The Art Of The Brick, Nathan Sawaya e le sculture con i Lego

The Art Of The Brick, mostra di Nathan Sawaya
The Art Of The Brick – Nathan Sawaya e una sua opera

Una psicologa al museo

È stata prolungata fino al 25 aprile 2016 la mostra “The Art Of The Brick” di Nathan Sawaya, allestita presso SET – Spazio Eventi Tirso a Roma. Vale decisamente la pena di andarla a vedere.
L’artista è un avvocato che, mosso dall’insoddisfazione del proprio lavoro e dalla necessità di esprimere la propria parte creativa, decide di lasciare la carriera legale per seguire la sua passione. La sua arte è far nascere da piccoli semplici pezzi di Lego dei veri e propri capolavori.
Molte delle creazioni in mostra sono riproduzioni di famose opere architettoniche (il Pantheon), pittoriche (la Gioconda di Leonardo, L’urlo di Munch, Il bacio di Klimt) e sculture (il David di Michelangelo).
Il New York Times l’ha definita una delle dieci mostre più belle al mondo ed effettivamente è strabiliante come l’artista riesca a mettere insieme dei comuni mattoncini Lego per esprimere la sua arte.

L’originale scultore non solo riproduce capolavori artistici, ma inventa e crea forme per esprimere profondi concetti che aiutano a riflettere sulla condizione umana. Stupefacenti in questo senso sono le sue opere monocromatiche in cui esalta aspetti molto intimi dell’essere umano. A partire dalla stessa icona del manifesto, “Yellow“, in cui un uomo si strappa il petto esibendo il proprio interno per mostrarsi all’esterno. Su questo stesso genere vi sono molte creazioni che simboleggiano la necessità dell’uomo di esprimere se stesso. Queste opere rimarcano come l’espressione di sé sia una meta da raggiungere, frutto di un combattimento interno in cui l’individuo cerca una propria realizzazione lottando con schemi, regole ed aspettative, sia esterne che interne.
Una delle opere più rappresentative di questo preciso concetto è “Stepladder“. 4504 pezzi gialli a rappresentare un uomo che scala. Scala cosa? Sé stesso. Il commento al fianco dell’opera “Siamo molto più capaci di ciò che pensiamo” è esattamente ciò che la stessa mostra rappresenta: la capacità di credere nei propri sogni e nelle proprie capacità. La capacità cioè di esprimere quello che in Analisi Transazionale si chiama “Piccolo Professore“, ossia la nostra parte più creativa, intuitiva e geniale.
“Le persone che esprimono di proposito la propria creatività usano il loro Piccolo Professore insieme all’Adulto”, inteso come Stato dell’Io, ossia come insieme di sentimenti ed esperienze correlate ad un sistema di comportamenti appresi durante lo sviluppo. “Adulto e Piccolo Professore formano una buona squadra”, scrivono ancora James e Jongeward nel loro “Nati per vincere“, libro che rimanda allo stesso stimolo.

Nathan Sawaya invita, con il suo stesso lavoro e con le sue frasi proiettate lungo il percorso della mostra, il visitatore a sperimentarsi perché, come simbolicamente afferma, “I sogni si realizzano… un mattoncino alla volta!”

Valentina Carleo
Psicologa Psicoterapeuta