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		<title>Mostra fotografica &#124; Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 10:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pappacena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presso la Sala Santa Rita del Comune di Roma (in via Montanara 8 ) dal 9 al 29 settembre 2010 è allestita la mostra-reportage Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane. In esposizione le immagini realizzate dai fotografi Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi, che documentano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14846" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/37.jpg" alt="" width="130" height="87" />Presso la Sala Santa Rita del Comune di Roma (in via Montanara 8 ) dal 9 al 29 settembre 2010 è allestita la mostra-reportage <em>Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane</em>. In esposizione le immagini realizzate dai fotografi Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi, che documentano la realtà, spesso sconosciuta o ignorata, della vita quotidiana delle donne detenute e dei loro bambini. <span id="more-14845"></span></p>
<p>Le foto sono state scattate in 5 Istituti penitenziari femminili: Roma &#8211; Rebibbia, Avellino &#8211; Bellizzi Irpino-Pozzuoli, Milano &#8211; San Vittore, Torino &#8211; Lo Russo e Cutugno, Venezia &#8211; Giudecca.</p>
<p>Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, l’esposizione nasce dalla collaborazione tra Contrasto e l’Associazione di volontariato &#8220;A Roma, Insieme&#8221; con il sostegno della Provincia di Roma &#8211; Assessorato alle politiche Sociali e della Famiglia. L&#8217;organizzazione è di Zètema Progetto Cultura.</p>
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		<title>Victor Lodato &#8211; Mathilda</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 10:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mathilda Savitch ha tredici anni. Da quasi un anno sua sorella è morta finendo sotto un treno, spinta da uno sconosciuto, o almeno così crede che sia andata. Mathilda reagisce alla perdita a modo suo, proponendosi di diventare una cattiva ragazza, perfida, e di fare dispetti e cattiverie ogni  volta che se ne presenti l’occasione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14851" title="Victor Lodato, Mathilda - Copertina del libro" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/LodatoMATHILDA300dpi.jpg" alt="" width="80" height="112" />Mathilda Savitch ha tredici anni. Da quasi un anno sua sorella è morta finendo sotto un treno, spinta da uno sconosciuto, o almeno così crede che sia andata. Mathilda reagisce alla perdita a modo suo, proponendosi di diventare una cattiva ragazza, perfida, e di fare dispetti e cattiverie ogni  volta che se ne presenti l’occasione. Nel frattempo pensa di premunirsi da eventuali attacchi terroristici, organizzando sistemi di fuga o di difesa  (per esempio, un rifugio in cantina). <span id="more-14850"></span>Inoltre, elabora una sua classificazione delle persone, soprattutto anziane, dividendole in lucertole e uccelli.<br />
Ma la decisione più importante che prende è quella di leggere le mail ricevute dalla sorella e addirittura di rispondere, a nome di Helene, al fidanzato e alla madre, fino a decidere di incontrare il ragazzo della sorella, disperato  perché non ha più avuto notizie dalla sua amata. Sarà così che Mathilda  scoprirà la verità su quella morte ingombrante, che non è stata in effetti un  incidente.</p>
<p>Il romanzo tocca l’attualissimo tema dell’adolescenza e della visione del mondo che una ragazzina di tredici anni ha dell’universo adulto, della sessualità, del terrorismo.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong><br />
Victor Lodato</strong></span> è sceneggiatore, poeta e  romanziere. I suoi testi sono stati pubblicati su varie riviste, tra cui la “North American Review”, la “Virginia Quarterly Review”, la “The Southern  Review”, la “Northwest Review” e la “New American Short Plays”. <em>Mathilda </em>è il suo primo romanzo.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Scheda    libro</strong></span></p>
