, offre l’opportunità di ammirare alcune celebri immagini scattate dal telescopio spaziale Hubble (NASA ed ESA), a partire da quelle del nostro vicinato cosmico — le Facce di Marte, la Grande Macchia Rossa di Giove, le intense Aurore di Saturno — fino a una strabiliante selezione di vastissime Galassie, affascinanti Nebulose e particolari fenomeni astronomici.

La mostra propone, inoltre, le opere di alcuni artisti italiani che hanno realizzato dipinti, sculture e installazioni site specific, ispirandosi alle meraviglie viste dagli occhi di Hubble.
Hanno tratto, dunque, ispirazione dagli scatti di Hubble Space Telescope: Antonio Abbatepaolo, Marco Bolognesi, Paola Giordano, Ettore Greco, Mario Paschetta, Alessandro Spadari, Marialuisa Tadei, Sara Teresano, Mario Vespasiani, Dania Zanotto.
La fusione di scienza e arte propone all’osservatore una visione diversificata dello spazio intorno a noi e della sua comprensione.

Dopo questa prima tappa veneziana, la mostra Our Place in Space sarà trasferita nell’antica cittadina di Chiavenna (SO), dove si svilupperà in numerose sedi, dal 6 maggio al 27 agosto 2017.
In seguito sarà ospitata nelle sale dell’ESO Supernova Planetarium & Visitor Centre di Garching, Monaco di Baviera, Germania.
Ulteriori tappe sono previste in altre città europee, negli Stati Uniti d’America e in Australia.

Arte e Scienza – Scienziati al Museo d’Arte Orientale di Torino

Arte e(‘) Scienza, Fotografia del cavallino in luce visibile, Mao TorinoL’edizione 2016 di Arte e(‘) Scienza, in programma il 2, 3 e 4 dicembre 2016, prevede l’organizzazione di eventi presso musei, siti archeologici o laboratori di restauro.
Organizzata dall’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr) la terza edizione della rassegna nazionale vuole essere un’occasione per riflettere sul rapporto vitale tra i beni culturali e le tecniche scientifiche nell’ambito dello studio di siti e reperti archeologici, nella ricostruzione dell’ambiente storico, nella diagnostica delle opere d’arte, nella conservazione del nostro patrimonio artistico e culturale.

A Torino saranno coinvolti ricercatori, tecnici, restauratori e studenti dell’Università di Torino, dell’Università del Piemonte Orientale, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, del Centro di Conservazione e Restauro “la Venaria Reale” e di TecnArt s.r.l.
In una visione in cui l’Arte si confronta con la Scienza, verranno proposte attività in compagnia degli scienziati e dei restauratori, per far conoscere ed apprezzare al pubblico il valore e l’importanza della ricerca scientifica applicata ai Beni Culturali.

Il giorno 3 dicembre 2016 – dalle ore 15 alle ore 19 (accesso fino alle ore 18) i visitatori saranno accolti dagli scienziati e dai restauratori presso gli stand allestiti nel percorso di visita del MAOMuseo d’Arte Orientale e avranno la possibilità di esplorare, col supporto di immagini, video e materiali esposti, le indagini svolte su alcuni oggetti delle collezioni.

In particolare, gli stand riguarderanno:
Galleria Cina. Visible Induced Luminescence (VIL): un metodo per visualizzare il Blu Han
Galleria Cina. La datazione e l’autenticazione dei reperti
Galleria Giapponese. Analisi scientifiche e restauro delle statue lignee giapponesi
Galleria Islamica. Materiali per la tintura e riconoscimento dei coloranti nei tessuti Ottomani

Janna Levin – Il blues dei buchi neri

Janna Levin - Il blues dei buchi neriIl blues dei buchi neri il libro di Janna Levin «è una cronaca delle onde gravitazionali – una registrazione acustica della storia dell’universo, una colonna sonora che accompagna il film muto dell’astronomia – e al tempo stesso un tributo a un’impresa sperimentale donchisciottesca, epica, lacerante, un tributo a un’ambizione da folli».

