Prigionie (in)visibili. Il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Samuel Beckett

A Villa Doria Pamphilj Casa dei Teatri a Roma dal 6 novembre 2013 al 26 gennaio 2014 è in programma la mostra “Prigionie (in)visibili. Il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo”.

L’esposizione, attraverso fotografie, modellini, installazioni scenografiche e interviste, approfondisce  il concetto di prigionia (in)visibile e (in)consapevole che percorre le messe in scena delle opere di Beckett sottolineandone  i cambiamenti e le costanti.

La prima sezione della mostra racconta le messe in scena realizzate all’interno di Istituti penitenziari: nelle prigioni della mente e in quelle fisiche di Beckett si abbattono i muri, come si racconta nella versione “carceraria” di Aspettando Godot del 1957 del San Francisco Actor’s Workshop realizzato nel carcere di San Quentin. Così come nel lavoro di Gianfranco Pedullà nella Casa Circondariale di Arezzo (L’Apocalisse secondo Beckett, 2004) o di Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza di Volterra (Un silenzio straordinario, ispirato a L’Ultimo nastro di Krapp, 2008) fino a Claudio Collovà con i ragazzi del Centro di Giustizia Minorile di Palermo (Eredi, 1998).

Un’altra sezione della mostra mette “in scena” un teatro dal tratto astratto, in cui sono racchiusi i personaggi beckettiani assolutamente inconsapevoli. Tramite l’ausilio di modellini e di foto, l’architettura ermetica di Finale di Partita e i vari gradi di costrizione fisica di Giorni felici o di Commedia. Si attraversano le prigionie fatte di voci infernali che echeggiano dentro la mente, per arrivare alle “prigionie estreme” confinate all’interno dello spazio bidimensionale delle immagini televisive, che culmina nel 1981 con Quad, scritto per la televisione.

L’ultima sezione offre uno spaccato sul dopo Beckett, uno sguardo sull’opera dell’irlandese per mani di altri autori o registi, a partire da Susan Sontag, la quale fu la prima a tuffarsi letteralmente tra le macerie, mettendo in scena Aspettando Godot nel 1993 nella Sarajevo ancora assediata. Dopo di lei, altri seguirono mettendo in scena Beckett in varie situazioni di “disagio” del mondo contemporaneo, tra i quali sono ricordate le messe in scena di Pippo Delbono con Barboni del 1997, la versione in dialetto calabrese U juocu sta’ finisciennu di Giancarlo Cauteruccio del 1998, e ancora per i giovani della  “generazione perduta” Endgame di Makoto Sato del 2006), oppure davanti agli sfollati dell’uragano Katrina a New Orleans (2007), in mezzo alla manifestazione Occupy Wall Street (2011) e persino appena fuori dalla zona d’evacuazione della centrale nucleare di Fukushima (2011).

Share.

Comments are closed.