<p><strong>Autore: </strong>Victor Lodato<br />
<strong>Titolo:</strong> Mathilda<br />
<strong>Traduzione</strong> di Sergio Claudio Perroni<br />
<strong>Editore:</strong> Bompiani<br />
<strong>Collana:</strong> Narratori stranieri<strong><br />
Prezzo:</strong> € 17,50<br />
<strong>Pagine:</strong> 294<br />
<strong>Anno</strong>: 2010</p>
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		<title>Stefano Zecchi &#8211; Quando ci batteva forte il cuore</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 10:51:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una vicenda intima e toccante, un affresco importante che fa luce su una parte poco raccontata della nostra storia. Pola, 1945. Sergio ha sei anni e vive solo con la madre Nives, donna autonoma e coraggiosa che lo cresce mentre il padre è in guerra. Quando la guerra termina e il padre torna a casa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14830" title="Stefano Zecchi, Quando ci batteva forte il cuore - Copertina del libro" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/zecchi.jpg" alt="" width="87" height="130" />Una vicenda intima e toccante, un affresco importante che fa luce su una parte poco raccontata della nostra storia.<br />
Pola, 1945. Sergio ha sei anni e vive solo con la madre Nives, donna autonoma e coraggiosa che lo cresce mentre il padre è in guerra. Quando la guerra termina e il padre torna a casa, Sergio lo percepisce come un intruso. Intanto gli italiani in Istria non fanno in tempo a gioire della liberazione dai tedeschi che apprendono dell’incorporazione di Trieste e di tutta l’Istria nell&#8217;area di influenza sovietica. <span id="more-14829"></span>Il clima si fa presto teso: gli Jugoslavi si abbandonano a violenze, saccheggi e uccisioni di italiani fascisti o presunti tali. Nives non vuole rinunciare alla propria identità italiana e inizia un’attività clandestina di resistenza che la separerà dal figlio. Senza notizie della madre, Sergio fugge verso Venezia in cerca della salvezza: un cammino avventuroso, segnato da stenti e sofferenze, durante il quale padre e figlio impareranno ad amarsi e a capire che la sola salvezza sta nell’essere uniti.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Stefano Zecchi</strong></span> insegna Estetica all’Università degli Studi di Milano ed è stato docente in alcune Università straniere, tra cui quelle di Parigi, Erlangen e Calcutta. Romanziere e saggista, tra i suoi libri ricordiamo: <em>Sillabario del nuovo millennio</em> (1993),<em> Il brutto e il bello</em> (1995), <em>L’artista armato</em> (1998), <em>Capire l’arte</em> (1999), <em>L’uomo è ciò che guarda. Televisione e popolo</em> (2005), <em>Le promesse della bellezza</em> (2006), e i romanzi <em>Estasi</em> (1993), <em>Sensualità </em>(1995, premio Bancarella 1996), <em>L’incantesimo</em> (1997), <em>Fedeltà </em>(2001, premio Grinzane Hanbury), <em>Amata per caso</em> (2005) e Il figlio giusto (2007).</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Scheda   libro</strong></span></p>
<p><strong>Autore: </strong>Stefano Zecchi<br />
<strong>Titolo:</strong> Quando ci batteva forte il cuore<br />
<strong>Editore:</strong> Mondadori<br />
<strong>Collana:</strong> Omnibus<strong><br />
Prezzo:</strong> € 18,50<br />
<strong>Pagine:</strong> 216<br />
<strong>Anno</strong>: 2010</p>
