Robert Capa in Italia 1943 – 1944 – Mostra a San Gimignano

Benvenuto alle truppe americane a Monreale, 23 luglio 1943, Photograph by Robert Capa. © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National Museum“… qual è la differenza fra un fotografo corrispondente di guerra e un qualsiasi altro soldato in divisa, risponderei che un fotografo di guerra gode di un maggior numero di drink e di belle ragazze..ma a un certo punto del gioco, avendo la possibilità di scegliere, il suo dilemma è se continuare o comportarsi da vigliacco, sapendo che non finirà per questo di fronte al plotone di esecuzione. Il corrispondente di guerra mette in gioco la sua vita con le proprie mani, può puntare la posta su questo o…Sono un giocatore”. E Robert Capa durante il suo lavoro puntava spesso la sua sorte sulla ruota della verità, spinto dall’irrefrenabile desiderio di documentare con la fotografia la guerra, la distruzione, l’umanità compromessa sotto i fuochi delle artiglierie, un mondo che bruciava ma che cercava di resistere, sopravvivere, conquistare la pace.
Sono scatti preziosi, meravigliosi nella loro cruda semplicità, ottenuti muovendosi come un soldato insieme alla prima linea, alla ricerca del miglior punto di osservazione, di un’inquadratura che documentasse non solo l’azione, ma che assurgesse a simbolo di una campagna militare e, in senso lato, dell’orrore della guerra.
Così la foto del soldato ritratto nell’esatto momento in cui veniva colpito diventa l’immagine della guerra di Spagna, o i soldati che si muovono tra le onde sulle rive della Normandia in un grigio sporco e sfumato catturati da Robert Capa sono un inno visivo alla campagna di liberazione alleata.

Dal 5 marzo 2016 Robert Capa torna in Italia a San Gimignano (SI) presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”. Sarà possibile ammirare fotografie che raccontano, a settanta anni di distanza, lo sbarco degli Alleati in Italia. Le immagini provengono dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

Il fotografo arriva in Sicilia nel Luglio del 1943, lanciandosi con un paracadute insieme ad altri soldati. Trascorre la prima notte italiana sull’albero dove è atterrato, finché altri militari, accorgendosi della sua assenza, lo cercano e, dopo averlo trovato, lo aiutano a scendere. Inizia così la sua avventura italiana che lo vedrà unirsi alla Prima Divisione Americana per documentare, come se fosse una missione a cui l’artista è chiamato, gli eventi della campagna d’Italia.
Le immagini mostrano senza retorica  la liberazione di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria, il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli, gli eventi bellici nei dintorni di Montecassino ed altro ancora. Sono scatti forti, ma carichi di umanità, nelle quali sembra che ancora risuoni  il sibilo delle granate, il rumore dei proiettili, le urla di pianto o di gioia, dopo la battaglia, dopo la liberazione.

John Steinbeck, in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa, scrisse di lui: “….sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.
Un fotografo che sfidava la paura, che seppe scommettere su se stesso per documentare, raccontare, testimoniare, finché la ruota della vita non lo consegnò alla storia come un martire di guerra. Robert Capa cadde durante la guerra di Indocina nel 1954, mise il piede su una mina nel tentativo di fotografare una colonna militare che avanzava.

L’esposizione, curata da Beatrix Lengyel, ideata dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest e promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria, dal Comune di San Gimignano, dalla Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con Opera-Gruppo Civita, rimarrà aperta al pubblico fino al 10 luglio 2016.

Diego Pirozzolo