Michou d’Auber, un film di Thomas Gilou – Recensione

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Un'immagine tratta del film Michou d'Auber

Un’immagine tratta del film Michou d’Auber

Il film di Thomas Gilou ripropone i limiti consueti a tanto “cinema per ragazzi”. La sceneggiatura, desunta dalle memorie dello sceneggiatore Messaoud Hattou, adotta un tono affettatamente didascalico e ricattatorio, dove sbrodolature indigeste di buoni sentimenti si mescolano alla denuncia moralistica dei cattivissimi francesi che, negli anni della guerra d’Algeria, simpatizzavano per l’OAS: un fiume di retorica fasulla che, nel finale, comporta una svolta narrativa sin troppo sbrigativa e furbesca. Né la pochezza strutturale del plot trova compenso nel lavoro di messa in scena. Gilou mostra di non possedere un piglio registico personale e si limita a ricostruire in modo inamidato il contesto ambientale in cui cala la sua vicenda (un villaggio del Berry, nei pressi di Chateauroux) ricorrendo a una colorazione convenzionale, di stampo televisivo.

La recitazione di alcuni mostri sacri del cinema transalpino (Gérard Depardieu, Nathalie Baye, Mathieu Amalric) scuote appena la rigidità dell’insieme.

Nicola Rossello

Scheda film
Titolo: Michou d’Auber
Regia: Thomas Gilou
Cast: Gérard Depardieu, Nathalie Baye, Mathieu Almaric, Samy Seghir, Medy Kerouani, Mohamed Fellag, Catherine Hiegel, Philippe Nahon
Durata: 124 minuti
Genere: Commedia
Anno: 2007

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