Da quando nel 1916 Einstein predisse l’esistenza delle onde gravitazionali – minuscole increspature nello spaziotempo generate da eventi insondabili – la scienza si è preoccupata di indagare se tali vibrazioni possano essere registrate. Perché, in questo caso, potremmo osservare il nostro universo attraverso il suono: il «sibilo» del Big Bang, il «canto» – simile a quello delle balene – delle supernovae che esplodono, le «vibrazioni» prodotte dalla collisione di due buchi neri. Il 14 settembre 2015 la previsione di Einstein ha ricevuto una clamorosa conferma: per la prima volta due interferometri del progetto statunitense LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) hanno rivelato gli effetti di una potentissima collisione di due buchi neri avvenuta 1,3 miliardi di anni fa, e che è stata percepita sulla Terra come un lieve «tremore». Ma forte abbastanza da provocare un vero e proprio terremoto nel campo della astrofisica. Janna Levin racconta con divertita leggerezza e un linguaggio accessibile l’affascinante storia di un secolo di ricerca, di ipotesi teoriche e di esperimenti scientifici, ma anche di creatività, tic, aspirazioni e ossessioni, raccolta dalla viva voce di Rai Weiss, Kip Thorne e Ron Drever, i tre scienziati che hanno dato vita al progetto LIGO. Un’ambizione sperimentale nata da un’idea stravagante – misurare le onde gravitazionali facendo propagare raggi di luce tra diversi corpi e valutare il loro effetto sul tempo che la luce impiega per andare dall’uno all’altro – e diventata poi l’apice di intere carriere e di decenni di innovazione tecnologica: oggi LIGO si avvale di due osservatori, uno a Hanford (Washington) e l’altro a Livingston (Louisiana), ognuno dei quali si estende su un’area di 4 kmq, e al progetto, costato complessivamente più di 1 miliardo di dollari, collabora un team internazionale di oltre un centinaio tra scienziati e ingegneri.
Janna Levin insegna fisica e astronomia al Barnard College della Columbia University. Studiosa dell’universo primordiale e dei buchi neri, fra i suoi libri How the Universe Got Its Spots: Diary of a Finite Time in a Finite Space (2003) e A Madman Dreams of Turing Machines (2006), con cui si è aggiudicata il PEN/Bingham Prize.

Scheda libro

Autore: Janna Levin
Titolo: Il blues dei buchi neri
Editore: Mondadori
Collana: Saggi
Prezzo: € 20,00
Pagine: 240
In libreria: 4 otobre 2016

Maker Faire Rome, la fiera dell’innovazione in diretta web



Giunge alla quarta edizione la Maker Faire Rome, la più grande fiera europea dedicata all’innovazione. Il futuro, dunque, dal 14 al 16 ottobre 2016 prende forma a Roma: stampa 3D, IoT, big data, education, digital fabrication, realtà aumentata, droni, robot, new manufacturing, innovazione open source, healthcare.

I dati forniti dagli organizzatori rendono bene l’idea dell’importanza assunta dall’evento in programma alla Fiera di Roma: 40 Paesi presenti, 700 progetti esposti selezionati tra i 1500 provenienti dalle diverse Call, un’area kids di 8 mila mq, un R.O.M.E. prize da 100 mila euro e decine di workshop con gli speaker più importanti del settore (il programma sul sito web makerfairerome.eu).
Sei padiglioni per celebrare il coraggio e l’energia di quanti quotidianamente sono impegnati sul versante dell’innovazione.

Venerdì 14 e sabato 15 ottobre due imperdibili appuntamenti che sarà possibile seguire in diretta web.
– Venerdì 14 ottobre, dalle ore 11 alle 13.30, “The Future of Everything“, la opening conference della Maker Faire Rome, condotta da Riccardo Luna.
Mai come in questo momento il futuro dipende dalla capacità di ciascuno di innovare in ogni settore, di fare le cose in modo diverso usando al meglio le tecnologie digitali e la rete internet. Ne parleranno tra gli altri: il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, Neil Gershenfeld (Massachusetts Institute of Technology e Center for Bits and Atoms), Giorgio Metta (Istituto Italiano di Tecnologia), Bruce Sterling (autore di fantascienza e saggista), James D. Jackson (Intel’s Maker & Innovator Group), Luigi La Spada (Queen Mary University, Londra), Simona Maschi (Copenhagen Institute of Interaction Design), Tim West (Future Food Institute), Bruno Zamborlin (Mogees).

– Sabato 15 ottobre, dalle ore 16 alle 17.30, cerimonia di premiazione del R.O.M.E. Prize. Una giuria d’eccezione, presieduta da Neil Gershenfeld, Bruce Sterling e Simona Maschi, selezionerà tra una rosa di dieci finalisti, provenienti dalla Call for Makers, il miglior progetto maker con il più alto impatto sociale, che si aggiudicherà il premio da 100 mila euro lordi messo a disposizione dagli sponsor.

#MFR16 è l’hashtag per interagire.

Maker Faire Rome – The European Edition è organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

Festival della Scienza 2016 – A Genova scienziati da tutto il mondo

Festival della ScienzaÈ in programma dal 27 ottobre al 6 novembre 2016, a  Genova, la 14^ edizione del Festival della Scienza, con 280 appuntamenti articolati in 130 incontri e 150 eventi distribuiti in tutta la città.
Il tema di quest’anno è “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia.

Oltre 500 gli animatori coinvolti fra studenti universitari e giovani ricercatori provenienti da tutta Italia. Gli studenti delle scuole superiori di Genova parteciperanno grazie a un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Il Festival vede coinvolte le istituzioni locali e nazionali, le università e molti degli enti di ricerca italiani (ASI, CNR, CREA, IIT, INAF, INFN, INGV, INRIM, ISPRA, ISS) in un programma multidisciplinare dove la scienza incontra l’arte, le lettere, la musica e la filosofia. Saranno presenti relatori di spicco del nostro Paese, come Piero Angela, ma anche scienziati in arrivo dall’Europa e dagli Usa, tra cui il Premio Nobel per la Chimica Martin Chalfie, il Premio Turing Silvio Micali e la ricercatrice Elena Aprile della Columbia University di New York.

Durante gli undici giorni del Festival della Scienza il programma vede anche altri ospiti come il coordinatore del progetto Virgo per la scoperta delle onde gravitazionali, Fulvio Ricci. Di spazio e particelle parleranno anche Guido Tonelli, che farà il punto sulle ricerche per il bosone di Higgs al Cern, e Elena Aprile che introdurrà alla materia oscura. Riguardo i simboli e i segni in matematica interverranno Eugenia Cheng e Eduardo Sáenz de Cabezón Irigaray. Mentre di tecnologia e futuro parleranno Marcus Du Sautoy e David Orban. Le promesse della tecnologia CRISPR verranno illustrate da Pier Giuseppe Pelicci, e in generale i segni genetici saranno l’argomento di Joseph Mazur e Sam Kean. La longevità sarà il tema affrontato da Juan Carlos Belmonte. Infine, del rapporto tra scienza, arte e filosofia parleranno Bruno d’Amore e Maurizio Ferraris.

La ricerca italiana sarà rappresentata dagli interventi dei Presidenti dei principali enti di ricerca nazionali, quali Roberto Battiston di ASI, Massimo Inguscio del CNR, Roberto Cingolani dell’IIT, Nicolò D’Amico di INAF, Fernando Ferroni dell’INFN e Diederik Sybolt Wiersma dell’INRIM, e dalla ampia partecipazione dell’Università degli Studi di Genova.
In programma, inoltre, numerosi laboratori, spettacoli e mostre.

Alberto Mantovani – Non avere paura di sognare

Alberto MantovaniÈ in libreria, da giovedì 1 settembre 2016, Non avere paura di sognare di Alberto Mantovani, il ricercatore italiano che raccoglie in questo libro dieci regole per aspiranti scienziati.

La scienza si racconta attraverso le intuizioni delle menti geniali che la illuminano, lasciando nell’ombra i “piccoli passi” che portano un giovane studente a diventare un grande scienziato. Alberto Mantovani, il ricercatore italiano più citato all’estero, raccoglie in questo libro dieci regole per coltivare il sogno di molti ragazzi. Scorrendo questi consigli – che parlano di passione e rispetto, creatività e apertura al mondo, che invitano a non temere la fatica e ad ascoltare gli altri – si scopre pagina dopo pagina una guida appassionante per realizzare se stessi anche al di fuori del mondo della ricerca, nel lavoro e nella vita. Si scoprono tanti piccoli segreti di scienziati che come staffette, passandosi il testimone, hanno lavorato nell’ombra aiutando la medicina a fare passi importanti. Si scopre che la comunità internazionale e multietnica degli scienziati sarebbe un ottimo strumento di pace a cui gli stati dovrebbero ispirarsi. Si scopre che era una mattina di Pasqua quando Christiane Nusslein-Volhard scoprì Toll, un gene essenziale per il sistema immunitario, ed era la mattina di ferragosto quando Mantovani ricevette la telefonata di Cecilia Garlanda che dal suo laboratorio lo informava di aver scoperto una funzione fondamentale di un nuovo gene, PTX3. Si scopre dunque che non ci sono orari di lavoro convenzionali dietro una grande passione. E la passione per la ricerca, che Mantovani non si stanca di ripetere, deve portare sempre al letto del paziente, è un ‘privilegio raro’ che va vissuto fino in fondo.

