Enrico Baj in mostra ad Aosta

Enrico Baj, 1976, acrilici e collage su tavola, 150 x 260 cmRende omaggio al celebre artista ed intellettuale Enrico Baj la mostra che, dal 10 giugno fino al 9 ottobre 2016, resterà aperta al pubblico presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta.
L’esposizione, dal titolo ” Enrico Baj. L’Invasione degli ultracorpi“, presenta una selezione di circa cinquanta tra le opere più significative dell’artista milanese: pitture, collage, meccani, oggetti tridimensionali tra cui la monumentale installazione Apocalisse, realizzata nel 1979 con teli e sagome in legno, arricchita negli anni successivi da nuovi elementi scenografici che ne mettono in luce l’aspetto teatrale.
Il percorso espositivo è, inoltre, arricchito da materiale didattico e da contributi video-documentari.

Il titolo della mostra cita la celebre pellicola diretta da Don Siegel nel 1956, tratta dal romanzo di fantascienza di Jack Finney, e rimanda a un elemento costante nel pensiero di Enrico Baj: l’ultracorpo, una creatura antropoide capace di spaziare da un microcosmo cellulare a un macrocosmo extra-terrestre.

Enrico Baj (1924-2003) nasce a Milano, frequenta l’Accademia di Brera e contemporaneamente consegue la laurea in Legge. Nel 1951 fonda il Movimento Nucleare e partecipa ai movimenti d’avanguardia italiani e internazionali con mostre, pubblicazioni e manifesti, collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni e gli artisti del gruppo CoBrA. In oltre cinquant’anni di attività, Baj non ha mai cessato di rinnovarsi, sia nelle scelte tematiche, sia nelle tecniche pittoriche e incisorie. Impegnato contro la violenza e l’aggressività del potere, l’artista ha voluto rappresentare le paure dell’uomo dopo Hiroshima con i “quadri nucleari” e con le immagini dei “generali” e delle parate militari. Enrico Baj è stato anche scrittore e critico: autore di libri, ha ideato e curato numerosi manifesti e collaborato a molte riviste e giornali.

La mostra di Aosta, che è accompagnata da un catalogo italiano-francese pubblicato da Silvana Editoriale, è curata da Chiara Gatti, con la collaborazione di Roberta Cerini Baj e della Fondazione Marconi di Milano.