A Roma nella mostra “La forma del Rinascimento” in esposizione il “Vento marino” o “Eolo”, opera attribuita a Michelangelo

A Roma, dal 16 giugno al 5 settembre 2010, il Museo Nazionale di Palazzo Venezia ospita la mostra “La forma del Rinascimento”. In esposizione 30 opere, molte delle quali poco note al grande pubblico, che  raccontano gli splendori della scultura rinascimentale. L’importante rassegna, curata da Claudio Strinati e Claudio Crescentini, indaga un tema complesso e poco rappresentato, quello del nuovo linguaggio plastico che scaturisce a cavallo tra ‘400 e ‘500 dal genio di Donatello, Andrea Bregno e Michelangelo.

Nuove ed inedite attribuzioni, soprattutto per quanto riguarda le sezioni dedicate ad Andrea Bregno e Michelangelo, rendono la mostra un evento unico nel suo genere.
Culmine del percorso espositivo è un prezioso altorilievo in marmo attribuito a Michelangelo e mai esposto: “Vento marino” o “Eolo”.
L’opera, già conosciuta dagli addetti ai lavori ma poco studiata, proviene, insieme al Leone reggistemma, dalla chiesa di Santa Maria Maddalena di Capranica Prenestina. L’architetto Cesare Panepuccia, grazie ad uno studio appassionato e scrupoloso, ne ha stabilito l’autografia michelangiolesca.
Il “Vento marino”, attualmente esposto al Museo Diocesano di Palestrina, faceva parte della decorazione scultorea della chiesa di Santa Maria Maddalena, restaurata all’inizio del XVI sec. dal signore del luogo, Giuliano Capranica. L’altorilievo raffigura il profilo di un giovinetto in atto di soffiare venti tempestosi, per tradizione ritenuto Eolo dio dei venti.
Tra le fonti consultate da Panepuccia enorme importanza rivestono le visite pastorali e gli inventari delle opere appartenute alla diocesi, in cui, fin dal primo ‘700, l’altorilievo appare sempre attribuito con certezza a Michelangelo. Lo studioso afferma, inoltre, che il possibile committente del “Vento marino” michelangiolesco vada ricercato tra i signori che, a cavallo della seconda metà del secolo XV e della prima metà del secolo successivo, detenevano la piccola signoria di Capranica Prenestina. Il presunto personaggio di rilievo deve essere individuato, dunque, tra i membri della famiglia Capranica discendenti dei noti cardinali Domenico e Angelo.

La testa del giovane “Vento marino“, in atto di soffiare un fascio ventoso e rivolta di profilo verso destra, è scolpita in altorilievo su un piccolo blocco di marmo. Il capo della mitologica figura greca fuoriesce da una nuvola sinuosa addensata nella parte inferiore e da un fondo lasciato con superficie scabra. I capelli sono scolpiti a larghe ciocche aggrumate e ondeggianti verso la fronte, mentre nella nuca e sul collo i ciuffi seguono le linee girali dei lobi del padiglione dell’orecchio quasi a confondersi con esso.

L’altorilievo tra gli anni 1754 e 1835 , risultava, secondo le visite citate, ancora incassato nel muro sull’architrave interno al portale della sagrestia vecchia nella parete rivolta verso levante  e quindi con il volto girato a settentrione, quasi a voler ricordare i venti che spirano nell’altura di Capranica in direzione di Monte Guadagnolo.
Dunque esso potrebbe raffigurare, secondo Panepuccia, il Vento principale che spira da ovest cioè Zefiro, dolce e benefico particolarmente gradito perché annuncia la primavera e la bella stagione. Tutto ciò potrebbe alludere all’annunzio di un nuovo avvio della ricostruenda chiesa e ristrutturazione del vicino palazzo di famiglia, all’inizio della rinnovata signoria e all’auspicio di un’imminente buona stagione, con un soffio di vento nuovo e favorevole per Giuliano Capranica dopo la perdita della moglie Marta Porcari, per la quale l’artista fiorentino aveva già realizzato il famoso “Cristo risorto” di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Ed è proprio lei che, secondo il Panepuccia, rappresenta le trait d’union tra Michelangelo, Giuliano Capranica e Metello Varj, nipote della stessa Marta Porcari.