Alberto Mantovani è nato a Milano nel 1948 dove si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1973. Dopo la specializzazione in Oncologia, ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti. Ha guidato il Dipartimento di Immunologia e Biologia Cellulare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano dal 1996 al 2005. Dall’ottobre 2005 è Professore Ordinario di Patologia Generale presso Humanitas University e Direttore Scientifico di Humanitas. Per la sua attività di ricerca ha ricevuto diversi premi nazionali e internazionali, tra cui il Marie T. Bonazinga Award, il Premio EFIS-Schering Plough, il Premio Internazionale Galileo Galilei e il premio Milstein. È tra i ricercatori italiani più citati nella letteratura scientifica internazionale.

Scheda libro

Autore: Alberto Mantovani
Titolo: Non avere paura di sognare
Editore: La Nave di Teseo
Collana: Le onde
Prezzo: € 16,00
Pagine: 160
In libreria: 1 settembre 2016

La conquista dello spazio in una mostra a Piacenza

Panoramica della missione Apollo 14 (1971)Lo Spazio Mostre di Palazzo Rota Pisaroni di Piacenza ospita, dall’11 maggio al 12 giugno 2016, la mostra Dalla Terra alla Luna e oltre, con decine di oggetti, documenti e memorabilia che ricostruiscono l’affascinante epopea della conquista dello spazio, facendo il punto su oltre sessant’anni di missioni alla scoperta dello spazio.

L’esposizione propone un viaggio nella storia e nella scienza declinato attraverso reperti e filmati: dagli esemplari di tuta (repliche fedeli di quelle in dotazione con le missioni Apollo, Mercury e Shuttle) alle attrezzature tecniche originali, dai documenti di volo ai modellini delle stazioni spaziali, arrivando alle razioni alimentari in uso nelle diverse missioni. Tra i reperti in esposizione, anche un autentico frammento del suolo lunare, raccolto dalla missione Apollo 14 nel 1971.

La mostra presenta diverse sezioni tematiche, tra cui una dedicata ai cosiddetti space memorabilia: manuali di volo, parti di veicoli spaziali, oggetti portati a bordo nel corso di varie missioni. Saranno esposti anche modelli di diversi veicoli, come quello della stazione spaziale internazionale, il razzo del programma Apollo, lo Space Shuttle e altri ancora. Inoltre, rende omaggio a scienziati, sognatori e precursori: a tutte le figure, insomma, che con le loro scoperte e le loro idee hanno gettato le basi che hanno permesso le conquiste e lo sviluppo della tecnologia moderna. Tra i più noti Jurij Gagarin e John Glenn, i primi due uomini in orbita attorno alla Terra, protagonisti della sfida a distanza tra Usa e Urss per la conquista dello spazio.

Non manca un’apposita sezione dedicata allo sbarco sulla Luna e ai suoi retroscena, ai successi e fallimenti del programma Apollo e delle missioni spaziali più note; ma anche ai segreti della Stazione Spaziale Internazionale, il nostro “avamposto nello spazio ”: la sua costruzione, le sue finalità e curiosità sulla vita di tutti i giorni a bordo, nonché le scoperte e i risultati raggiunti nei suoi oltre quindici anni di servizio, documentati nell’apposita sezione video da contributi realizzati dagli stessi astronauti.

La mostra è organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano in collaborazione con la NASA, il Gruppo Astrofili, l’associazione Daedalus e con il patrocinio del Comune di Piacenza.

La Terra vista dallo spazio, fragilità e bellezza

Doha Qatar ©Astrium Services - La Terra vista dallo spazio
Doha Qatar ©Astrium Services

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il 22 aprile 2016 apre al pubblico, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, la mostra “Il mio Pianeta dallo Spazio – Fragilità e Bellezza”.

