Déco. Arte in Italia 1919 – 1939

Cartolina della mostraRimarrà aperta fino al 28 giugno 2009 a Palazzo Roverella di Rovigo la mostra Déco. Arte in Italia 1919 – 1939.
Inaugurata il 31 gennaio, l’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo ed è curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli.

L’Art Déco, affermatasi negli anni Venti e Trenta e caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira alle geometrie dell’universo della macchina, alle forme prismatiche delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto persuasiva nei propri canoni di eleganza.

Achille Funi: Ritratto di Mario Chiattone, 1924, olio su tela, cm 103x103. Museo Civico di Belle Arti/Collezioni della Città di LuganoLa mostra, articolata in undici sezioni, intende documentare lo svolgersi in Italia di questa temperie artistica che dal decorativismo derivato ancora dall’esperienza liberty di Galileo Chini, di Umberto Brunellechi o di Duilio Cambellotti, passa ad utilizzare le idee formali del Futurismo, come dimostrano le opere di Giacomo Balla, di Fortunato Depero, di Diulgheroff, Fillia. È quindi vero che nel Déco in Italia si possono trovare ad un tempo sollecitazioni classiciste e rappresentazioni del mondo meccanico, attenzione alla sinuosità offerta dai ritmi della danza e ancora la modellazione plastica degli sports. Rientrano, dunque, a pieno titolo in una declinazione di questo gusto anche le opere di Mario Sironi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, Gino Severini, Felice Casorati.

L’esposizione, inoltre, vuole documentare alcuni aspetti esemplari connessi alle arti decorative al fine proprio di offrire le possibili sfaccettature con le quali il gusto déco si presenta in Italia: così accanto alla cartellonistica si è voluto in particolare presentare la produzione dell’architetto milanese Giò Ponti realizzata per l’industria ceramica Richard Ginori, produzione significativamente premiata all’Esposizione di Parigi del 1925, e ancora l’attività di Vittorio Zecchin in bilico tra decorazione pittorica e raffinate produzioni vetrarie.

Accompagna l’esposizione un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale.