Correggio e Parmigianino, una grande mostra alle Scuderie del Quirinale

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Correggio, Ritratto di Dama, Olio su tela, 103 x 87.5 cm., San Pietroburgo, The State Hermitage Museum, Photograph © The State Hermitage Museum/Vladimir Terebenin

Correggio, Ritratto di Dama, Olio su tela, 103 x 87.5 cm., San Pietroburgo, The State Hermitage Museum, Photograph © The State Hermitage Museum/Vladimir Terebenin

A Roma è un giorno luminoso, dopo quasi una settimana di pioggia. L’aria è fragrante, ti accarezza delicata, mentre il sole prova i suoi raggi migliori in vista della primavera. È una tipica mattinata da Correggio, penso, mentre recupero le scale che conducono al colle Quirinale per la presentazione della mostra Correggio e Parmigianino.
In qualche salotto del XIX secolo i tipi brillanti solevano usare la parola “corregiosità” per indicare qualcosa che avesse grazia, leggerezza, lieve raffinatezza. Un pò come questo sole che fa da overture all’ingresso delle Scuderie del Quirinale.

Ah, l’artista di Correggio a Roma, ci sarà mai davvero venuto? Si è davvero compromesso con le grandezze di Raffaello e Michelangelo per trarne sicura ispirazione? Chissà, forse sì; i critici ne sono quasi sicuri, io penso che sto qui e tra poco incontrerò uno dei più grandi della storia dell’arte italiana, di certo in città fino al 26 giugno 2016 con questa notevole esposizione.

Sarà possibile ammirare presso le Scuderie del Quirinale non solo Correggio, ma anche Parmigianino, una selezione di grandi capolavori curata da David Ekserdjian proveniente dai più importanti musei del mondo.

Appena entro è lei: Cecilia, nella monumentale rappresentazione del Parmigianino. La Santa è dipinta in modo maestoso su un’anta da organo, con il corpo proteso in avanti e accompagnata da un laureato con in mano un lungo strumento a fiato. La protettrice della musica è di una meravigliosa eleganza nei suoi panneggi arrotolati, incorniciata da due colonne che riprendono il dinamismo curvo dell’abito. Accanto l’altra enorme anta con il David accompagnato da un putto, ancora incorniciato da dinamiche colonne.
Parmigianino lavorò a Parma, Roma e Bologna. Le sue opere testimoniano una pittura vivida, di grande impatto visivo, sofisticata e cristallina, nella quale i protagonisti nei gesti, nelle pose esprimono il gusto dell’artista per una composizione di incomparabile bellezza. Cosa dire del San Rocco dipinto per la basilica di San Petronio a Bologna o la stupefacente Conversione di Saulo, dove si agita sotto il Santo uno dei più bei cavalli della storia della pittura.

Si ritorna a Correggio, pittore indefinibile dalla forte carica emotiva. Nei suoi quadri attributi come  grazia,  dolcezza,  morbidezza, lievità dei volumi si sono formalizzati fino ad identificare uno stile, facendosi termini paradigmatici e di conseguenza linguaggio. Ed eccoci di fronte alla Venere con Mercurio e Cupido detta Educazione di amore, ove si rappresenta una scena di intimità familiare con Mercurio che insegna ad Eros la scrittura. Venere sembra guardare dritto negli occhi lo spettatore, quasi a sottolineare l’intromissione nella scena o ad avvertirci dell’intemperanza di Eros, ma lo fa con eleganza e garbo. Le carni sono candide, morbide, si potrebbero quasi toccare, c’è una forte carica di sensualità che pervade tutta l’opera. O anche il Noli me tangere, dei primi anni 20 del Cinquecento, in cui Cristo e la Maddalena sono immersi in un paesaggio incantevole, silenzioso e musicale insieme. Che forza compositiva in quella diagonale che parte dall’elegante drappeggio dell’abito della Maddalena e continua fino al braccio del Cristo alzato verso l’alto.
Queste sono solo alcune opere della ricca collezione presente, che documenta la produzione di Correggio dagli anni giovanili fino alla maturità.
Tra una sala e l’altra come non sentirsi un pò Stendhal che a proposito di Correggio sosteneva: “Questi quadri visti da lontano danno piacere indipendentemente dal soggetto che rappresentano, avvicinano l’occhio per una sorta d’istinto”.

L’esposizione presenta anche una serie di ritratti. Di grande rilievo la produzione di Parmigianino, rappresentata tra gli altri dalla Schiava turca, che guarda lo spettatore con occhi lievemente maliziosi e sensuali. La fronte alta, la pelle bianca macchiata da un leggero rossore sulle guancia, capelli scuri e ricci che si dividono dal centro del capo fino a posarsi sulla fronte, in testa un copricapo molto elaborato adornato con un prezioso cammeo raffigurante Pegaso, addosso degli eleganti abiti in tessuto blu, con camicetta in teletta di seta, siamo al cospetto di un ritratto complesso, sofisticato, dal nome evocativo anche perché la donna non è una schiava e neppure di origini turche, forse una bellezza astratta e stilizzata.

Oltre ai due grandi maestri la mostra presenta opere di artisti meno celebri, ma di rilevante talento, a dimostrazione che la presenza di Correggio e Parmigianino nella città di Parma ha dato vita ad una vera e propria scuola che contribuì in modo notevole allo sviluppo del Rinascimento italiano.

Diego Pirozzolo

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