Alphonse Mucha in mostra a Roma al Vittoriano

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Alphonse Mucha, Gismonda, 1894, Litografia a colori, 216x74,2 cm © Mucha Trust 2016

Alphonse Mucha, Gismonda, 1894, Litografia a colori, 216×74,2 cm © Mucha Trust 2016

La voix d’or, divina, osannata, alla quale non si può dir di no. Sarah Bernhardt è ansiosa, capricciosa, alza il livello delle sue pretese, consapevole di essere la più grande attrice del suo tempo, non può accontentarsi. A breve dovrà debuttare in una nuova rappresentazione, Gismonda, e ad una ad una rifiuta le proposte dei vari cartellonisti di Parigi; i manifesti disegnati per lo spettacolo non la soddisfano affatto. Ormai non c’è nessun altro; ma forse “quel Mucha”, l’unico rimasto in città. Gli viene commissionata la realizzazione del cartellone, che prepara in tutta fretta; siamo nel 1894: il risultato è un capolavoro.
La Bernhardt rimane esterrefatta, si ammira in quella posa da nobildonna bizantina, circondata da  decorazioni art nouveau, con la sua mano che sfiora i capelli dorati e gli occhi che contemplano la grande palma sostenuta con grazia tra l’indice ed il pollice dell’altra mano.
Il manifesto appare di una modernità sorprendente; in tutta fretta Sarah chiede di incontrare Mucha nel suo boudoir, lo abbraccia e guardandolo commossa gli dice: “Lei mi ha reso immortale”.

Inizia così la fortuna di Alphonce Mucha, tra gli artisti più celebri dell’Europa a cavallo tra ‘800 e ‘900. Il suo lavoro si compone di immagini di donne seducenti, composizioni e layout tipografici innovativi per manifesti dal forte impatto visivo e dalla grande originalità. Si inaugura un nuovo genere di arte visiva fiorito nella Parigi della Belle Époque e noto come “stile Mucha“, che indicherà non solo manifesti pubblicitari, ma anche tutta una serie di oggetti decorativi, gioielli, allestimenti d’interni che arrederanno e faranno bella mostra nei palazzi del “gran mondo” parigino. Un modo di lavorare che fa largo uso nei suoi disegni di linee morbide, curve, di motivi elaborati ed eleganti. Le opere che nasceranno dal suo estro creativo passeranno alla storia sotto il nome di “Art Nouveau” o “Stile Liberty“. Eppure se qualcuno gli avesse chiesto cosa significasse il termine “Art Nouveau” lui avrebbe risposto con disincanto che “l’arte non può mai essere nuova”, intendendo con ciò l’estraneità dell’arte alle mode del momento, per definizione effimere e passeggere.

A Roma, al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, si può ammirare una selezione dei lavori più significativi di Mucha, oltre 200 tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative, gioielli e bozze preparatorie degli arredi della Boutique Fouquet, che permettono al visitatore di ripercorrere l’intero percorso creativo del massimo esponente dell’Art Nouveau.

I curatori hanno raggruppato le opere in sei sezioni: Un boemo a Parigi; Un creatore di immagini per il grande pubblico; Un cosmopolita; Il mistico; Il patriota; L’artista-filosofo.
Si è cercato di dare ampio risalto a tutte le tematiche oggetto della produzione di Mucha, non solo a quelle più note al grande pubblico, ma anche proponendo lavori caratterizzati da riflessioni filosofiche ed intrise di spiritualità e misticismo, o anche opere  più propriamente politiche dedicate ai popoli slavi.
L’autore credeva nell’universalità dell’arte, nel suo potere di essere un potente mezzo di diffusione al servizio dei popoli. Sognava un mondo migliore dove le minoranze etniche avrebbero potuto vivere senza le minacce delle nazioni più potenti. Auspicava l’unione spirituale non solo dei popoli slavi, ma di tutto il genere umano.
Un autore, dunque, che si discosta dall’idea di “arte per l’arte”, in favore di una consapevole espressione e traduzione delle proprie idee e del proprio credo nelle opere realizzate.

Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale, la prima grande retrospettiva dedicata all’artista ceco Alphonse Mucha è organizzata e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha.
Curata da Tomoko Sato, la mostra apre al pubblico venerdì 15 aprile e potrà essere visitata fino all’ 11 settembre 2016.

Diego Pirozzolo

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