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		<title>Jack Kerouac &#8211;  On the road</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 10:36:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romanzo simbolo di più d’una generazione, in questa edizione viene presentato al pubblico italiano corredato da prestigiosi apparati critici e soprattutto secondo il testo del rotolo dattiloscritto originale di Kerouac.  Romanzo dell’amicizia e delle difficoltà dell’amore, della ricerca di sé, del desiderio di appartenenza e dell’impossibilità di rinunciare al bisogno di rivolta, narrazione dell’ansia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14826" title="Jack Kerouac,  On the road - Copertina del libro" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/kerouac.jpg" alt="" width="71" height="110" />Romanzo simbolo di più d’una generazione, in questa edizione viene  presentato al pubblico italiano corredato da prestigiosi apparati  critici e soprattutto secondo il testo del rotolo dattiloscritto  originale di Kerouac.  Romanzo dell’amicizia e delle difficoltà dell’amore, della ricerca di sé, del desiderio di appartenenza e dell’impossibilità di rinunciare al bisogno di rivolta, narrazione dell’ansia di un andare senza fine, <em>On the Road</em> dà corpo a tutti i grandi miti dell’America. <span id="more-14823"></span>Un romanzo inimitabile anche nella scelta stilistica, si tratta di un paragrafo ininterrotto, che sconvolse il panorama culturale e letterario mondiale con la forza di un vulcano.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Jack Kerouac</strong></span> (Lowell, Massachusetts, 1922 &#8211; St Pettersburg, Florida, 1969), abbandonati gli studi universitari, viaggiò negli Stati Uniti esercitando diversi mestieri. All’inizio degli anni Cinquanta diede vita, con Allen Ginsberg, William Burroughs e altri amici, al nucleo storico della Beat Generation. Nel 1957 pubblicò <em>Sulla strada</em>, il romanzo che lo consacrò e che divenne il manifesto di un’intera generazione.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Scheda   libro</strong></span></p>
<p><strong>Autore: </strong>Jack Kerouac<br />
<strong>Titolo: </strong>On the road. Il “Rotolo” del 1951<br />
<strong>Editore:</strong> Mondadori<br />
<strong>Collana:</strong> Scrittori moderni<strong><br />
Prezzo:</strong> € 10,00<br />
<strong>Pagine:</strong> 504<br />
<strong>Anno</strong>: 2010</p>
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		<title>Andrea Camilleri &#8211; L’intermittenza</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:27:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14809" title="Andrea Camilleri, L’intermittenza - Copertina del libro" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/camilleri.jpg" alt="" width="88" height="130" />Astuzia, simulazione e alleanze strategiche sono da sempre le armi più affilate di Mauro De Blasi, direttore generale di una delle più importanti aziende italiane. Da qualche tempo però la sua lucidità è messa a rischio da improvvisi black-out, angoscianti &#8220;intermittenze&#8221; che lo scollegano per qualche istante dal mondo esterno. Un problema, in un momento in cui la stabilità dell’azienda è messa in pericolo dalla crisi economica e gli operai occupano uno stabilimento minacciando l&#8217;immagine pubblica della proprietà; un grosso rischio nell&#8217;universo di relazioni spietate che Mauro ha costruito intorno a sé. <span id="more-14808"></span>Tanto la moglie Marisa, una creatura votata alla sensualità e al soddisfacimento immediato dei propri bisogni, che i due vicedirettori, Guido Marsili, un abile ed efficiente gentleman con il pallino della poesia, e Beppo Manuelli, l&#8217;arrogante figlio del presidente, sono nemici da tenere a bada, ciascuno coinvolto in oscure trame che potrebbero danneggiare Mauro.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Andrea Camilleri</strong></span> ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo. L&#8217;esordio come romanziere è del 1978 con <em>Il corso delle cose</em>. Nel 2002 e nel 2004, nella collana &#8220;I Meridiani&#8221; della Mondadori, sono usciti i due volumi delle opere di Camilleri, <em>Storie di Montalbano</em> e <em>Romanzi storici e civili</em>.</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">Scheda  libro</span></strong></p>
<p><strong>Autore: </strong>Andrea Camilleri<br />
<strong>Titolo:</strong> L’intermittenza<br />
<strong>Editore:</strong> Mondadori<br />
<strong>Collana:</strong> Sis<strong><br />
Prezzo:</strong> € 18,00<br />
<strong>Pagine:</strong> 176<br />
<strong>Anno</strong>: 2010</p>