, dal 22 aprile 2016

L’esposizione, arricchita da due nuove sezioni dedicate rispettivamente ad atmosfera e deserti e ampliata nell’area inerente ai ghiacci e all’acqua,  offre al pubblico l’occasione di vedere il nostro pianeta con gli occhi dei satelliti, e in particolare dei nuovissimi satelliti Sentinel del sistema europeo Copernicus appena lanciati.

La mostra è un viaggio che conduce, attraverso immagini satellitari e videoinstallazioni, nei luoghi più belli e remoti della Terra.
Immagini di rara bellezza che contrastano con la realtà, che testimoniano e invitano a riflettere sulla fragilità del nostro pianeta, minacciato dal cambiamento climatico a livello globale, e su come i satelliti possano contribuire a gestirne gli effetti.
Gli occhi dei satelliti ci inviano immagini della Terra in cambiamento: ghiacciai che si sciolgono, oceani che si innalzano, foreste pluviali minacciate dalla deforestazione, inaridimento delle terre coltivate e l’incontrollato sviluppo delle megalopoli.

«Con la nuova edizione ampliata della mostra che già ha interessato per mesi i nostri visitatori, il Museo affronta con immagini e scenari di grande fascino il tema complesso e fondamentale del nostro Pianeta, della sua straordinaria bellezza e contemporaneamente della sua fragilità – dichiara Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo -. L’attenzione che dobbiamo dedicare alla natura, all’ambiente e al paesaggio ritrova forza attraverso incisive e vivide immagini. La mostra, pensata e realizzata per le scuole, le famiglie e tutti i visitatori interessati a esplorare questo tema, è grandemente immersiva e suscita sensazioni di rispetto e appartenenza. Coltivare il grande giardino del nostro pianeta è un compito per il quale dobbiamo preparare con attenzione le nuove generazioni».

L’esposizione, che è possibile visitare fino all’ 8 gennaio 2017, è divisa in sei aree tematiche: ghiacci e acqua, atmosfera, foreste, agricoltura, deserti e città.
Il progetto espositivo, curato da Viviana Panaccia, è promosso e organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI)  e la Commissione Europea.

Tito, il dinosauro lungo 6 metri scoperto vicino Roma

Dinosauro TitoAl Museo civico di Storia Naturale di Milano è stata illustrata oggi, martedì 19 aprile 2016, la scoperta di un team di ricercatori guidati da Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo stesso, sui Monti Prenestini, a meno di 50 km da Roma, di ossa appartenenti a un titanosauro lungo 6 metri.
Le ossa ritrovate, seppur poche, risalgono a 112 milioni di anni fa e appartengono ad un sauropode, che rappresenta il primo dinosauro erbivoro quadrupede dal collo lungo scoperto in Italia, e il più antico rappresentante del gruppo dei Titanosauri in Europa meridionale. Da qui il soprannome di Tito, che evoca anche il nome di un imperatore romano della vicina Capitale.

«Ben tre dei cinque dinosauri ritrovati in Italia sono stati trovati e studiati da paleontologi del Museo di Storia Naturale di Milano, che si conferma così uno dei più importanti centri di studio e di ricerca anche in questo campo – ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, durante la presentazione –. I Musei civici milanesi infatti, oltre a conservare e valorizzare patrimoni preziosi d’arte e scienza, sono anche laboratori di ricerca e centri di studio di rilevanza internazionale».

Scipionyx detto “Ciro” è stato il primo dinosauro ritrovato, sempre grazie al team del Museo di Storia Naturale, ed è un teropode, cioè un dinosauro carnivoro bipede. La presenza in Italia centrale di un dinosauro medio-grande (quando morì, Tito era lungo almeno 6 metri, ma stava ancora crescendo) indica che nel Cretaceo inferiore la nostra paleo-penisola doveva formare una catena di piattaforme più ampie del previsto, che consentivano il passaggio di dinosauri e altri animali terrestri tra Africa ed Europa attraverso il Mare di Tetide, antenato del Mediterraneo.
La scoperta dunque aggiunge dati paleogeografici importanti anche per la conoscenza della preistoria d’Italia.

Vulcani in mostra al Museo di Storia Naturale di Milano

Vulcani - Cile, Vulcano Villarica. Foto di Marco Stoppato
Cile, Vulcano Villarica. Foto di Marco Stoppato

È dedicata ai vulcani l’esposizione che il Museo di Storia Naturale di Milano ospita dal 16 marzo all’11 settembre 2016 (prorogata al 16 ottobre 2016).
La mostra, a cura del vulcanologo Marco Stoppato, intende guidare i visitatori in un percorso alla scoperta delle montagne di fuoco raccontandone l’origine, l’evoluzione e i segreti.

Il nostro Paese possiede delle caratteristiche geologiche così particolari da essere sede di alcuni fra i vulcani più famosi del mondo come Stromboli, il Vesuvio e l’Etna, ma come si vedrà non solo l’Italia e il pianeta Terra ospitano attività vulcaniche.
Il percorso della mostra porterà il visitatore alla scoperta e alla comprensione dei segreti del nostro pianeta, della sua struttura interna e dei processi geodinamici che portano alla nascita dei vulcani. Si comprenderà il movimento dei continenti e come la loro attuale posizione sia il risultato di un processo geologico lungo centinaia di milioni di anni, e come i vulcani siano distribuiti sulla Terra in maniera non casuale.

Grazie alle immagini fornite dalla NASA, i vulcani della Terra saranno messi a confronto con i vulcani presenti nell’intero Sistema solare, alcuni dei quali ancora attivi. Immagini spettacolari, filmati, ricostruzioni computerizzate, ologrammi, mapping, realtà aumentata, diorami in grandezza naturale, insieme a una straordinaria collezione di campioni di rocce, minerali e meteoriti, saranno gli strumenti attraverso i quali si illustreranno i tipi di eruzione e i prodotti che si originano durante l’attività effusiva o esplosiva. Verranno, inoltre, raccontate le eruzioni più famose e particolarmente spettacolari, illustrando i metodi che vengono utilizzati dai vulcanologi.
I vulcani attualmente in attività sono quasi 500 nel mondo e milioni sono le persone che vivono alle pendici di queste particolari montagne. A questi vulcani è dedicata una sezione della mostra.

La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, dal Museo di Storia Naturale di Milano con l’Associazione di divulgazione scientifica Vulcano Esplorazioni e Silvana Editoriale, che ne editerà anche il catalogo.

Gallarate | Il futuro protagonista della Settimana della Scienza

La Settimana della Scienza Giunge alla sua decima edizione La Settimana della Scienza, in programma a Gallarate (VA) dall’ 11 al 18 marzo 2016. Il titolo scelto per quest’anno è That’s the future.
Interverranno personalità illustri, tra le quali Luigi Nicolais, già Presidente del CNR, Roberto Cingolani Direttore dell’IIT di Genova, docenti e ricercatori della LIUC Università Cattaneo, dell’Università degli Studi di Milano, di Milano-Bicocca di Pavia, di Bergamo e del Politecnico di Torino, dell’INFN di Pavia, del JRC di Ispra.

Tra gli appuntamenti più attesi, due conferenze spettacolo; la prima, venerdì 11 marzo, alle ore 21.00, al Teatro del Popolo, Il Tempo del nostro Tempo ovvero l’Antropocene parte I & II, che vedrà Frank Raes, già ricercatore JRC e attore teatrale, trattare l’argomento del passato e del futuro dell’umanità; la seconda, in programma  venerdì 18 marzo, alle ore 21.00, al Teatro Condominio, vedrà Federico Benuzzi, laureato in fisica teorica, giocoliere professionista e docente di matematica e fisica, protagonista de Il giocoliere della scienza.

Da segnalare, inoltre, l’incontro in programma mercoledì 16 marzo, alle ore 21.00, al Teatro del Popolo. Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, parlerà di Nanotecnologie, robotica e nuovi progetti: quale futuro ci attende.

Gli studenti della Rete degli Istituti scolastici di Gallarate, dai più piccoli della scuola dell’infanzia a quelli proiettati nel futuro universitario e lavorativo, saranno gli ambasciatori della cultura scientifica. Palazzo Minoletti sarà il loro quartier generale dove si terranno attività laboratoriali, mostre, exhibit, nell’ambito di Scienze in Piazza, tappa gallaratese del progetto Science on the Road, un modello di divulgazione delle conoscenze per fornire occasioni di approfondimento e novità agli studenti, alla cittadinanza di Gallarate e dei comuni limitrofi.

La Settimana della Scienza, in collaborazione con il Comune di Gallarate, rientra all’interno del vasto programma di Officina Contemporanea [OC] – Sistema Culturale Urbano, il progetto sostenuto da Fondazione Cariplo ed elaborato da undici istituzioni attive nella città di Gallarate nei diversi ambiti che contraddistinguono la cultura contemporanea.