20 Febbraio 2020
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Al Guggenheim di New York retrospettiva di Alberto Burri

Alberto Burri: Gobbo Bianco, 1953; cm. 100,7x87; Stoffa, olio, segatura, pietra pomice su tela estraflessa (Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri)
Alberto Burri: Gobbo Bianco, 1953; cm. 100,7×87; Stoffa, olio, segatura, pietra pomice su tela estraflessa (Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri)

Il Solomon R. Guggenheim Museum di New York presenta, dal 9 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016, un’importante retrospettiva dedicata ad Alberto Burri.
Esplorando la bellezza e la complessità del processo creativo che sta alla base delle opere di Burri, l’esposizione elegge l’artista italiano a protagonista della scena artistica del secondo dopoguerra, rivedendo la tradizionale letteratura sugli scambi culturali tra Stati Uniti e Europa negli anni ’50 e ‘60. Burri prese le distanze dalle superfici pittoriche e dallo stile gestuale propri sia dell’Espressionismo astratto americano sia dell’Arte informale europea, rimaneggiando pigmenti singolari, materiali umili ed elementi prefabbricati. Anello di transizione tra collage e assemblaggio, Burri raramente ricorreva all’uso della pittura e del pennello, prediligendo la lavorazione della superficie per mezzo di cuciture, combustioni e lacerazioni, per citare alcune delle sue tecniche. Ricorrendo a sacchi di juta strappati e rammendati, tele con gobbe in rilievo e plastiche industriali fuse, le opere di Burri alludono spesso a corpi umani, membrane e ferite, ma lo fanno attraverso un linguaggio totalmente astratto. La qualità tattile del suo lavoro anticipa il Postminimalismo e il movimento artistico femminista degli anni ‘60, mentre i suoi “monocromi materici” rossi, neri e bianchi sfidano i concetti di purezza linguistica e semplificazione delle forme tipici del modernismo formalista americano.

Raggruppando oltre 100 opere, molte delle quali mai esposte al di fuori dei confini italiani, la mostra sottolinea come Burri abbia attenuato la linea di demarcazione tra dipinto e rilievo plastico, creando una nuova poetica di dipinto-oggetto che influenzò direttamente il Neodadaismo, l’Arte Processuale e l’Arte Povera.

La mostra, che ha per titolo Alberto Burri: The Trauma of Painting, è organizzata da Emily Braun, Distinguished Professor presso l’Hunter College e il Graduate Center della City University di New York, Guest Curator del Solomon R. Guggenheim Museum, con il supporto di Megan Fontanella, Associate Curator per le Collezioni e le Provenienze del Solomon R. Guggenheim Museum, e da Carol Stringari, Vice Direttore e Conservatore Capo della Solomon R. Guggenheim Foundation che ha collaborato al catalogo.

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