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		<title>Marìa Dueñas &#8211; La notte ha cambiato rumore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:08:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un tradimento e due guerre distruggono il suo passato, una nuova identità segreta la proietterà nel suo futuro: Sira Quiroga è una giovane sarta nella Madrid del 1935 quando si innamora di un carismatico impresario e, prima dello scoppio della Guerra Civile, lascia la Spagna per trasferirsi con lui a Tangeri. Rimasta presto sola e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14813" title="Marìa Dueñas, La notte ha cambiato rumore - Copertina del libro" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/duenas.jpg" alt="" width="84" height="130" />Un tradimento e due guerre distruggono il suo passato, una nuova identità segreta la proietterà nel suo futuro: Sira Quiroga è una giovane sarta nella Madrid del 1935 quando si innamora di un carismatico impresario e, prima dello scoppio della Guerra Civile, lascia la Spagna per trasferirsi con lui a Tangeri. Rimasta presto sola e piena di debiti, si sposta a Tetuán e con l’aiuto di qualche oscuro personaggio riesce ad aprire un atelier di alta moda, che diventa presto il punto di riferimento delle signore più ricche e influenti del Protettorato spagnolo.<span id="more-14812"></span> Tra queste Rosalinda Fox, un’affascinante donna inglese, amante del ministro degli Esteri del regime franchista. Per Sira è l’inizio di una doppia vita, come sarta e come spia al servizio del governo britannico. E così, alla vigilia della seconda guerra mondiale, accetterà di spingersi sotto falsa identità fino a Lisbona, per cercare di scoprire un segreto di vitale importanza.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Marìa Dueñas</strong></span> insegna Filologia inglese all’Università di Murcia. La sua famiglia ha vissuto a Tetuan quando era la capitale del Protettorato spagnolo in Marocco: a partire dai ricordi di quell’epoca María Dueñas ha tratto ispirazione per scrivere <em>La notte ha cambiato rumore</em>.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Scheda  libro</strong></span></p>
<p><strong>Autore: </strong>Marìa Dueñas<br />
<strong>Titolo:</strong> La notte ha cambiato rumore<br />
<strong>Editore:</strong> Mondadori<br />
<strong>Collana:</strong> Omnibus<br />
<strong>Prezzo:</strong> € 20,00<br />
<strong>Pagine:</strong> 664<br />
<strong>Anno</strong>: 2010</p>
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		<title>Luoghi non convenzionali. Confronti fotografici tra Irene Kung ed i grandi maestri del ‘900</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:00:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 2 ottobre 2010 la Galleria Photographica FineArt di Lugano inaugura la sua nuova esposizione con una scelta di fotografie dedicate a paesaggi ed architetture definiti “non convenzionali”. La rassegna d’autunno, che resterà aperta al pubblico fino al 24 dicembre 2010, è stata ideata in un modo singolare. Sono state, infatti, selezionate fotografie famose raffiguranti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14782" title="Logo PHOTOGRAPHICA FINEART" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/photograficaFA.jpg" alt="" width="100" height="100" />Sabato 2 ottobre 2010 la Galleria Photographica FineArt di Lugano inaugura la sua nuova esposizione con una scelta di fotografie dedicate a paesaggi ed architetture definiti “non convenzionali”. La rassegna d’autunno, che resterà aperta al pubblico fino al 24 dicembre 2010, è stata ideata in un modo singolare. Sono state, infatti, selezionate fotografie famose raffiguranti il paesaggio con l’obiettivo di creare una serie di accostamenti, per assonanze estetiche e di atmosfera, ai lavori della fotografa svizzera Irene Kung. <span id="more-14777"></span></p>
<p>I motivi delle scelte e degli accostamenti non sono mai lì per lì evidenti.  Le relazioni che si propongono non sono scontate e rappresentano luoghi  non comuni, in qualche modo dotati di emozionalità che li rendono non convenzionali.</p>
<p>L’osservatore noterà immediatamente le armonie tra le diverse fotografie abbinate, ma, osservandole con attenzione, potrà rendersi conto di come esse non siano riconducibili alla somiglianza dei soggetti comparati bensì alla forma ed alla luce.</p>
<p>Irene Kung ha scelto i suoi confronti con immagini di Michael Kenna, Sebastiao Salgado, Olivo Barbieri, Josef Koudelka, Paul Caponigro, ecc.  Le indefinite visioni marine di Kenna, moltiplicate tra loro, arrivano ad assomigliare ai dolci pendii dell’Alpe di Videmanette. La prua reclinata del mercantile arenato a Pellestrina di Olivo Barbieri crea una linea obliqua somigliante all’angolare costruzione del mitico Flatiron, storico palazzo di New York amato e riprodotto dai grandi fotografi come <a href="http://www.bitculturali.it/online/?p=1547">Stieglitz </a>e Steichen. Il surreale iceberg di Salgado, sprofondato nelle fredde acque della Groenlandia, pare quasi aver ispirato Frank Gehry nel suo progetto per il IAC Building che Irene Kung fa magicamente galleggiare in un mare ventoso. Sono i contrasti dell’acqua ad abbinare due altre immagini, il torrente di Paul Caponigro ed il Tevere dell’Isola Tiberina; acque calme che poi s’increspano dopo la cascata ed acque vorticose che poi si placano in sfumature opposte tra loro.</p>
<p>Analogie rese possibili dalla visione di Irene Kung che sa trasportare e trasformare i territori comuni in luoghi quasi sospesi e surreali dove l’essenza si traduce  in spazi immobili e profondi. L’arte di questa fotografa è anche quella di spogliare l’oggetto principale attraverso un equilibrio tra luce e ombra. All’interno di questa immagine surreale l’occhio umano vede in ogni caso la realtà dell’oggetto riprodotto con i suoi difetti e senza alterarne le forme. Non viene ingannato, anzi, può vedere al di là dell’apparenza in una nuova dimensione dove potersi perdere in una città magica.</p>
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		<title>Ad Alba la mostra &#8220;Morandi. L&#8217;essenza del paesaggio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pappacena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Fondazione Ferrero, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e la Regione Piemonte propongono dal 16 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011 la mostra Morandi. L&#8217;essenza del paesaggio. L&#8217;esposizione, allestita ad Alba presso la Fondazione Ferrero, è a cura di Maria Cristina Bandera e presenta più di settanta opere del maestro bolognese, soprattutto dipinti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14775" title="Giorgio Morandi: Paesaggio, 1935-1936, olio su tela. Bologna, Museo Morandi" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/morandi.jpg" alt="" width="130" height="109" />La Fondazione Ferrero, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e la Regione Piemonte propongono dal 16 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011 la mostra <em>Morandi. L&#8217;essenza del paesaggio</em>. L&#8217;esposizione, allestita ad Alba presso la Fondazione Ferrero, è a cura di Maria Cristina Bandera e presenta più di settanta opere del maestro bolognese, soprattutto dipinti su tela e una ristretta scelta di acquerelli.<span id="more-14764"></span></p>
<p>La mostra prende avvio da un primo nucleo di opere degli anni dieci, oli rarissimi e mai sino ad oggi riuniti in numero così elevato, &#8220;paesaggi&#8221; connotati da esperienze formative, ad iniziare da Cézanne, che sfociano in quelli successivi degli anni venti dove l&#8217;esperienza cézanniana si somma a una sintesi derivata dalla conoscenza di Piero della Francesca, meditato sulla monografia di Roberto Longhi del 1927. E, a seguire, quelli degli anni trenta in cui Morandi raggiunge una grandezza autonoma e risultati altissimi.</p>
<p>La sezione successiva è dedicata ai paesaggi severi e spogliati di naturalismo, realizzati negli anni della guerra quando, isolato a Grizzana, Morandi tornò ripetutamente su questo tema, raggiungendo uno dei vertici della sua pittura. Infine, per ripercorrere l&#8217;intero svolgimento dell&#8217;attività dell&#8217;artista, sono previsti i &#8220;cortili di via Fondazza&#8221; degli anni cinquanta e, nuovamente, i paesaggi di Grizzana dei suoi ultimi anni, pervasi da un&#8217;inquietudine moderna, caratterizzati da una scarna essenzialità e dal rarefarsi della pittura, quando ormai il confine tra paesaggio e natura morta si fa labile.</p>
<p>La mostra, posta sotto l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e realizzata con la collaborazione della Fondazione di Studi di Storia dell&#8217;Arte Roberto Longhi di Firenze, è accompagnata da un catalogo a cura di Maria Cristina Bandera, edito da 24 ORE Cultura.</p>
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		<title>Occhi e lune, a Villa Manin di Passariano di Codroipo una mostra dedicata ad Alessandro Papetti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pappacena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14726" title="Alessandro Papetti: Figura nel vento, 2010 olio su tela, cm 205 x 130 collezione privata" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/08/PAPETTI_001.jpg" alt="" width="84" height="130" /><em>Occhi e lune</em> è il titolo della mostra dedicata ad Alessandro Papetti che dal 25 settembre all’ 1 novembre 2010 resterà aperta al pubblico a Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine). In esposizione circa 50 dipinti nei quali l’autore interpreta in chiave contemporanea alcuni temi vicini come sensibilità all’arte di Edvard Munch, dai ritratti ai paesaggi notturni, in una sintonia e continuità ideale motivata dal desiderio di definire l’anima e l’appartenenza.<span id="more-14723"></span></p>
<p>I suoi quadri, sia che si tratti di interni, di officine vuote o di figure, sono caratterizzati dall’incisività del segno distribuito direttamente sulla superficie della tela, senza l’uso di matita o fusaggine. I colori sono freddi e accompagnano le pennellate sempre vigorose e precise. I viola, i bianchi, i verdi, il grigio, il marrone delineano i personaggi e le cose con una forza e uno spirito di osservazione che non vengono mai meno.</p>
<p>Si potrebbe definire una sorta di moderno espressionismo: le figure – ritratti o nudi –, gli animali squartati o le macchine in disuso, immobili; le persone sono in piedi con deformanti prospettive verticali o sedute su una vecchia poltrona. Tutto di queste immagini risponde al precipitare del tempo, lacera il silenzio nel quale si consumano le sofferenze nascoste ed esprime una sensazione di lamento che sembra un grido trattenuto. Le forme, le linee si sfilacciano, il colore si incupisce, tutto suggerisce qualcosa di tragico sempre meno riscattabile dalla pittura. La forza espressiva di queste immagini è appena trattenuta dai limiti e dalle esigenze della comunicazione. Papetti sembra indicare come, al di là di questi limiti, non ci sia che l’urlo, la caduta. Davanti a questo vuoto, davanti a questa immobilità e indifferenza, al pittore non sembra rimanere altro che uno sguardo capace di scavare in profondità nei paesaggi attraverso un metodo d’indagine storico-psicologico che pittoricamente ricorre alla tecnica dello straniamento.<br />
Il disorientamento generale dell’uomo crea un vuoto che però è anche condizione di verità, l’unica premessa possibile per un viaggio tra cose e persone incapaci di comunicare. La ricerca continua di Papetti è lo scavo sofferto nella coscienza al fine di recuperarne dei frammenti costruttivi.</p>
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		<title>Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pappacena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate, Svizzera, dal 9 ottobre 2010 al 10 gennaio 2011 ospita la mostra Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. L&#8217;esposizione, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, si propone di indagare lo svolgimento delle vicende figurative in Canton Ticino tra Quattro e Cinquecento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-14786" title="Bernardino Luini, Storie della Passione di Cristo, affresco, 1529, Lugano, Santa Maria degli Angeli (particolare con la Maddalena ai piedi della Croce)" src="http://www.bitculturali.it/online/wp-content/uploads/2010/09/luini-passione-m.jpg" alt="" width="74" height="111" />La Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate, Svizzera, dal 9 ottobre 2010 al 10 gennaio 2011 ospita la mostra <em>Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini</em>. L&#8217;esposizione, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, si propone di indagare lo svolgimento delle vicende figurative in Canton Ticino tra Quattro e Cinquecento.<span id="more-14779"></span></p>
<p>La pittura locale del tardo Quattrocento è caratterizzata da botteghe che ripetono motivi tardogotici e formule arcaiche (i Seregnesi, Antonio da Tradate). Bramantino, che lascia la tavola con la Fuga in Egitto nel santuario della Madonna del Sasso all&#8217;Orselina, e Bernardino Luini, con il polittico di San Sisinio a Mendrisio e con il tramezzo di Santa Maria degli Angeli a Lugano, rappresentano i due casi più notevoli, ma si ricordano anche, per esempio, il pittore delle Scene della Genesi a Campione d&#8217;Italia, quello dell&#8217;Ultima cena di Ponte Capriasca, il Giampietrino, oltre ad artisti locali di talento, come Bartolomeo da Ponte Tresa, Domenico Pezzi e Giovanni Antonio de Lagaia.</p>
<p>La mostra è un&#8217;occasione per rivedere, a breve distanza dalla chiesa per la quale Luini lo dipinse, un elemento del disperso polittico della chiesa di San Sisinio a Mendrisio. La macchina d&#8217;altare, che si componeva di almeno otto tavole, oltre a una ricca carpenteria, fu infatti venduta e smembrata nel 1796; lo scomparto principale si trova in una collezione privata italiana, i dipinti minori e la predella sono divisi tra diversi musei e collezioni della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.</p>
<p>È anche possibile studiare le reazioni che le rivoluzionarie innovazioni proposte da Leonardo da Vinci suscitarono, stimolando le diverse personalità degli artisti: la via personalissima e indipendente di Bramantino, l&#8217;originale classicismo di Luini, l&#8217;interpretazione accademica del leonardismo da parte del Giampietrino e i tentativi di aggiornamento dei pittori locali. L&#8217;esposizione si conclude con il pezzo centrale del polittico del lodigiano Calisto Piazza eseguito per Santa Maria degli Angeli a Lugano, disperso da secoli e da poco identificato in una collezione privata.</p>
<p>Vengono, inoltre, presentati i risultati delle indagini più recenti sulle personalità di Domenico Pezzi, che ha lasciato la bella pala di San Biagio a Ravecchia, Giovanni Antonio de Lagaia, autore del polittico di Ascona, e il Maestro della cappella Camuzio, recentemente identificato con Bartolomeo da Ponte Tresa, il pittore che firma gli affreschi di Viconago (in provincia di Varese) e riprende diligentemente le invenzioni di Bramantino e di Luini.</p>
<p>Accanto ai dipinti saranno presentate alcune sculture, in legno e in pietra, testimoni anch&#8217;esse degli scambi vivaci che intercorsero tra le terre ticinesi e Milano. Non mancano esempi di oreficeria e altre testimonianze delle «arti congeneri».</p>
<p>La mostra rappresenta anche l&#8217;occasione per svolgere una ricerca sul territorio. Partendo dalla constatazione che molte delle opere rinascimentali del Ticino sono inamovibili perché dipinte su muro o perché le loro condizioni di conservazione non lo permettono, viene, infatti, proposta una serie di itinerari che si snodano attraverso la regione, toccando alcuni tra i suoi siti storico-artistici più notevoli.<br />
Questa doppia anima della mostra viene sottolineata da una pubblicazione in due volumi edita da Officina Libraria: il vero e proprio catalogo e una sorta di guida attraverso i luoghi del Rinascimento ticinese</p>
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